E’ stato arrestato il 4 giugno dal Draco, un corpo speciale della Polizia, Davi Liberato de Araújo, 32 anni, il numero due della banda che nella favela del Batan a Rio de Janeiro in Brasile ha sequestrato e torturato per sette ore, ricorrendo anche all’uso di scosse elettriche, una reporter, un fotografo e un autista del giornale locale O Dia. Un caso di cronaca che rischia di scatenare violenti polemiche sull’operato, ritenuto ambiguo, della polizia di Rio. Il leader del gruppo, Odinei Fernando da Silva, è infatti un ispettore di polizia del 22esimo dipartimento di Rio meglio conosciuto come Aguìa ed è ancora a piede libero, come altri suoi compagni.
L’équipe del quotidiano verde-oro stava realizzando un’inchiesta sul ruolo delle forze paramilitari nelle 78 favelas carioca. Il fatto, accaduto lo scorso 14 maggio, è stato comunicato solo qualche giorno fa per dare alla polizia la possibilità di proteggere le vittime e di trovare i responsabili. L’équipe del giornale viveva in favela da due settimane e sembra fosse ben accetto dalla comunità locale. Solo le milizie - oggetto del reportage - evidentemente non hanno gradito. Da qui l’assalto. Mentre i giornalisti si trovavano in un momento di pausa in un piccolo bar della zona, un commando formato da dieci uomini incappucciati li ha sequestrati e condotti in un posto al chiuso, ammanettandoli prima, torturandoli poi.
Milizie killer. Il fenomeno delle milizie è in vorticosa espansione. Gli esperti calcolano che stiano occupando una favela al mese. Scopo originario di questi gruppi, formati spesso da poliziotti in pensione, è quello di riscuotere il pizzo dai commercianti delle favelas, cui in cambio promettono protezione. Ma ormai, secondo molti organi di stampa brasiliani, la loro attività è diventata di fatto concorrenziale con quella dei gruppi di narcos che controllano il racket della prostituzione e della droga. Il Ministero della Giustizia brasiliano ha definito l’episodio “un’intollerabile intimidazione contro la libertà di stampa” mentre il problema della violazione dei diritti umani in Brasile entra da oggi tra le priorità dell’agenda delle Nazioni Unite dopo che il responsabile Onu per l’America Latina ha condannato duramente i metodi, poco trasparenti, con cui la polizia di Rio combatte la violenza e il narcotraffico. Finita sul banco degli imputati a causa della corruzione e del coinvolgimento di alcuni suoi membri nelle attività dei paramilitari, la polizia sta ora cercando di risolvere il caso in tempi brevi, assicurando alla giustizia i responsabili delle torture. Sgominare la banda significa iniziare a ricostruire l’immagine, pesantemente offuscata, del corpo di polizia di Rio.
Il video servizio della Tv Globo
- Lunedì 9 Giugno 2008
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