- Tags: lavoro, sessanta-ore, settimana-lavorativa, ue
- Un commento
Nel 1919 l’Organizzazione internazionale dei lavoratori fissò un orario massimo per il tempo da trascorrere in fabbrica o in ufficio: 48 ore a settimana. Dieci anni fa, le battaglie bertinottiane sulle 35 ore “alla francese”. Sembra passato un secolo: adesso una direttiva Ue alza la soglia limite a 60 ore. Dieci al giorno, da lunedì a sabato. Sino a 65, in casi particolari (ad esempio i medici di guardia).
L’accordo è stato raggiunto nella notte tra lunedì e martedì: i ministri del Lavoro dell’Unione europea riuniti in Lussemburgo hanno raggiunto un accordo sulle deroghe alle regole che non consentono ai lavoratori di lavorare più di 48 ore alla settimana. Il meccanismo che lo rende possibile è già in vigore dal ‘93 in Inghilterra e si chiama opting out: ogni dipendente può concordare liberamente con il datore di lavoro il proprio orario. Non si potranno comunque superare le 60 ore (al massimo 65 se il periodo inattivo dei turni di guardia viene considerato orario di lavoro). Queste norme saranno applicabili solo a quei contratti a tempo determinato, ma non più brevi di dieci settimane.
Sempre nella notte si è trovato un compromesso anche sulle agenzie di lavoro temporaneo stabilendo parità di trattamento per lavoratori temporanei e quelli a tempo indeterminato per quanto riguarda la retribuzione, il congedo e la maternità.
La proposta, presentata dalla presidenza di turno Slovena, ha ricevuto il via libera a maggioranza dai 27 ministri. Un’intesa che è stata raggiunta dopo anni di discussioni, ma dovrà ancora passare al vaglio del Parlamento europeo. Al momento del voto, cinque paesi, Spagna, Belgio, Grecia, Ungheria, Grecia e Cipro, si sono astenuti. Decisivo è stato il cambio di governo in Francia e Italia: Berlusconi e ancor di più Sarkozy hanno fatto della flessibilità lavorativa uno dei loro cavalli di battaglia.
Il commissario Ue agli Affari sociali Vladimir Spidla si è detto soddisfatto:”Abbiamo creato maggiore sicurezza e migliori condizioni per i lavoratori, pur mantenendo la flessibilità di cui l’industria ha bisogno”. Il sottosegretario al Welfare Francesca Martini che ha partecipato per l’Italia ha voluto rimarcare il voto favorevole: “Ha permesso il raggiungimento di un accordo su un tema in discussione da sei anni” e ha poi ricordato che “la legislazione italiana è comunque più avanzata delle due direttive”.
Critiche alle nuove norme arrivano invece dalla Spagna: “Sarebbe un passo indietro sociale” ha detto il ministro del lavoro di Zapatero, Celestino Corbacho “bisogna assicurarsi che la scelta del lavoratore sia volontaria e non imposta”.
- Martedì 10 Giugno 2008
IL MONDO CHE SARÀ
LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
IL MONDO IN CLASSIFICA
STORIE DAL MONDO
OGGI AVVENNE
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
STATI UNITI, FRANCIA, EGITTO, RUSSIA
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
GUARDA IL VIDEO
VAI ALLO SPECIALE
I FATTI PIÙ IMPORTANTI DEL 2011
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 11 Giugno 2008 alle 22:20 Ritorno al passato… il lavoro da oggi al… 1890. « Un po’ di mondo ha scritto:
[...] Leggo in questi giorni che i ministri dei 27 paesi europei hanno alzato la soglia massima della settimana lavorativa, su base volontaria, da 48 a 60 ore (e in alcuni casi a 65 ore) cancellando, non solo le battaglie per le 35 ore dei decenni scorsi, ma anche il limite massimo di 48 ore fissato nel 1919 dall’Organizzazione internazionale dei lavoratori. Potete leggere in merito, un articolo apparso su Panorama.it il 10 Giugno e un editoriale molto interessante pubblicato dal quotidiano spagnolo El Pais il giorno successivo. Mentre i cittadini del vecchio continente sono incantati dal campionato pallonaro europeo del 2008 i governanti varano una norma che potrebbe azzerare quasi 100 anni di conquiste dei lavoratori e che, come dichiarato dal ministro del lavoro spagnolo, “Sarebbe un passo indietro sociale, [...] bisogna assicurarsi che la scelta del lavoratore sia volontaria e non imposta” Celestino Corbacho tratto dall’articolo di Panorama.it del 10 giugno di Emanuele Rossi. [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.