I no hanno vinto a Dublino. Le previsioni della vigilia sono state rispettate. Hanno prevalso gli euroscettici. Nell’Isola Verde hanno vinto le paure delle nuove sfide globali. Per l’Europa è un altro stop nella strada dell’integrazione. Una fortissima frenata. “Il risultato del referendum butta sale sulle ferite europee. Per l’Europa è un colpo molto duro, tanto più in questo momento in cui il continente attraversa una fase di difficoltà, caratterizzata dalla crisi economica e dalle incertezze politiche”. Yves Meny, politologo francese, direttore dell’Istituto Europeo di Firenze, lascia poco margine alle speranze nel commentare l’esito della consultazione elettorale irlandese sul Trattato di Lisbona.
Problema giuridico. Non entusiasta dell’accordo raggiunto nella città lusitana, Meny non è certo contento del voto di Dublino. “Bruxelles adesso ha una nuova, doppia, prova da affrontare: cercare di salvare il Trattato dal punto di vista giuridico, invitando l’Irlanda a riconvocare un referendum tra qualche mese. Ricordo che l’intesa deve essere ratificata da tutti gli stati membri e il Si irlandese è obbligatorio. Ma – prosegue il politologo francese – questo potrebbe anche non essere sufficiente per salvare il Trattato. Ci saranno, infatti, grandi problemi dal punto di vista politico. Ed è questa la seconda sfida che dovrà affrontare l’Europa. Il No di oggi rafforzerà infatti il fronte degli oppositori in paesi già molto scettici, come la Gran Bretagna e la Repubblica Ceka”.
Problema politico. Meny intravvede un pericolo: se Bruxelles proseguirà sulla strada dell’approvazione a tutti i costi potrebbe fare aumentare i malumori di larghe fasce dell’opinione pubblica del Vecchio Continente che vedono come una minaccia contro “L’Europa dei Popoli” ogni mossa dei politici e dei burocrati di Bruxelles.
Si, perché il malato non è grave, ma non sta certo bene. Il docente universitario francese giudica molto fragile lo stato di salute dell’integrazione europea. “Una crisi continua su cui si innestano altri fattori di crisi. Il tema è, dal mio punto di vista: quale è il livello di difficoltà che può sopportare l’Europa ?”. Una ricetta deve essere trovata in fretta. Il Trattato di Lisbona ha pregi e difetti, luci e ombre, ma almeno un merito, secondo Meny, l’aveva: prevedeva dei meccanismi di funzionamento dell’Europa a 27 che altrimenti, rischia di rimanere bloccata nell’empasse.
Elezioni 2009. L’occasione per individuare la medicina potrebbero essere le prossime elezioni europee del 2009. “Si tratta di trasformare quella campagna elettorale in una grande occasione di discussione sul futuro europeo. Cinque anni fa, l’accordo sulla Costituzione Europea venne raggiunto 15 giorni dopo le elezioni per il Parlamento di Strasburgo. Dopo, ripeto, e non prima, quando gli elettori ne avrebbe potuto discutere. Bene, proprio questo atteggiamento – sono convinto – ha provocato poi la vendetta francese, che bocciò la Costituzione attraverso il referendum convocato dal Presidente Chirac”. Per Meny, quindi, la strada per l’Europa è veramente in salita. I circa 2 milioni irlandesi che si sono recati alle urne hanno lanciato a Bruxelles un segnale molto forte. Ora, tutti i governi europei, il Parlamento di Strasburgo e la Commissione presieduta da Josè Manuel Barroso dovranno trovare una risposta adeguata. Saranno in grado di farlo?
Visualizzazione ingrandita della mappa
- Venerdì 13 Giugno 2008

Bangladesh, incendio in baraccopoli
Pakistan, il lago sull’Hunza che minaccia migliaia di persone
Governo senza donne a Kiev: la protesta rosa
REPORTAGE - La giornata della rabbia palestinese
Irlandesi in verde per la festa di San Patrizio
Thailandia, le Camicie rosse ora protestano col sangue
Grecia, sciopero generale e scontri ad Atene
Shock in USA per Jihad Jane, terrorista americana
Francia: scoppia la coppia Carla Bruni-Sarkozy?
51o della anniversario rivolta di Lhasa, i tibetani non si arrendono
Le foto più belle, settimana dopo settimana
L’Iraq si prepara al voto: sfida per le forze di sicurezza
Indonesia, proteste anti governative: Jakarta messa a ferro e fuoco
Il terremoto in Cile
Sparatoria in metró Pentagono, morto aggressore
Non si convertono all’Islam: decapitati dai Talebani. Proteste dei sikh indiani
Madeira devastata, almeno 42 morti
India, studente separatista si dà fuoco per protesta
Il Kosovo festeggia il secondo anno di indipendenza dalla Serbia
Obama riceve il Dalai Lama. E la Cina protesta
LE FOTO dalle OLIMPIADI INVERNALI di Vancouver
Anniversario della Rivoluzione iraniana: le immagini
Mumbai, l’ira nazionalista hindu contro My name is Khan
World Press Photo 2010: le foto premiate
TUTTE LE FOTO SUL TERREMOTO DI HAITI
India, la spettacolare Festa della Repubblica
Un anno di Obama nelle foto di Pete Souza
Fotostoria - Sarah Palin, da reginetta di bellezza a idolo delle masse conservatrici americane
Le donne dei narcos sudamericani



Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 13 Giugno 2008 alle 17:01 nhico ha scritto:
Questo è l’effetto Prodi. Il suo allargamento non graduale a così tanti paesi ha portato ad un veloce depauperamento di tutti quei valori fondanti che stavano all’origine dell’Unione europea. L’altra castroneria è stata, sempre sotto la sua buia presidenza, quella di tagliere a ciascun europeo e alla stessa Unione la sua radice cristiana. Ora uscire da questo tunnel è davvero difficile.
Il 13 Giugno 2008 alle 22:45 linux747 ha scritto:
Evvviva l’Irlanda libbbera !!! ……….
Viva i giakobini, viva il libero commercio, viva i padroni, viva il merkato senza regole.
Liquidare la U.E. - UNIONE DELLE REPUBBBLjKE SOCjALISTE SOVjETIKE OCCCjDENTALI NAZZZI-KATTTO-BOLSCjEVIKE, scjogliere il govjerno fantocccjo dei burosauri di Bruksellles.
Il 13 Giugno 2008 alle 23:34 audaresemper ha scritto:
linux747
Gli unici che ci guadagnano da questo voto sono gli ambienti finanziari anglo-americani, che potranno continuare fare i propri porci comodi, senza un’ altra potenza politica che possa contrastarli. Grazie a gente come te e come gli Irlandesi, gli americani gioiscono.
Il 14 Giugno 2008 alle 10:00 Corrado Buccieri ha scritto:
Ero ottimista…..ma adesso sono più convinto che
l’Europa resterà solo come riferimento geografico..
ma come Stati Uniti……mai.
Il 15 Giugno 2008 alle 0:44 linux747 ha scritto:
La parola d’ordine è una sola Kategorika e impegnativa per tutti:
1)fare un’Europa dei popoli e non degli Stati.
2) abbbatttere il Govjerno Fantoccjo dell’Unjone delle Repubbbljke Socjaliste Sovjetike NAZZZI-KATTTO-BOLSCjEVIKE dell’Europa Occjdentale.
3) Potere ai Kapitalisti, libero merkato senza regole.
4) Viva il LIBBBERO REGNO UNITO DI GRAN BRETAGNA E IRLANDA DEL NORD, VIVA GLI STATI UNITI D’AMERICA.
Il 15 Giugno 2008 alle 8:38 laofa ha scritto:
Nei commenti alla decisione di Dublino di non ratificare il Trattato Europeo la stampa evita (non c’è da meravigliarsi)di parlare chiaramente dei motivi che hanno indotto l’Irlanda a questa azione, ritenendola semplicemente susseguente alle “paure delle nuove sfide globali”.
Intanto, occorre rilevare che c’è globalizzazione e globalizzazione. Un conto è quella intesa come fenomeno moralmente neutro, riconducibile al servizio utile della persona umana, della solidarietà e del bene comune riducendo o eliminando la possibilità di conflitti (globalizzazione “aperta”: quella auspicata dal Ministro Tremonti). Un conto è la globalizzazioneche si sta cercando nella realtà di imporre al mondo, la quale mette al primo postogli interessi economici del capitalismo selvaggio (Vedere “Popoli di Seattle” del Millennium Round e WTO) e per la quale il potere sui destini del mondo è voluto nelle mani di un numero ristretto di multinazionali che per realizzarla sta perseguendo indefessamente, tramite le grandi agenzie internazionali (ONU, UE, OMS) la diffusione del “pensiero debole” e del relativismo etico, adatto allagià programmata società futura del consumismo senza limiti, retta da sistemi ideologici antitetici rispetto alla morale naturale e cristiana e perseguente la spinta alle pratiche di denatalizzazione e di ingegneria sociale (aborto libero, sessualizzazione della società, “costruzione” dell’individuo androgino previsto dall’ “ideologia di genere” prefigurata come alla base del “nuovo ordine mondiale” secondo i dettami delle Conferenze del Cairo e di Pechino).
Ciò che si sta cercando di imporre veicolandole attraverso la cultura “progressista” e all’ombra del “politicamente corretto” appoggiato dai media è la diffusione di ideologie di derivazione engeliana, neo-malthusiana e liberista, ormai talmente radicate che la percezione del pericolo stenta ad apparire evidente e allora ben vengano gli schiaffi sonori (vedi l’opposizione di Dublino) alla lobby che governa l’UE se ciò dovesse garantire la sopravvivenza dell’Europa così come l’avevano ideata i Padri Fondatori.
Abbiamo già avuto due tipi di società “chiuse”: quelle promosse dal Nazismo e dal Comunismo e abbiamo visto i risultati che hanno prodotto. Siamo ben avviati su una terza via altotalitarismo somigliante a quelle due, dove questa volta la classe autoelettasi guida dell’umanità (e manovrante ONU e UE) si avvale del femminismo per propagare l’ “ideologia di genere” affermante che la differenza sessuale non si fonda sulla natura,legata cioè al sesso, ma sul tipo di educazione ricevuta, altrimenti i comportamenti di maschi e femmine sarebberouguali. Tale teoria è stata sputtanata da decine di studi, test ed esperimenti di durata anche ventennale ma è rieuscita a mantenere intatta la sua farneticante dottrina con l’appoggio dei partiti “progressisti” europei ed americani e, appunto, delle agenzie internazionali, all’ombra di organismi economici applicanti senza contrasto politiche planetarie di ispirazione ultra-liberale, come l’FMI (Fondo Monetario Internazionale) e l’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio, o WTO).
Le ideologie di genere prevedono (proprio come ai tempi del comunismo sovietico) lapianificazione di una nomenklatura “illuminata” espressa da lobbies come l’IPPF (International Planned Parenthood Federation) impegnata a promuovere con giganteschi fondi a disposizione ad essa garantiti violentissime campagne abortive e di sterilizzazione di massa in tutto il mondo, o come l’ILGA (Associazione Internazionale Gay e Lesbiche), un’ONG che gode di status consultivo presso il Consiglio d’Europa ed è accreditata presso la Commissione Europea da cui è parzialmente finanziata.
La diffusione dell’ideologia di genere (gender) imposta dall’UE (cosa non gradita all’Irlanda) si basa sull’attivismo del femminismo antagonista appoggiato dall’ONU, dalla stampa di regime e da un esercito di cosiddetti intellettuali progressisti impegnati sui media (specie in TV) ad attuare un lavaggio del cervello sistematico dei cittadini, bollando di “clericalista retrogado asservito al Vaticano” tutti coloro che hanno il coraggio di disapprovare pubblicamente questo stato di cose, come ha fatto l’Irlanda.
Niente meglio delle parole di Alessandra Nucci (ex femminista, autrice de “La donna a una dimensione”) riesce ad essere più chiaramente sintetico ed esauriente su che cosa stia accadendo nel mondo occidentale nella distrazione generale volutamente creata.
“L’ideologia di genere che le burocrazie e leagenzie internazionali legate alle Nazioni Unite stanno tentando di imporre in ogni sede è alla base del tentativo femminista (quale strumento delle lobby che dirigono ONU, UE e OMS) di imporre un condizionamento sulle donne colpretesto di renderleuguali agli uomini, orientandone (manipolandone) i gusti con le pressioni culturali e l’educazione, nell’illusione di riuscire a creare una nuova natura umana, libera di scegliere fra orientamenti sessuali diversi e, soprattutto, libera di non riprodursi. Ciò comporta l’incoraggiamento di nuovi stereotipi, inculcati con l’educazione e a scuola e con le immagini dei media, in cui la donna è conformata a un modello per il quale la carriera e il lavoro fuori casa non sono una scelta, ma l’esigenza unica per realizzarsi nella vita: l’uomo non è più tanto da eguagliare quanto da soppiantare e la maternità diventa un’opzione residuale di second’ordine. La meta a cui puntano i movimenti femministi è un via libera planetario alla diffusione delle pratiche di pianificazione familiare (definita dalla NUcci IMPERIALISMO CONTRACCETTIVO) alla banalizzazione della promiscuità sessuale, all’universalizzazione dell’aborto libero e gratuito, a una RIDEFINIZIONE DELLA NATURA UMANA che annulli la famiglia annegandola nelmare dei generi intercambiabili: tutte cose che vanno nella direzione della dissoluzione della famiglia monogamica auspicata da Friedrich Engels e da schiere di socialisti prima di lui.”
Questo è il motivo principale della coraggiosa scelta dell’Irlanda, non ancora plagiata dalle spinte al relativismo etico e anticristiano: non accettare l’imposizione di un taletipo di modello sociale che tende chiaramente a sovvertire costumi e tradizioni sentite e condivise e perciò considerate sacre e non profanabili.
La Nucci prosegue: “Le ragazze oggi non riescono neppure a immaginare che possa esistere un modello di donna diverso da quello imposto dalla mentalità dominante e non si tratta della spontanea diffusione di una mentalità MA DI UN PROGETTO BEN PRECISO che ha al proprio servizio le agenzie internazionali ONU e UE. Basti pensare al Comitato di monitoraggio per l’applicazione del Trattato CEDAV (Trattato delle Nazioni Unite sulle pari opportunità). Esso svolge un’opera attivissima e pressochè ignota, ma efficacissima: CHI PUO’ ANDARE AD OPPORSI A UN’AGENZIA ONU CHE ACCUSI UNO STATO DI DISCRIMINARE LE DONNE?
E così si sviluppa uno Stato-balia planetario che dolcemente ci abbraccia per dirci come dobbiamo pensare: secondo una linea che lega il femminismo non alla difesa delle donne ma AL CONTROLLO DELLE NASCITE. Tutta la cosiddetta LIBERAZIONE DELLA DONNA si traduce allafine in questo: NELLA ‘LIBERAZIONE’ DALLA MATERNITA’, ossia nel suo RIFIUTO, PRIMA CULTURALE (l’idea tenacemente promossa che la maternità sua una sorta di HANDICAP) e poi pratico. Dove le origini del rifiuto della maternità sono da ricercare in un certo ambientalismo che considera l’uomo non lo scopo della creazione, ma il suo nemico. Che rifiuta l’idea dell’uomo dotato di ragione e libertà, per farne un semplice prodotto dell’evoluzione alla quale gli uomini si debbono sottomettere.”
Basti pensare al Premio Nobel concesso ad Al Gore (sostenitore della Dea-Madre/Gaia messa in pericolo dal parassita uomo) ed agli ecocatastrofisti dell’IPCC, per capire come sia diramata e potente la lobby che sta imponendo tutto ciò su scala planetaria.
Questoè il discorso che giornali e tv dovrebbero cominciare finalmente a raccontare, abbattendo il muro paralizzante del “politicamente corretto” per chiarire ai cittadini ignari la mostruosità che sta loro crescendo attorno che siè già resa respondabile (in Italia come nel resto dell’Occidente) di una disgregazione senza precedenti del tessuto connettivo della società civile.
L’attacco ultralaicista imposto da una casta autoelettasi guida dei destini dell’umanità e che promuove l’ideologia è diretto controtuttociò che contrasta l’avvento delnuovo ordine mondiale, in primis contro la famiglia eterosessuale (elemento portante della società) e contro il cristianesimo,perchè tradizionaleportatore di principi etici e quindi ostacolo importante sulla via della costruzione dell’individuo ermafrodita (ecco perchè l’Europa non ha voluto inserire nel suo Statuto il riferimento alle sue radici cristiane).
Contro quest’imposizione a rinnegare le radici tradizionali, millenarie, basate sulla famiglia si è ribellata l’Irlanda quale Paese cattolico preso di mira (c’è pure la Polonia) dalla lobby al potere alla Commissione Europea che cerca solo di imporre i suoi diktat per conseguire mete già programmate.
In un articolo di Roberto Mattei (su “Corrispondenza Romana”) sono descritti alcuni dei motivi del perchè ci sia avversione (diffusa) ad un certotipo di integrazione europea.
“Che cosa avrebbero detto i padri fondatori dell’Europa se avessero immaginato che l’UE avrebbe un giorno preteso di imporre ad uno dei suoi Stati membri la pratica e l’iscrizione dell’aborto nelle sue leggi nazionali? Eppure questo è accaduto a Strasburgo con la sentenza del 20 marzo della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che ha condannato la Polonia a emendare la propria legge, giudicata troppo restrittiva…Costringendo la Polonia ad adeguarsi ai costumi e alleleggi europee in materia di aborto, la Corte Europea viola in un sol colpo il diritto alla vita e alla sovranità della nazione polacca…Le lobby incalzano le istituzioni che intervengono a loro volta sugli Stati con risoluzioni e raccomandazioni rivolte ai Governi e Parlamenti. Chi non si adegua viene screditato dai mass media e denunciato come inadempiente sul fronte dei rapporti e dei trattati internazionali. In questa prospettiva, il 18 giugno 2006, il Parlamento Europeo ha invitato i governi degli Stati membri e dei Paesi candidati a introdurre nelle loro legislature aborto e matrimonio omosessuale, sferrando un duro attacco all’amministrazione Bush per avere negato i suoi finanziamenti alle ONG abortiste e invitando la Commissione a ‘colmare la lacuna di bilancio provocata dall’attuazione di tale politica’ ”
Viene inoltre rilevato, nello stsso articolo che il Presidente Marek Jurek abbia vigorosamente protestato contro la sentenza, ricordando che alla vigilia dell’adesione alla UE, il Parlamento polacco votò a larghissima maggioranza una risoluzione in cui si respingeva ogni pretesa dell’Europa di stravolgere le legislazioni nazionali in tema di vita, di famiglia e di educazione.
Come rilevato da Stefano Caredda (su http://www.korazym.org - 19/4/04) il Parlamento Europeo approva annualmente il “Rapporto su diritti fondamentali dell’Unione Europea”. Gli argomenti ufficiali, tradotti dal “burocratichese” suonano sempre come:
“libertà di aborto”; legalizzazione dell’eutanasia”; “riconoscimento delle coppie di fatto, anche omosessuali” e così via.
Contro queste tendenze si sono registrati tentativi di opposizione, come i voti del Partito Popolare Europeo nel 1994 (appoggiato allora anche dai Laburisti, contrari ad allentare pure la repressione su droghe e tossicodipendenza come richiesto)che riuscirono a contrastare il rapporto della verde Alima Boumediede Thiery richiedente anche di migliorare le normative su eutanasia e aborto con ampia legalizzazione, sollecitando il riconoscimento formale e materiale delle coppie omosessuali e trattando anche di adozioni in materia.”
“Tutto ciò tradisce l’adesione ad una ideologia che in nome della libertà personale ha deciso di mettere da parte i veri diritti fondamentali dell’uomo (ed ecco le spinte all’aborto e all’eutanasia) o di attaccare le fondamenta della società europea (ed ecco il riconoscimento dei cosiddetto matrimoni gay). Che si possa essere convintamente e ‘laicamente’ contrari ad gni forma di aborto ed eutanasia, senza per questo essere succubi di chissà quale forma di oscurantismo religioso, non è una possibilità ancora giunta alle orecchie e al cervello di molti (troppi) personaggi politici, impegnati a loro dire nella difesa di una ‘laicità’ …e di un ‘diritto all’aborto’ che è semplicemente un falso giuriico…”
Non è detto che altre nazioni oltre l’Irlanda, soprattutto a maggioranza cattolica,perseguitate violentemente da un Commissione Europea che vuole imporre le ideologie di genere ad ogni costo, non ne seguano l’esempio (il problema, naturalmente,non si pone per la Spagna zapateriana, per le nazioni del socialfemminismo scandinavo, non lo sarebbe per l’Italia se ci fosse ancora Prodi, e per la Germania di Merkel che promuove a tutto spiano la sessualizzazione dei bambini e dei ragazzi sin dagli asili nido con pianificazione costosa ed efficiente e programmi appositi studiati nelle università: non per niente la Germania si è opposta al ritorno all’insegnamento separato per maschi e femmine nelle scuole, dopo che in varie nazioni, fra cui GB, USA, Italia, Nuova Zelanda e molte altre si è cominciato finalmente a studiare la ragione di certe disfunzioni e difficoltà legate al mondo giovanile (soprattiutto fra i maschi). Una educazione con classi miste porta infatti meglio ad amplificare gli effetti dirompenti di una ideologia che vuole creare l’individuo androgino del futuro.
Il risultato di tutto questo agire delle lobby che dominano le società occidentali (all’insaputa dei più e alla faccia delle regole democratiche) sarebbe ormai sotto gli occhi di tutti se si facesse uno sforzo per focalizzare l’attenzione, contrastando l’azione fuorviante dei media abilmente impegnati a mostrare solo l’aspetto di comodo. Le famiglie vengono distrutte da una forza (anche giuridica) disgregante e diseducativa (soprattutto contro i valori maschili e la famiglia cosiddetta “patriarcale”) in un sistema che ormai impone una dittatura statale nel campo della vita sociale, generando scompensi educativi enormi e danni esistenziali probabilmente irrecuperabili a breve termine anche mutando ora la tendenza e i metodi educativi.
Intanto, indefessamente spingendo a suon di milioni di euro sulla via dell’imposizione delle ideologie di genere a tutto il mondo, all’insaputa dei più e all’ombra delle agenzie internazionali accade di tutto pur di far affermare la deriva etica ultralaicistica e di abbattere ogni remora morale ed etica ed imporre un nuovo ordine mondiale totalitario.
Tanto per informare chi sente di queste cose per la prima volta, ecco una serie di iniziative “umanitarie” promosse dall’ONU:
Per attaccare in ogni modo la religione cristiana si promuove ogni culto, cercando per esempio di rendere il vudù moralmente accettato senza badare agli effetti dirompenti delle sue pratiche sulla psiche dei bambini. Inoltre si spinge a rendere accetta la pratica della pedofilia tentando di far passare per diritto quello di un minore che voglia frequentare qualsiasi persona adulta senza necessità di informare i genitori (anche per trascorrere una settimana in vacanza con un adulto sconosciuto) e senza che i genitori possano impedirglielo.
Nei Paesi poveri dell’Africa non vanno finanziamenti per promuovere lo sviluppo e neanche medicine e vaccini; solamente contraccettivi e pianificazioni abortive poichè per loro è previsto il piano “diminuire, non guarire” non rientrando l’Africa nella cerchia delle aree per le quali investimenti ingenti siano capaci di produrre profitto.
Esperimenti vengono eseguiti per far affermare la validità delle teorie gender: nessuno conosce la storia (le giornaliste femministe se ne guardano bene dal riferirla) di Bruce, bambino nato maschio che un medico seguace delle teorie di genere, refrattario ai principi ippocratici, volle a tutti i costi provare a trasformare in bambina con iniezioni di ormoni ed esperimenti chirurgici, chiamandola Brenda e facendogli credere di essere una femminuccia con il risultato che il ragazzo, dopo atroci sofferenze fisiche e psichiche si è suicidato (la galleria degli orrori in questo campo di sciagurati eredi degni delle pratiche eugenetiche naziste è lunga!)
“Nell’interno del Palazzo di Vetro, gruppi di femministe radicali agevolano il lavoro di ‘oscuri burocrati’ spingenti all’affermazione delle pratiche gender nel mondo anche manipolando (speculando sulle traduzioni linguistiche) le traduzioni dei testi per i delegati delle varie nazioni, così da facilitare la trasformazione di tali delibere in leggi nazionali poi inviolabili” (Da “Il volto nascosto dell’ONU” di Date O’Leary).
In America gruppi radical femministi minacciano di morte gli autori e le autrici di studi tecnici e inchieste in cui si pone in evidenza come la giurisprudenza occidentale sia condizionata dalle cifre fasulle e fraudolente sulla violenza contro le donne diffuse dallapropaganda femminista con l’appoggio dei media (per proseguire col male-bashing e carpire soldi dalle Istituzioni).
Romano Prodi, a capo della Comunità Europea, garantì all’IPPF (vedi sopra) i fondi da destinare alle pratiche abortive tagliati dal Congresso USA, così da non interrompere la diffusione dell’aborto all’ombra della frase inattaccabile: “nell’interesse per la salute della donna”. Così, fra la Conferenza ONU del Cairo (1994) passando per quella di Pechino e fino al 2001, la Commissione Europea ha stanziato oltre 655 milioni di Euro per diffondere l’aborto, sotto la veste di assistenza alla pianificazione familiare e alla salute riproduttiva della donna, alla ‘maternità sicura’ e all’HIV. Il risultato è ormai quello di miliardi di esseri umani non nati fatti a pezzi nel ventre materno, sacrificati sull’altare dell’edonismo fatto passare per regola salutare: “L’aborto fa bene alle donne! è lo slogan dell’IPPF e dell’UE.
I risultati elettorali recenti, non solo in Italia, gettano una luce di speranza in questo squallore disumano, purchè la genìa che ha imposto per decenni l’egemonia culturale alle nostre società sia neutralizzata mettendola a confronto con le mostruosità che sta ora cercando di imporre e squalificandola come è già stato fatto col nazismo e col comunismo. Mai più ostruzionismi violenti a chi voglia parlare di queste cose, sui giornali, in TV e nemmeno alla Sapienza!
Occorre porre rapidamente rimedio agli sfasci che l’impostazione della società gender del permissivismo senza limiti ha procurato (indistintamente a bambini, donne e uomini). La femminilizzazione forzata susseguente ha prodotto una generazione di giovani allo sbando, senza più regole comportamentali (ilpadre,proposto a dare le regole, è stato di proposito bandito dalla società). Dalle Istituzioni e dai media si continua con la diffusione di cifre fasulle sulla violenza contro le donne per acquisire milioni di euro dalle finanziarie per promuovere ancora il cosiddetto “empowerment della donna” (anche scavalcando bellamente gli articoli della Costituzione che non prevedono discriminazioni di sesso) altropuntellodell’ideologia, e diffondendo col vittimismo femminista in ogni campo il pestaggio mediatico antimaschile (male-bushing) per favorire l’allontanamento del maschile dalla società e, di conseguenza, l’indebolimento della società stessa, incapace di promuovere e inculcare regole comportamentali e divieti negli adolescenti sulla soglia della vita adulta. Un esercito di psicologhe, scrittrici, insegnanti ex sessantottine e femministi loro asserviti continua a diffondere il “verbo” su tv,giornali e a scuola, arrivando a plagiare legiovani menti (di ragazzi e ragazze) con l’imposizione di modelli in cui la bisessualità è fatta regola, istigando le femmine all’avversione e all’odio per il maschile e inculcando nei giovani maschi sensi ingiustificati di inferiorità per le loro doti maschili (poche settimane fa una psicologa, esaltata dalla stampa di regime,ha elogiato questo fatto come una conquista sociale!!)
Circa gli sfasci sociali provocati da questa minoranza che sta imponendo le sue regole al mondo dopo averne conquistato l’egemonia culturale (ma è ora che la perda) ci sarebbe molto altro da dire. Soprattutto però sarebbe da cominciare ad informare correttamente i cittadini (Italiani ed Europei) per poi liberarli da quell’esercito di imbonitori televisivi che sta mangiandoloro il cervello e allontanando dai giornali quell’esercito di giornaliste femministe e quello dei loro asserviti missionari, i cosiddetti maschi pentiti (espressione che serve a far capire il livello di plagio mentale imposto da decenni di socialfemminismo e di “progressismo”) che continuano a propalare le loro ideologie deliranti allo scopo di far affermare un regime totalitario,pericoloso come lofurono il comunismo e il nazismo.
Sono d’accordo col Presidente Napolitano: “Fuorichi blocca l’UE!” Purchè finalmente si sia capito chi sia effettivamente da buttare fuori!
Nel frattempo, plaudo all’azione dell’Irlanda, proprio perchè l’UE possa imparare lalezione e cominciare ad incamminarsi finalmente su un sentiero diverso da quello imboccato finora che non è quello che avevano in mente i suoi Padri fondatori.
Luigi Farinelli
Il 15 Giugno 2008 alle 10:06 laofa ha scritto:
A sostegno di quanto affermato con il mio intervento precedente per comprendere quali potesseroo essere state le ragioni inducenti Dublino alla sua scelta critica nei confronti del Governo dell’UE, aggiungo l’indirizzo di un documento che fa meglio capire ciò contro cui l’Irlanda e tutti coloro che sono stufi delle ideologie engeliane e del “politicamente corretto” imposto dalla cultura egemone si stanno battendo.
Il documento è un chiaro esempio di ciò che si intende quando si parla di male-bashing (pestaggio del maschile) effettuato per propagandare le ideologie gender (di genere) che la Comunità Europea (con l’ONU) vuole imporre a tutti i suoi Stati Membri e al resto del pianeta attraverso il femminismo antagonista , in una spinta diretta a plasmare direttamente i caratteri sessuali e l’antropologia, soprattutto dellegiovani generazioni. Cosa che l’Irlanda ha chiaramente detto di non accettare.
All’indirizzo segnalato è possibile trovare un esempio (uno dei tanti) di come le ragazze (le nostre figlie) possano venire plagiate spingendole all’odio antimaschile. Si tratta di un questionario posto dalla Biblioteca Scandellara di Bologna, nell’ambito di un “Progetto dedicato alle ragazze (e aperto al contributo delle adulte)”. Il titolo è: “Affrontare il presente (TU) - Preparare il futuro (NOI) - Imparare dal passato (TUTTE NOI).
http://www.imparaticcio.iperbo.....ario-1.pdf
Di siti e iniziative come questa ne esistono a bizzeffe, solo che nessuno se ne accorge e i nostri ragazzi subiscono l’effetto di ciò che viene inculcato loro. Del resto, ciò che può innescare una iniziativa del genere, è facilmente riscontrabile nella vita di ogni giorno, purchè si focalizzi l’attenzione.
Questo tipo di propaganda, diretta da una esperta strategia, ha continuato a plagiare il cervello delle adolescenti (e degli adolescenti) per decenni. Poichè il tutto è condiviso dall’UE (che spende milioni dei soldi dei cittadini ignari per propagandare le ideologie gender) non posso che approvare l’iniziativa di Dublino, sperando anzi che possa contribuire a sbattere fuori dall’Europa (e dall’Occidente) i seminatori di zizzania e le loro aberranti ideologie.
Il 15 Giugno 2008 alle 15:41 commander ha scritto:
Eccellenti le analisi di loafa. Gli eurocrati di Bruxelles hanno terrore che i popoli possano esprimersi liberamente sull’Europa. Non perchè, ne sono convinto, siano pregiudizialmente contrari ad una comunità in grado di porsi come soggetto autorevole a livello mondiale, in grado di farsi valere nei confronti dei giganti economici e militari, vecchi e nuovi, ma per il modo con cui il progetto è stato concepito e sviluppato. Ossia di un’Europa che rinnega le sue origini e le sue radici culturali più profonde. Se in ogni paese ci fossero referendum come in Irlanda, nelle campagne elettorali che li precederebbero non potrebbero essere taciute e dissimulate quelle ideologie (e azioni concrete conseguenti) che Loafa ha ottimamente illustrato nel suo commento. E’ proprio questo che non si vuole che emerga. I popoli, per quanto irretiti e manipolati dalla cultura dominante che opera silenziosamente attraverso i media e le istitutzioni culturali, hanno memoria profonda del significato della propria storia, dei propri costumi e tradizioni e diffidano istintualmente di coloro che ne vogliono fare strame in nome del “nuovo” e del “progresso”, che è invece un regresso profondo a condizioni pre-culturali per quanto ammantate dalle sirene dei “diritti” civili e delle libertà individuali.
Ed allora le burocrazie internazionali, espressione diretta dei “poteri forti” ai quali della democrazia importa zero, si preparano a trovare qualche escamotage per bypassare il parere dei cittadini europei, e soprattutto per non essere chiamate ad un confronto vero sui principi sui quali vorrebbero costruire la nuova Europa.
Preoccupa che anche in Italia si sia levato un coro di sgomento per i risultati irlandesi. A quanto risulta solo la Lega ha mostrato di comprendere davvero cià che è accaduto.Gli altri, tutti gli altri, si sono accodati alla falsa costernazione. La Lega ha senza dubbio dei lati e dei personaggi quantomeno sgradevoli, spesso anche rozzi, in essa albergano anche tentazioni xenofobe che alle volte emergono alla luce oltre i tentativi di “autodisciplinarsi”, ma è fuori di dubbio la sua grande capacità di captare gli umori dei cittadini, di dare forma politica a ciò che si muove nella loro pancia. D’Alema ebbe a dire qualche anno fa che la Lega era una costola della sinistra, con ciò sottolineando la sua anima popolare. Oggi la sinistra ha completamente perduto la capacità di rappresentare il popolo vero, tutta presa nelle fumisterie ideologiche profeminist e progay, e i rappresentanti dei partiti che si richiamano al centro sono ancora troppo subalterni al concetto (falso) di modernità che tanto piace ai poteri forti. Può far storcere il naso, ma la Lega ha occhio più lungo degli altri, e sarebbe un grande errore non cercare di favorire in essa le tendenze che sappiano coniugare tradizione e modernità, identità e autentica accoglienza dell’altro. Senza di che ci avviteremmo in una spirale perversa fra chiusura miope e altrettanta miope rinuncia a noi stessi in nome di un cosmopolitismo fasullo e senza identità che nulla ha a che vedere con quello delle grandi menti illuminate.
commander
Il 15 Giugno 2008 alle 20:18 orasolo ha scritto:
Come ha recentemente scritto Antonio Bertinelli:
(…) “La dimensione planetaria assunta dalla comunicazione mediatica, specialmente attraverso l’uso generalizzato della televisione, ha progressivamente rivoluzionato ogni differenza spaziale, ha rimaneggiato le mappature psico-fisiche, sta gradatamente cancellando quella memoria collettiva che dava senso ai simboli, legava il singolo alla comunità e fungeva da nastro conduttore tra passato e futuro” (…)
Forse l’alzata di scudi degli Irlandesi contro il Trattato di Lisbona è solo il consapevole rifiuto di un appiattimento planetario. Quello sostenuto da organismi sovranazionali che coltivano l’idea di popolare la terra di molluschi polimorfi capaci di adattarsi alla cultura del consumo globalizzato. Invece di preoccuparci come fanno le comari dell’informazione stantia, l’esito del referendum ci fa sperare che almeno gli Irlandesi siano rimasti folgorati sulla via di Damasco.
Il 17 Giugno 2008 alle 10:35 Trattato Ue, Frattini stoppa la Lega: “Impossibile fermare la ratifica” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Interrompere la ratifica del trattato di Lisbona è politicamente impossibile”. È stato netto il capo della diplomazia italiana, Franco Frattini, a proposito della soddisfazione espressa dalla Lega Nord per il no irlandese al trattato di Lisbona. Una risposta che arriva dal Consiglio Affari generali e relazioni esterne dove Frattini si trovava proprio per discutere della crisi innescata dal referendum irlandese: “Ho detto, e lo dirò anche e più diffusamente al Parlamento italiano, che quello che è accaduto impone un riesame profondo su come l’Europa si fa capire e si dimostra attraente per i cittadini”, ha aggiunto il ministro degli Esteri. Poi uno stop, netto, deciso alla Lega: “Spero che la Lega possa apprezzarlo, sapendo che per l’Italia è politicamente impossibile fermare il processo di ratifica”. [...]
Il 17 Giugno 2008 alle 17:44 laofa ha scritto:
Penso che il Ministro Frattini sia sulla strada giusta: appare logico che l’interruzione del trattato sia da evitare per le conseguenze gravi concatenate che comporterebbe per l’Europa. Però, pur evitando di spegnere il motore del carrozzone, sarebbe utile poter finalmente vedere in faccia il guidatore per potergli dire che i passeggeri non gradiscono troppo la sua spericolata guida punta-e-tacco che sta dando il voltastomaco a molti di loro.
A parte che moltissimi sarebbero curiosi di sapere chi effettivamente sia alla guida effettiva dello stesso.
La mossa del Ministro mi sembra ragionevole, soprattutto nella sua decisione di parlare chiaro e forte anche al Parlamento italiano per un esame profondo di quanto è avvenuto e “su come l’Europa si fa capire e si dimostra attraente ai cittadini”.
Purchè il riesame di ciò che ci si aspetta dall’Europa sia profondo, come promette che farà il Ministro Frattini. Per arrivare a ciò non ci dovranno essere più i vincoli del “politicamente corretto” ad evitare di parlare chiaro nè più dubbi su chi governi effettivamente l’UE; occorrerà intanto capire se il Parlamento Europeo (con delegati eletti democraticamente) sia solo un luogo di discussione preliminare delle questioni poi gestite invece da organismi che di dibattito democratico non sanno che farsene avendo altri piani da portare avanti in barba ai cittadini europei.
Per esempio, sarebbe da rispondere una buona volta alla domanda: a quale controllo democratico viene sottomessa la Commissione Europea (o Commissione di Bruxelles, ossia il governo dell’UE) i cui membri mi pare non vengano eletti e delle cui decisioni il pubblico non viene mai informato pur continuando questo organismo ad acquisire sempre più il potere sottraendolo ai singoli Stati dell’Unione? E’ vero che ogni decisione economica, sociale, d’ambiente sfugge ad ogni dibattito pubblico? E’ vero che tale Commissione è completamente condizionata da lobbies potentissime che sono i veri istigatori delle regolamentazioni europee, operanti in stretta collaborazione coll’European Roud Table rappresentante le multinazionali europee, influenzanti a loro volta ogni decisione economica, ambientale, finanziaria e sociale e tutte favorevoli alla mondializzazione (in una globalizzazione “chiusa” che fa solo gli interessi del capitalismo selvaggio, il che è ben diverso da una globalizzazione “aperta” tesa a soddisfare in primis i bisogni dei popoli). E quale è il legame con il “Gruppo di Bilderberg” e con il WTO e l’FMI?
Chi ha informato per esempio i cittadini europei e italiani che l’Unione Europea di Prodi ha speso, in pochi anni, 655 milioni di Euro (dei loro Euro) per andare in soccorso alle ONG dell’ONU occupantesi della diffusione delle campagne abortive e di sterilizzazione mondiali già messe in crisi dal rifiuto dell’amministrazione Bush di finanziarle? Perchè tanti soldi spesi in pratiche disumane senza che i cittadini (soprattutto quelli sicuramente contrari alla cosa) ne venissero informati? Chi provvede ad informare gli stessi cittadini in merito alla minaccia di ritorsioni in caso di mancata adesione ai diktat imposti per togliere sempre più vincoli all’aborto, alla diffusione delle droghe, alla promiscuità sessuale, al matrimonio fra gay, alla notevole spinta alla diffusione dell’ideologia gender (”empowerment” della donna, abbattimento dell’autorità maschile e della figura paterna col male-bashing, acquisizione di poteri femminili in ogni campo imposti scavalcando gli articoli della Costituzione, plagio dei cervelli degli adolescenti nelle scuole inculcando nelle femmine l’odio per i maschi e complessi di inferiorità in quelli maschili), alla affermazione dell’individuo ermafrodita, all’eutanasia, invocando sempre tutto ciò in nome della “sacra libertà laica” e accusando di essere “clericalista asservito al Vaticano” chi non la pensa alla stessa maniera non condividendo, pur essendo del tutto laico nella sua scelta, tutto questo campionario di sciagurate iniziative degne di regimi totalitari disumani?
Ritornando al discorso iniziale, ben venga il Ministro Frattini che si dichiara pronto a chiedere ai responsabili europei a quale gioco stiano giocando e di produrre le “pezze di appoggio” su quanto fanno. Comunque, per costruire le pile di un ponte, io non andrei a nascondere il fatto dell’evidenza di un terreno con difetto di portanza per le fondazioni solamente perchè tali dati (effettivi e veri) non mi fanno comodo. I problemi anche sociali si risolvono affrontando la realtà anche quando appare scomoda, inverosimile o “politicamente scorretta”, cosa invece finora sempre oscurata dai “progressisti” in difesa del loro politically correct.
Quindi, per arrivare a far capire il vero nemico da combattere arrivando al nocciolo vero della questione senza girarci troppo attorno (come stanno facendo i giornali che cercano di far apparire inverosimile ai più per minimizzarlo ciò che sta crescendo di estremamente malvagio all’interno delle nostre opulente società), e volendo prendere di conseguenza finalmente il toro per le corna dopo aver soppresso una volta per tutte il politicamente corretto, riporto ancora le parole dell’ex femminista Alessandra Nucci (da una recensione del suo libro “La donna a una dimensione”, a cura di Paolo Gambi - La Voce di Romagna, 12 novembre 2006).
“La rivendicazione dei diritti (delle donne) specialmente laddove il vero controllo democratico non è presente, ossia nell’ambito dell’ONU e dell’UE, è diventato il pretesto per affermare una cultura abortista ed antifamiliare. Il tutto finanziato da potentissime lobbies e fondazioni, prevalentemente americane, con nomi altisonanti come Hewlett Packard o Rockefeller. Strettamente collegata a questo è la politica di controllo demografico attuata su larga scala diffondendo la cultura degli anticoncezionali e dell’aborto. Le accuse di Alessandra Nucci, suffragate da studi prevalentemente americani, sono pesantissime ed investono l’UE, l’ONU e le sue agenzie fra cui persino l’Unicef e molte lobbies di varia natura. Ma se si scava sotto questa azione politica, si scopre un disegno culturale preciso e dettagliato per il futuro. Quello della distruzione degli archetipi sociali occidentali come li abbiamo sin qui conosciuti. La famiglia, la donna madre, la religione. Tre nemici da distruggere. E questo avviene, ci spiega la Nucci, tramite l’evoluzione appunto del pensiero femminista. Partito da legittime rivendicazioni di una migliore condizione di vita per le donne, questo pensiero si è poi spinto a chiedere la parità di diritti, fino all’eguaglianza fra i sessi. E si spinge ora a chiedere l’uniformizzazione, l’intercambiabilità di un uomo e di una donna, come se le differenze, anche biologiche, non esistessero. La creazione dell’essere androgino, in definitiva. Ecco allora che la condizione di madre è una schiavitù della donna, e la famiglia una gabbia in cui l’uomo la vuole rinchiudere. Per affermare questo complesso di idee l’arma è quella dell’antagonismo di genere. Mettere la donna contro l’uomo facendoglielo odiare…Per la sua presunta sudditanza passata al patriarcato si suppone di scandagliare costantemente il passato, accumulare ovunque le prove delle ingiustizie subite per poi farne i capisaldi di una [vedere indirizzo della Biblioteca Scandellara di Bologna, riportata nel mio intervento precedente: Il vittimismo femminista e conseguente rivendicazionismo ha già creato guasti ingenti sia tra le ragazze, sia fra i maschi, ingenerando anche il nefasto fenomeno dei "maschi pentiti"].
“Massima responsabile è ovviamente la cultura cristiana rea di avere proposto un modello sociale patriarcale emarginando la donna…Ecco allora i pensieri sulle donne che affollano le teste delle occidentali…Siamo in definitiva tutti portatori di un pensiero che ha come unico scopo la dissoluzione dell’ordine occidentale….Lo stravolgimento della concezione antropologica occidentale passa anche da uno svilimento della natura umana, il cui valore va a dissolversi in una assolutizzazione dell’ambiente visto come “Gea”, la Dea Madre ed idolatrato come essere vivente (vedi Al Gore) da salvare dal suo nemico più grande: l’uomo…”
L’affermazione dell’ideologia gender è sostenuta oggi, a suon di milioni di euro, concessi anche dall’UE, da tutto l’apparato politico di marca “progressista” ma non solo: il partito trasversale rosa ha operato sempre lungo tutto l’arco istituzionale portando avanti nè più nè meno che l’affermazione di questi orientamenti (soprattutto a mezzo del Ministero della Pari Opportunità). Con un pò di attenzione, ciò che le ideologie di genere stanno costruendo nella società ed i guasti che hanno già procurato a tutti i livelli sono ormai chiarissimi, Come chiaramente definiti i processi culturali, i personaggi, le azioni (a volte vergognose) e gli organismi che li alimentano e vogliono imporli, tra cui appunto, e soprattutto, l’Unione Europea.
Va da se che non tutti (oggi la maggioranza in Italia) approvano questo stato di fatto (ed anzi la strategia è portata avanti da una minoranza incaricata di plagiare soprattutto il cervello dei giovani e accaparrarsi i favori della stampa di regime).
Per cui, se si deve parlare chiaro, sia al Parlamento italiano che a quello europeo, lo si faccia buttando finalmente nel W.C. (il posto più indicato per esso) il “politicamente corretto” chiedendo ragione di che quanto e fin dove si voglia arrivare a stravolgere la società degli uomini e delle donne, le tradizioni anche cristiane e la famiglia eterosessuale poichè, nel caso non siano prevedibili cambi di rotta per il futuro, non credo che tutti siano consenzienti a dare origine ad un altro regime totalitario che si preannuncia pure più malvagio di quelli già abbondantemente dotati in quanto a malvagità che l’hanno preceduto.
Luigi Farinelli
Il 17 Giugno 2008 alle 19:28 laofa ha scritto:
Vogliate consentire una correzione nello scritto precedente:
Errata:
accumulare ovunque le prove delle ingiustizie subite per poi farne i capisaldi di una [vedere l'indirizzo..]
Corrige:
accumulare ovunque le prove delle ingiustizie subite per poi farne i capisaldi di una “cultura delle donne” [vedere l'indirizzo...]
Il 18 Giugno 2008 alle 22:05 commander ha scritto:
Come sempre Loafa fa analisi giuste, ma in questo caso il problema non è, come dice Frattini, ” come l’Europa si fa capire e si dimostra attraente ai cittadini”. Detto così sembra un problema di comunicazione e di appeal estetico. Il punto sono invece i contenuti veri di questa Europa, i fondamenti su cui i governi intendono costruirla. E allora sono pessimista. Perchè o quei contenuti sono esplicitati e portati davvero alla conoscenza ed alla coscienza delle pubbliche opinioni, e sarebbe questo un caso di vera democrazia suscettibile però di mettere in pericolo il potere dei governi similiberali e delle burocrazie che prosperano sul progetto così bene disegnato da Loafa, oppure cì da star certi che quei contenuti saranno ben celati e dissimulati. Occorrerebbe che qualche governo non in sintonia con quel progetto avesse il coraggio di pronunciarsi a voce alta, di dire come stanno davvero le cose per far ripartire il progetto Europa su basi solide e sulle fondamenta della cultura europea, che tanto ha dato al mondo intero (non solo nel bene, ammettiamolo), e che non può prescindere dalle sue profonde tradizioni cristiane.
Ma sarà in grado il governo Berlusconi e il suo ministro Frattini di farlo? Mi permetto di dubitarne. Colgo invece un navigare a vista, un barcamenarsi senza compromettersi troppo, stretti fra istanze ideali che non si ha il coraggio di proclamare a voce alta, e convenienze economiche in nome delle quali si passa sopra a troppe cose, minimizzandone la portata. In altre parole, esistono o no principi non negoziabili e non subordinabili a nessuna convenienza? Credo si debba affermare con forza che l’interesse economico, certamente rispettabile, non è cemento sufficiente per formare una comunità vera, in nome della quale ci si dovrebbe rifiutare di sottostare a ciò che è troppo distante dalle proprie convinzioni, ammesso che esistano. Questo è il punto, su questo si dovrebbe esprimersi ed esprimere un giudizio sui governi.
commander
Il 19 Giugno 2008 alle 22:01 laofa ha scritto:
Capisco il pessimismo di Commander anche se siamo stati appena testimoni di un avvenimento che solo fino a poco tempo fa sarebbe stato impensabile: la responsabile dell’errore sulla traccia allo svolgimento del tema su Montale è stata rimossa dall’incarico!
Cosa c’entra con l’Irlanda? Ma se ne abbiamo parlato poco sopra (vedere commenti precedenti). Chi vuole modificare, in accordo al gender, le caratteristiche antropologiche di maschi e femmine per farne degli androgini (cosa per la quale l’Europa e l’ONU spendono milioni di dollari e di euri) dove può agire meglio se non nelle scuole dove infatti da decenni torme di docenti femministe hanno agio di plagiare mente e costume dei giovani?
E’ noto (ma poco propagandato in quanto non “politically correct”) il tentativo di varie nazioni importanti di voler tornare alle classi separate dopo avere constatato i danni psicologici subiti soprattutto dai maschi in una scuola costruita esclusivamente a misura femminile e dove si effettua il pestaggio del maschile.
In Norvegia stanno pure peggio: lì le insegnanti spingono le femmine ad essere aggressive coi maschi a causa dell’oppressione, la barbarie, la violenza, la brutalità, l’insensibilità, la crudeltà con le quali gli uomini hanno sempre trattato le donne nei secoli. E non debbono reagire, altrimenti sono accusati di ” maschilismo”! Ma anche da noi il pestaggio del maschile ad opera delle femministe (principale bersaglio il padre di famiglia e la famiglia “patriarcale”) e, quel che è peggio, dei femministi, lasciata crescere indisturbata dal “progressismo”, è pratica diffusissima, tanto che ormai si cominciano a manipolare i testi scolastici (debbono avere il timbro del Ministero “Pari” Opportunità: siamo al Minculpop) in chiave femminista: ecco così i volti degli imperatori romani sulle statue che cominciano ad essere definiti “duri e cattivi” (confondendo forse “cattiveria” con “gravitas” ossia autorità ed energia virile) e che, come nei Paesi Scandinavi, la storia viene riproposta in chiave più “politicamente corretta” (quindi antimaschile).
L’episodio agli esami di maturità rientra in quest’aspetto e così una splendida lirica sull’amicizia virile eccola stravolta nella più “politicamente corretta”: “sul ruolo salvifico e consolatorio svolto dalla figura femminile”.
Comunque, pur essendo già qualcosa l’allontanamento della colpevole ci si è pur sempre limitati, se non sbaglio, a parlare di “errore di informazione”. Diciamo invece la verità, l’errore vero(non dichiarato) è l’aver attribuito il sentimento (virile) di Quasimodo non ad un uomo ma ad una donna (tanto Quasimodo non c’è a contestarlo e tutti sono così condizionati dal femminismo che chi lo va a rilevare?)
Si tratta invece di un errore di mistificazione, altrochè ma è politicamente corretto e così ecco che, in accordo al gender, la donna può pensare pure ad una amicizia di sentimenti maschile!
Siamo alla tipica autoreferenzialità del femminile ormai cresciuta a dismisura che fa disfà e si nutre coi miti della Dea/Madre Gaia e pensa al “paradiso” del nuovo ordine mondiale conquistato anche grazie agli euro comunitari (di tutti), in cui potrà disfarsi della noiosa e INNATURALE maternità, partorire fuori dell’utero (e magari abortire poichè in talemaniera sarà pure chic) e potrà sposare, magari dopo i cento anni, un certo numero di lesbiche, dopo essere divenuta donatrice di mammelle per i “maschi” infatuati dalle nuove mode biotecnologiche!
Del resto, è del 5 maggio l’esibizione in tv della solita intellettuale che doveva parlare delle morti sul lavoro (il 93% delle quali sono maschili)e che ha attaccato dicendo subito che pure in questo chi ci va di mezzo sono sempre le donne! (Titolo del giornale: “I maschi muoiono sul lavoro e la vittima è lei!”)
Ma è inutile continuare. Per arrivare al tanto desiderato individuo androgino, sponsorizzato da famosi professori, cui già guardano sbavando torme di femministe ex sessantottine e femministi eunuchi manca ormai poco: la Commissione Europea provvederà sempre a riempire il salvadanaio su cui attingere per ottenere questo e per altro ancora(l’aborto libero dove lo lasciamo? E l’eutanasia?), Fra poco l’Irlanda avrà pure essa il problema dei profughi in entrata.
Il 20 Giugno 2008 alle 6:55 laofa ha scritto:
Mi scuso per due inesattezze nel testo del messaggio precedente: leggasi per favore “Montale” e non “Quasimodo”. Inoltre, l’inchiesta televisiva inerente le morti per infortuni sul lavoro non risale al 5 maggio ma a circa una decina di giorni dopo.
Il 24 Giugno 2008 alle 18:37 La beffa dell’Eurobarometro: i più europeisti? Gli Irlandesi » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Suonano come una beffa, per i più convinti sostenitori dell’Unione Europea, i risultati dell’ Eurobarometro di primavera, diffusi oggi. Nonostante l’esito negativo del referendum sul Trattato di Lisbona sono gli irlandesi ad avere l’immagine più positiva dell’Europa. E’ uno dei dati, per certi versi sorprendente, messi in evidenza dal sondaggio effettuato dalla Commissione europea per monitorare le opinioni dei cittadini degli stati membri (e aspiranti tali). Va detto che il questionario non prevedeva domande relative al Trattato, ma dopo la secca vittoria del “No” di Dublino al referendum, è singolare leggere che ben il 65% degli irlandesi ha una concezione positiva dell’Unione. Più soddisfatti soltanto i rumeni (67%), ultimi arrivati, mentre la media Ue scende sotto la metà, al 48%. [...]
Il 1 Luglio 2008 alle 12:26 L’Europa “va cambiata”. Ma la strada di Sarkozy è tutta in salita » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Oggi il presidente francese Nicolas Sarkozy si appresta a ricevere a Parigi una Commissione europea al gran completo. Nonostante un’accoglienza in pompa magna – ieri la Tour Eiffel è stata illuminata per una notte intera all’insegna dei colori dell’Ue, in blu e stelle gialle – Sarkò è conscio che l’inaugurazione della presidenza di turno francese dell’Unione europea segna l’avvio di un periodo cruciale non soltanto per il destino di Bruxelles, ma anche per la sua stessa affermazione politica (sia interna che internazionale). Purtroppo mai come in queste ore, i sei mesi che la Francia si appresta a presiedere rischiano di trasformarsi in un autentico naufragio. Dopo il no irlandese al Trattato di Lisbona, il Titanic europeo non sta certo navigando in buone acque. Le correnti sono diventate così pericolose che tra il boom delle tariffe petrolifere, la crisi alimentare, quella dei subprimes e un carovita alle stelle, buona parte dell’opinione pubblica europea non vede l’ora di abbandonare una nave considerata alla deriva. E come se non bastasse, proprio in serata il presidente polacco Lech Kaczynski conferma che non ratificherà il Trattato di Lisbona, la “Costituzione leggera” dell’Ue (”La questione del Trattato è senza scopo dopo la bocciatura irlandese”). Per scongiurare le conseguenze tragiche di una sciagura annunciata, Sarkozy è ben deciso a riportare l’imbarcazione in terraferma con lo scopo di rimetterla in sesto entro il 1 gennaio 2009. La ricostruzione è prevista in cinque cantieri. Questi. Trattato di Lisbona. Da Parigi a Londra, da Roma a Berlino, i leader dei 27 Stati membri sanno che la sconfitta incassata il 12 giugno scorso con il no irlandese rimanda alle calende greche l’adozione di una Carta europea. Per Nicolas Sarkozy, protagonista assieme alla cancelliera tedesca Angela Merkel del rilancio di un “mini-Trattato” che potesse superare il no francese nel referendum del 2005 e le reticenze dei cittadini dell’Unione, il colpo è durissimo. Fu proprio Sarkò, in un discorso pronunciato a Bruxelles nel settembre 2006, a preconizzare un Trattato che riprendesse le tre riforme istituzionali in grado di suscitare consenso tra gli Stati membri: una presidenza del Consiglio europeo per due anni e mezzo con poteri rafforzati rispetto alla Commissione; la nomina di un super ministro degli Esteri e, soprattutto, un ampliamento delle decisioni da sottoporre alla maggioranza qualificata (e non all’unanimità come previsto dall’attuale Trattato di Nizza). Nel tentativo di metterlo in cassaforte, la coppia Sarkozy-Merkel optò per un’adozione parlamentare del Trattato, sicuri che i deputati e i senatori dei Paesi membri non avrebbero ostacolato il processo riformistico dell’Ue. Ma era senza contare con l’Irlanda, unico paese ad essersi arrogato il diritto di dare il proprio consenso attraverso le urne. Ora che il no ha prevalso in modo perentorio (con 53,4% di voti contrari al Trattato di Lisbona), quali sono le opzioni rimaste a disposizione? La prima, definita la “passerella giuridica”, propone a Dublino una forma di associazione con gli altri 26 Stati membri. La seconda, sostenuta dalla Francia, offre la possibilità agli irlandesi di votare una seconda volta. Sarkò è tanto più conscio dei rischi che l’Europa incorre con un altro referendum irlandese, che si è deciso ad affrontare il male alla sua radice: il crollo del potere d’acquisto dei cittadini europei. Nella sua lunga apparizione televisiva sugli schermi di France 3, ieri sera il presidente francese ha ribadito la sua volontà di “avvicinare i francesi e gli europei all’Unione” affrontando “i problemi concreti della gente”. Tra le idee escogitate all’Eliseo, si parla della possibilità di fissare un tetto all’Iva sui prodotti petroliferi per controbilanciare la crescita del prezzo del barile. Altro suggerimento: frenare la Banca centrale europea, accusata da Sarkozy di prestare troppa attenzione all’inflazione tralasciando le strategie per rilanciare la crescita. Ambiente (e clima). Il boom del barile chiama in causa il dossier più spinoso della presidenza francese: il compromesso sul pacchetto ‘clima/energia’ attualmente sotto esame presso la Commissione europea. Per Sarkozy, si tratta di una sfida fondamentale. Nel marzo 2007, la Commissione europea ha adottato tre misure vincolanti: ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 20% da qui al 2020; consumare 20% in energia rinnovabile e risparmiare il 20% dell’attuale consumo energetico. L’Ue spera di trovare un accordo comune in dicembre 2008 per un’adozione in prima lettura presso il Parlamento europeo entro giugno 2009, ma la partita non si annuncia per niente facile. Sotto tiro sono i paesi dell’Est, i cui consumi sono quasi totalmente vincolati alla produzione di carbone. “La Pologna” ha ricordato Sarkozy, “dipende al 95% dal carbone, la Francia all’85% dall’energia nucleare, una risorsa contro la quale si dichiarano contrari il 95% degli austriaci”. Di fronte a tali divergenze, la strada per adottare il pacchetto “clima/energia” presentato dalla Commissione nel gennaio scorso per accelerare l’armonizzazione del sistema delle quote di emissioni di gas carbonico in ambito industriale (attraverso un sistema unico di mise aux enchères delle quote di CO2) si scontra di continuo con le reticenze delle imprese est-europee. Da Varsavia a Bucarest, i governi sono ancora convinti che l’applicazione di un sistema ecologico troppo vincolante mette a rischio la rincorsa economica dei paesi dell’Est sui loro vicini occidentali. Ma la Commissione europea non vede l’ora di poter incassare le decine di miliardi di euro generati dal sistema di mise aux enchères per sostenere la lotta contro il riscaldamento climatico. Per Le Monde, le capitali dell’Europa orientale non hanno molte alternative: “il boom del prezzo del barile di petrolio, attorno ai 140 dollari, rende indispensabile la formulazione di una strategia comune, in particolar modo per produrre energie rinnovabili o creare degli stock strategici”. Agricoltura. Prima della tegola irlandese, Bruxelles era già confrontata a un’altra sfida improvvisa: la crisi alimentare mondiale. Per molti esperti, il boom dei prezzi dei beni di prima necessità ha messo nuovamente in discussione la Politica agricola comune (Pac) difesa dalla Francia. Chiamata ad accelerare le riforme avviate nel 2003 e che dovrebbero chiudersi con una ‘grande Riforma’ nel 2013, l’Unione europea è divisa tra i paesi come Francia, Italia e Spagna, decisi a difendere le politiche di sovvenzioni concesse ai loro agricoltori, e il Regno Unito, i cui vincoli economici e sociali al mondo agricolo sono ormai ridotti a poca cosa. Non a caso, Londra non ha esitato a puntare il dito contro la Pac sottolineando gli effetti nefasti sul boom delle tariffe alimentari e sull’agricoltura dei paesi sotto-sviluppati, spesso vittime delle sovvenzioni europee e delle barriere doganali che l’Ue impone ai prodotti provenienti dal Sud del mondo. A ruota ci si è messo pure Pascal Lamy, Direttore dell’Organizzazione mondiale del Commercio (Wto), convinto che le concessioni dell’Europa sulla sua politica agricola potrebbero chiudere il Ciclo di Doha entro luglio 2008 e favorire così la liberalizzazione degli scambi commerciali mondiali. Immigrazione. Se la circolazione delle merci è fonte di preoccupazione per Sarkozy, quella delle persone è ormai un’ossessione. Nella prossima riunione dei 27 ministri incaricati di seguire le questioni migratorie (il 7 e l’8 luglio a Cannes), la Francia presenterà ufficialmente il suo ‘Patto sull’immigrazione’ che intende far adottare dal Consiglio europeo durante l’autunno 2008. Preparato dal ministro dell’immigrazione, Brice Hortefeux, il progetto francese si articola attorno a cinque “impegni”: favorire il principio di “un’immigrazione scelta” in base alle esigenze del mercato del lavoro degli Stati membri e rinunciare alle sanatorie; rafforzare e accelerare le procedure di rimpatrio degli immigrati illegali invitando gli Stati membri a negoziare con i paesi di origine dei migranti la loro riammissione in madrepatria; rendere “più efficaci i controlli alle frontiere”, in particolar modo rilasciando solamente visti biometrici; adottare da qui al 2013 “dei criteri comuni di richieste di asilo e di riconoscimento dello statuto di rifugiato”; infine, sostenere politiche di “sviluppo solidale” in grado di “costruire un partenariato con i paesi di origine e di transito” con lo scopo di mettere i migranti nelle condizioni di investire nelle regioni che hanno lasciato. Nonostante le rassicurazioni di Hortefeux sulla buona accoglienza del patto francese tra gli Stati membri, il premier spagnolo José Luis Zapatero ha già opposto un primo rifiuto sul “contratto di integrazione” voluto dalla Francia e che impone i migranti appena sbarcati in Europa di impegnarsi a imparare la lingua del paese di accoglienza e adottare i suoi usi e costumi. Secondo Le Figaro, “la Spagna temeva che un tale contratto potesse dissuadere i lavoratori regolari di cui necessita l’economia spagnola. Negli ultimi dieci anni” ricorda il quotidiano francese, “la crescita della Spagna si è nutrita dell’apporto di oltre 7 milioni di immigrati regolari”. Difesa. La Politica europea di sicurezza e di difesa (Pesd), che Parigi intendeva vincolare al suo ritorno nella Nato, doveva essere la ciliegina sulla torta dei successi della presidenza di turno francese. Ma anche in questo caso, le ambizioni di Sarkozy rischiano di rimanere lettera morta. Dalla volontà di voler adottare l’Unione di un budget comune per le operazioni militari all’affermarsi di un “meccanismo di cooperazioni permanenti” che potesse sovrapporsi ai meccanismi di collaborazione tra i paesi europei membri della Nato, passando per la nascita di un quartier generale in grado di rafforzare la pianificazione degli interventi dei soldati Ue e l’aumento dei finanziamenti riservati all’Agenzia europea di difesa, le proposte ventilate dall’Eliseo non sono riuscite a raccogliere consensi. Tra i più strenui oppositori, Londra continua a mandare segnali negativi in difesa della Nato. A ben vedere, la strada di Sarkozy per raggiungere le vette dell’Europa è più che mai in salita. [...]
Il 29 Luglio 2008 alle 9:37 heini ha scritto:
Non ho da aggiungere neanche una virgola alle eccellenti, approfondite analisi di laofa; non posso che concordare con i commenti di commander. Ho scoperto solo oggi questo blog e devo dire che è un piacere leggerlo.
Il 31 Luglio 2008 alle 13:30 Camera, sì al Trattato di Lisbona all’unanimità » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Il Trattato d’Europa è stato approvato dall’Italia. L’ultimo sì doveva venire stamattina dalla Camera, dopo che il documento era già passato al Senato. La Lega ratifica, ma non partecipa all’applauso corale di Montecitorio. Dopo le minacce di Bossi e Calderoli nei giorni scorsi, al momento del voto i brindisi con birra Guinness e gli scetticismi antieuropei dei leghisti sono rientrati nei ranghi. E deputati e senatori del Carroccio hanno seguito le indicazioni di Berlusconi. Nonostante avessero festeggiato per la bocciatura del testo nel referendum irlandese. Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha commentato: “con il voto unanime della Camera, che si aggiunge a quello altrettanto unanime del Senato, oggi c’è l’espressione di una bella pagina dell’antica tradizione parlamentare del nostro Paese che è cofondatore dell’Unione europea”. Soddisfatto anche il presidente della Repubblica: “L’approvazione unanime della legge di ratifica del Trattato di Lisbona” ha detto in una nota Giorgio Napolitano “rappresenta un titolo d’onore per il parlamento italiano e un fattore di rinnovato prestigio per il ruolo europeo del nostro paese”. Il presidente ha poi lodato l’unità del parlamento in un momento “cruciale per l’avvenire del paese”. Anche se è l’avvenire del trattato stesso a essere incerto: nelle clausole con cui era stato predisposto si prevedeva che dovesse essere approvato da tutti i 27 stati Ue. Con la bocciatura irlandese, però, si sono aperti nuovi scenari.”Mi auguro” ha concluso Napolitano “che il voto italiano stimoli il completamento del processo di ratifica prima dell’avvio della consultazione elettorale per il Parlamento europeo’’. [...]
Il 31 Luglio 2008 alle 15:07 glca ha scritto:
Dopo qualche ululato alla luna dei leghisti (che si dicono sensibili ai temi delle specificità culturali) l’Italia ha ratificato il Trattato di Lisbona sulla nuova Costituzione europea. Il voto è arrivato all’unanimità nell’aula della Camera. I voti favorevoli sono stati 551.
Senza entrare nel merito dei contenuti del Trattato, ancora una volta gli Italiani sono stati scippati dell’unico strumento di democrazia diretta: il referendum.
Meglio non rischiare la bocciatura che, dopo gli Irlandesi, forse anche gli Italiani riserverebbero all’Europa degli affaristi senza scrupoli e del mercato globale.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.