Argentina, torna l’incubo bancarotta

Argentina

La presidenta Cristina Kirchner
Dopo una crescita media annuale dell’8,8 per cento registrata tra il 2003 e 2007 l’Argentina è di nuovo sull’orlo di una crisi. Che rischia di esplodere con la violenza del dicembre 2001. Questo, almeno, è il timore diffuso tra la popolazione: nelle ultime settimane i piccoli risparmiatori hanno ritirato dalle banche l’equivalente di circa 2 miliardi di dollari. A creare lo stato d’allerta le voci sempre più insistenti di nuove misure straordinarie da parte del governo del presidente Cristina Kirchner.
Quella di inizio giugno è stata la decima settimana consecutiva di calo delle riserve in valuta straniera, segnale chiaro che la popolazione vende pesos per comprare dollari ed euro da mettere sotto il materasso, nel timore di rivivere il fenomeno del «corralito», il blocco governativo dei conti correnti che tra fine 2001 e inizio 2002 erose tre quarti del potere d’acquisto di chi aveva lasciato i suoi risparmi in banca.
Che maggio sia stato terribile per l’economia argentina lo testimonia pure l’inflazione al 3 per cento mensile che ha portato Garbarino, Frávega e Rodó, i tre principali marchi che distribuiscono elettrodomestici nel paese, a interrompere le vendite in 12 rate senza interessi dei loro prodotti tramite carta di credito.
L’Indec, l’istituto statistico argentino «occupato» lo scorso anno dai funzionari dell’ex presidente Néstor Kirchner con l’obiettivo di fargli annunciare dati statistici graditi al suo clan, dichiara un’inflazione del 9 per cento annuo. Istituti indipendenti, invece, parlano di un 30 per cento, in ulteriore crescita su alcuni beni alimentari come latte, carne e pane.
A preoccupare maggiormente è l’atteggiamento del governo. Invece di attrarre investimenti produttivi, così da aumentare l’offerta di beni o frenare i consumi interni, per bloccare l’inflazione Cristina Kirchner si è impegnata in un forzoso quanto inutile controllo dei prezzi. Ricorrendo addirittura ai «piqueteros», i sindacalisti disoccupati che un tempo bloccavano le strade di Buenos Aires.
Ma a far esplodere la polveriera argentina potrebbe essere la tassa «mobile» sull’export dei cereali introdotta a marzo dal governo con un decreto senza neanche consultare il parlamento. Questo balzello ha fatto scendere sul piede di guerra tutto il settore agricolo, che ha visto i propri utili trasformarsi in perdite. Risultato: gli agricoltori hanno sospeso le esportazioni e bloccato le strade con i trattori per 3 mesi.
«Questa donna sta uccidendo la gallina dalle uova d’oro dell’Argentina, la campagna» si sfoga Juan Carlos Mesquida, piccolo produttore di Carlos Casares, un paese a 300 chilometri dalla capitale, mentre il suo trattore viene rimosso. «L’errore più grande di Cristina Kirchner» spiega a Panorama Julio Céliz, analista della Nación, «è stato non aver compreso le ragioni della protesta, che ha definito una rivolta dell’abbondanza. Ora rischia di pagarla cara».

Commenti

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Il 15 Giugno 2008 alle 11:32 L’Argentina rischia un nuovo default - PiccoloSocrate.com ha scritto:

[...] swap Puoi seguire tutte le novità tramite il RSS 2.0 Feed. Puoi lasciare un commento, o un trackback dal tuosito. [...]

Il 17 Giugno 2008 alle 5:03 Ogni dieci anni « Il Migratore Clandestino ha scritto:

[...] Ogni dieci anni Pubblicato 16 Giugno, 2008 Argentina , Politica Non se ne esce. Il conflitto tra il governo argentino e il settore rurale dura ormai da oltre tre mesi e in questi ultimi giorni ha ripreso vigore. Ormai si tratta di un vero e proprio braccio di ferro, una miscela potenzialmente esplosiva fatta di blocchi stradali, dichiarazioni a muso duro, minacce, accuse di golpismo, appelli alla mobilitazione popolare, difficoltà nell’approvvigionamento di beni di prima necessità e carburanti, aumento dei prezzi. Stasera sono tornati i cacerolazos per le strade di Buenos Aires. Le parti in conflitto non si parlano, si guardano in cagnesco, i richiami al dialogo che provengono da più parti cadono nel vuoto. Il governo di Cristina Fernández è sempre più isolato, come ben analizza Fritmayer. E questo scontro si inquadra in una situazione di crisi più ampia. Scrive Paolo Manzo che “nelle ultime settimane i piccoli risparmiatori hanno ritirato dalle banche l’equivalente di circa 2 miliardi di dollari” e l’inflazione reale, checché ne dica l’istituto ufficiale di statistica, viaggia sul 25-30 % annuale. Lo spettro della crisi ciclica, quella che tutti gli argentini si aspettano rassegnati ogni dieci anni, si fa sempre più reale. [...]

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