- Tags: accoltellamento, Akihabara, Tokyo, tragedia
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Tragedia, oggi, a Tokyo. Un uomo ha preso a coltellate diverse persone nel centro della capitale, uccidendone sette e ferendone almeno sedici, secondo quanto riferito dai media giapponesi.
L’aggressore si è lanciato con il proprio camion tra la folla, poi ne è sceso con in mano un coltello e ha colpito all’impazzata chiunque gli si trovasse di fronte. L’uomo, dell’apparente età di 25 anni, è stato arrestato. Ha detto di aver compiuto la strage perché era stanco di vivere, secondo un’altra riscostruzione avrebbe perso il lavoro. Tutto è accaduto nel quartiere di Akihabara, vicino alla stazione ferroviaria, secondo quanto riferito dalla tc Nhk che ha mostrato immagini di ambulanze ferme nelle affollate strade della zona, famosa in tutto il mondo per i suoi negozi di elettronica e videogames.
Oggi è il settimo anniversaario di un altro messacro che sconvolse il Giappone: un uomo entrò in una scuola elementare a Osaka e accoltellò a morte otto bambini.
- Domenica 8 Giugno 2008
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Il 19 Giugno 2008 alle 15:04 Diciannove minuti: quando il bullismo uccide » Panorama.it - Libri ha scritto:
[...] “Io per prima sono stata vittima del bullismo, così come è poi capitato ai miei figli. Ed è da sempre che mi chiedo perché non sia stato fatto abbastanza per risolvere questo problema”. Senza troppi giri di parole, ecco spiegato il successo di un romanzo, Diciannove minuti, che negli Stati Uniti ha venduto più di un milione e mezzo di copie. A scriverlo è stata Jodi Picoult, laurea a Pricenton e master in pedagogia ad Harward, sbarcata nelle librerie italiana con l’editore Corbaccio. La sua storia, ambientata a Sterling, nel New Hampshire, racconta la strage compiuta da Peter Houghton, un ragazzo di diciasette anni che, dopo aver ferito a morte diversi studenti, tenta di togliersi la vita. Un plot dinamico e cruento, molto simile alle cronache di questi giorni (l’ultimo episodio del genere è capitato a Tokyo). E i “diciannove minuti” raccontati dalla Picoult sono proprio quelli che saranno fatali alle giovani vittime e al suo carnefice. “Simili fatti di sangue” dice la scrittrice a Panorama.it “continueranno a succedere fintanto che le scuole non capiranno che non possiamo predicare la tolleranza ai nostri figli. Al contrario: dobbiamo tentare di coinvolgerli nella soluzione di ogni problema sforzandoci di persuaderli che essere cattivi significa sempre comportarsi da bullo. E, soprattutto che il non agire è la stessa cosa del bullismo”. La conferma della validità della terapia? Per l’autrice, “quando si chiede ai ragazzi di partecipare ad una qualsiasi conversazione accade quasi sempre qualcosa di significativo: si assumono la responsabilità delle proprie azioni”. Ecco perché “bisogna iniziare dalla famiglia e dall’istruzione: troppi istituti hanno paura di concedere un po’ di potere agli studenti e soprattutto di proporre loro delle soluzioni. E questo è un grosso errore. Quando invece i ragazzi vengono coinvolti, il bullismo diminuisce davvero”. Per la Picoult il fenomeno è tanto grave quanto diffuso e trasversale: “tragedie come queste possono avvenire ovunque, anche in Europa. Recentemente, negli USA, due genitori hanno consegnato il proprio figlio alla polizia, dopo aver trovato nella sua stanza degli appunti per mettere in atto un massacro e, nel suo armadio, materiali per costruire bombe. Informazioni che quel ragazzo ha reperito su internet, a insaputa di suo padre e di suo madre e che avrebbero potuto portare ad una strage se non ci fosse accorti in tempo di quel piano”. L’allerta, quindi, non deve scattare solo nelle grandi metropoli. Al contrario: “Ciò che c’è di pericoloso è che i piccoli centri spesso si considerano immuni da simili tragedie, ma non è vero”. Dopo questo romanzo, che in Italia si appresta a superare le 60.000 copie vendute, la Picoult tornerà in libreria con Maneggiare con cura. La storia - anticipata in esclusiva a Panorama.it - è quella “di una nascita sbagliata. Ha per protagonisti un genitore che denuncia un’ostetrica per non avergli comunicato in tempo che suo figlio sarebbe stato invalido. Un libro” conclude l’autrice “che si occupa di tutte quelle cose che si spezzano nei momenti di stress: ossa, amicizie e famiglie”. [...]
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