La popolazione scende in piazza e il governo, consapevole del calo di popolarità, offre le dimissioni. È successo in Corea del Sud, dove il Presidente Lee Myung-bak sembra essere orientato a risolvere la crisi di legittimità che sta attraversando l’esecutivo (e a salvaguardare la propria posizione) con un rimpasto. I primi malumori sono stati registrati ad aprile, quando Seoul ha deciso di cancellare il bando sulle importazioni di manzo dagli Stati Uniti, introdotto nel 2003 in seguito al rilevamento di bestiame infettato dal morbo dell’encefalite spongiforme bovina, più nota come malattia della mucca pazza. Dai primi di maggio, migliaia di coreani hanno iniziato a scendere regolarmente in piazza per sollecitare la conferma del divieto di importazione delle carni americane, e non la sua archiviazione.
Martedì mattina, in risposta anche ai malumori che hanno accompagnato la scelta del governo di inviare una delegazione negli Stati Uniti per raggiungere un compromesso sull’accordo, nel bel mezzo di Seoul le forze dell’ordine hanno posizionato dei container per impedire ai manifestanti di accedere agli edifici governativi e alla residenza presidenziale. Durante la notte, costantemente monitorati da migliaia di poliziotti, sono stati ben 80.000 i coreani (700.000 secondo gli organizzatori della manifestazione) che, dalle strade della capitale, hanno preteso le dimissioni del Presidente.
La popolazione, infatti, non ha approvato neppure il compromesso annunciato dal governo la settimana scorsa, in base al quale le carni di manzo importate dagli Stati Uniti avrebbero dovuto appartenere a capi di bestiame con non più di trenta mesi di età (eliminando, quindi, il pericolo di importare carni del 2003/2004). La revoca del divieto di importazioni di carne americana serve soprattutto a facilitare l’implementazione dell’accordo che crea un’area di libero scambio tra i due Paesi, in discussione da giugno 2007, visto che, fino al 2003, la Corea ha rappresentato il principale importatore di manzo per l’America. Fortunatamente, la contestazione di martedì si è risolta con solo 24 fermi, due arresti ma nessun episodio di violenza significativo.
Secondo Christian Jun Park, un attivista intervistato dalla BBC, la protesta si è trasformata da una manifestazione contro l’importazione di manzo statunitense a una lotta per la democrazia, intesa come salvaguardia degli interessi dei cittadini, in cui si è riconosciuto tutto il Paese. Forse anche per togliere il Presidente dall’imbarazzo di una lettera di dimissioni da firmare a soli tre mesi dall’investitura popolare ricevuta, il primo ministro ha esplicitato la propria disponibilità ad essere rimosso dall’incarico assieme all’intero esecutivo. Tuttavia, il Presidente Lee ha subito fatto sapere che sarebbe stato disponibile ad accettare soltanto delle dimissioni selettive. Contemporaneamente, per recuperare un po’ di consensi, il governo ha annunciato la prossima ridistribuzione di un sussidio di 10 miliardi di dollari tra le famiglie a basso reddito e un aumento delle pensioni.
- Venerdì 13 Giugno 2008

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