A due settimane dal secondo turno delle presidenziali in programma il 27 giugno, lo Zimbabwe torna a sprofondare nella violenza e nel terrore. Su sfondo di crisi economica gravissima, il nuovo giro di vite imposto dal presidente uscente Robert Mugabe per sconfiggere il suo rivale, Morgan Tsvangirai, sta gettando nello sconforto una comunità internazionale ormai scettica sulla possibilità di assistere a una sfida elettorale libera e trasparente. Dopo aver sconfitto Mugabe al primo turno il 29 marzo scorso, il leader dell’opposizione e i suoi sostenitori sono oggetti di continue persecuzioni. Secondo la BBC, l’esercito sarebbe direttamente implicato nell’ondata repressiva che sta favorendo la rielezione del dittatore zimbabweiano. A sua volta, l’organizzazione per la difesa dei diritti umani, Human Rights Watch, ha denunciato nel suo ultimo rapporto “una campagna di violenze e di intimidazione diretta dal governo contro il Movimento per il cambiamento democratico (MDC, il partito di Tsvangirai, ndrl), il che ha annientato le chance di uno scrutinio libero per il 27 giugno”.
Dal suo ritorno in Zimbabwe il 24 maggio scorso, Tsvangirari è stato per ben tre volte arrestato e poi rilasciato dalle forze dell’ordine con l’accusa di minacciare la sicurezza del paese. Ieri è stato la volta del segretario generale del MDC, Tendai Biti, il quale dopo essere sbarcato all’aeroporto di Harare è stato portato via dalla polizia e messo in carcere per aver proclamato la vittoria dell’opposizione alle legislative del 29 marzo primadella diffusione dei risultati ufficiali. Secondo Morgan Tsvangirai, da quella data sarebbero stati uccisi 66 militanti del suo partito, ai quali si sommano altri 200 dispersi e più di 3.000 persone ricoverate in ospedale dopo aver subito agressioni fisiche.
La caccia alle streghe non ha risparmiato nemmeno le ong, intimate da Mugabe di sospendere le loro attività perché sospettate di intromettersi “negli affari interni” dello Zimbabwe. La decisione del presidente-dittatore ha mandato su tutte le furie il responsabile Onu degli Affari umanitari, John Holmes che, davanti al Consiglio di sicurezza, ha definito la situazione nel paese africano di “molto preoccupante”. Secondo Holmes, circa un terzo della popolazione zimbabweiana è totalmente dipendente dalla macchina umanitaria e che l’espulsione delle ong dallo Zimbabwe mettono a rischio la loro sopravvivenza. Ma Mugabe non sembra avere cura del destino dei suoi cittadini. Anzi, gli Stati Uniti lo accusano ormai di utilizzare gli aiuti alimentari come “arma” elettorale per sfamare gli oppositori.
Intanto, oggi 40 leader del continente africano, tra cui l’ex Segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan e i Premi Nobel per la pace Desmond Tutu e Wangari Maathai, hanno lanciato un appello per esprimere “profonde preoccupazioni sulle notizie di intimidazioni, vessazioni e violenze. Come africani” sostengono, “consideriamo cruciali le prossime elezioni. Sappiamo dell’attenzione del mondo. Ma soprattutto sappiamo del desiderio di tantissimi africani per uno Zimbabwe stabile, democratico e pacifico”. L’unico a non volerlo è Mugabe.
Oppositore di lungo corso di Robert Mugabe, attivista dei diritti umani ed ex leader del potente Congresso dei Sindacati, Morgan Tsvangirai, 56 anni, è¨ l’uomo nuovo dello Zimbabwe
- Venerdì 13 Giugno 2008

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