La Nato cambia il vertice delle sue forze schierate in Afghanistan nel momento del massimo sforzo per cercare di conseguire un successo sui talebani. Mentre a Helmand le truppe anglo-americane stanno cercando di ripulire il confine pachistano dalle basi talebane e in Italia si prepara un maggior impegno in prima linea per i nostri soldati, a Kabul il generale Dan McNeill ha ceduto dopo sedici mesi il comando delle forze alleate al collega e connazionale David McKiernan. Nel lasciare il comando afghano (e anche l’US Army dopo 40 anni di carriera) McNeill si è rammaricato di non aver potuto disporre di un sufficiente numero di reparti da combattimento, aerei ed elicotteri necessari a schiacciare i talebani. Un problema che lascia nelle mani del suo successore. Le forze della Nato hanno raggiunto ufficialmente il numero record di 53.000 unità (dei quali 23.500 americani e 8,500 britannici) ma si tratta di numeri che non tengono conto della rotazione dei reparti e che ben 3.200 statunitensi resteranno nel sud Afghanistan solo fino ad ottobre quando dovrebbero essere rimpiazzati da forze europee che finora nessun Paese ha messo a disposizione.
La guerra del 1991. McKiernan, che come il suo predecessore avrà anche il comando delle forze di Enduring Freedom, è un ufficiale abituato a vincere le guerre con truppe limitate a disposizione: nel 2003 ha guidato l’avanzata da Kuwait City a Baghdad delle forze americane dell’operazione Iraqi Freedom con l’incarico di comandante delle forze terrestri del Central Command. Una carenza di forze della quale non era certo entusiasta, imposta in parte dal segretario alla Difesa Donald Rumsfeld che voleva chiudere in fretta il conto con Saddam Hussein e in parte determinata dal rifiuto di Ankara di consentire l’ingresso delle truppe americane in Iraq da nord. McKiernan seppe comunque gestire al meglio le poche forze a disposizione conquistando in meno di un mese tutto l’Iraq partendo dal Kuwait. Un’azione che ha rafforzato la stima nei suoi confronti da parte del mondo militare ma anche politico dove è considerato un ufficiale in grado di risolvere i problemi.
Il delicato rapporto con gli alleati. Cinquantaquattro anni, 36 dei quali trascorsi in uniforme, McKiernan ha prestato servizio in Corea, Asia e soprattutto in Europa dove ha operato a lungo a nei Balcani (Bosnia, Albania e Kosovo) durante gli anni ‘90, quando prestava servizio presso il Corpo di reazione rapida della Nato e in seguito come capo di stato maggiore della Settima Armata e del Comando USA in Europa.
L’esperienza operativa e di comando in Europa viene considerata da molti osservatori una carta vincente per McKiernan che in Afghanistan dovrà tener insieme le esigenze belliche con le titubanze e i caveat posti da molti alleati europei. Conoscere caratteristiche e sensibilità degli alleati sarà di fondamentale importanza per guidare una coalizione composta da 40 paesi che non sembra ancora in grado di vincere la guerra ai talebani.
- Giovedì 5 Giugno 2008

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