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Mentre in Italia si fa più serrato il dibattito politico sulla “maggiore flessibilità” che il governo vuole attribuire alle truppe schierate in Afghanistan, continua l’escalation delle azione talebane nel settore occidentale affidato al comando italiano. Dai rapporti forniti dai comandi afghano e statunitense emerge che dal 15 maggio, quando un kamikaze si fece esplodere in un mercato di Delaram uccidendo sedici persone (4 erano poliziotti) e ferendone altre 28, in tutto l’ovest i combattimenti non sono mai cessati.
Dal soldato lituano ucciso a Chagcharan il 22 maggio alle armi ritrovate dagli italiani a Shindand, un’area infestata dai talebani a sud di Herat, agli otto civili morti il 27 maggio a Farah nell’esplosione di un ordigno stradale piazzato dai talebani e destinato a colpire un mezzo militare. Alla fine di maggio le forze americane e afghane hanno scatenato l’Operazione “Bazar di spade” per sgominare le forze talebane nei distretti di Bakwa, Bala Buluk, Delaram e-Kakh-i-Sefid che confinano con la provincia calda di Helmand assegnata alle truppe britanniche. Almeno un centinaio i caduti tra i talebani, come hanno confermato fonti militari afghane, mentre gli americani hanno registrato due caduti tra i reparti dell’operazione Enduring Freedom che affiancano le truppe di Kabul.
La Nato ha preso parte alla battaglia con incursioni aeree ma le truppe italiane non avrebbero partecipato agli scontri, almeno secondo le fonti della Difesa che peraltro continuano a riferire solo notizie “umanitarie” riguardanti aiuti forniti alla popolazione ignorando completamente l’escalation delle violenze in atto nell’area sotto il nostro comando. Dopo gli scontri a Farah il 2 giugno si è infiammata anche la provincia di Badghis mal presidiata da scarse truppe tedesche e spagnole, dove forze afghane hanno ucciso in battaglia un numero imprecisato di talebani. Nelle ultime settimane tutte e quattro le province sotto comando italiano sono state interessate da scontri con le milizie talebane che da sud penetrano in quest’area grande come il Nord Italia ma scarsamente presidiata dalle forze alleate: appena 2.600 soldati della Nato e altrettanti afghani.
L’abrogazione dei caveat e regole d’ingaggio più flessibili potrebbero consentire anche gli italiani di fornire un contributo al contenimento delle incursioni talebane impiegando al meglio le forze d’élite schierate in Afghanistan Occidentale: elicotteri da attacco Mangusta, fanti aeromobili della brigata Friuli e forze speciali della Task Force 45.
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- Giovedì 12 Giugno 2008

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