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Oliver Roy: vi spiego perché Al Qaeda sta perdendo la guerra

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  • Tags: Al Qaeda, Bin-laden, Oliver-Roy, terrorismo-islamico
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Le 7 vite di Bin Laden

Con l’attentato del 2001, ha cambiato il corso della Storia, segnando il passaggio di Millennio con l’abbattimento delle Twin Towers. A sette anni di distanza, la terribile idra del terrorismo islamico, Al Qaeda ha perso capacità d’azione su scala internazionale, ma soprattutto sembra essere diventata marginale. Entrata in crisi. E anche se mantiene una discreta potenza militare, soprattutto in Iraq, il network guidato da Osama Bin Laden e Al Zawahari non sembra in grado di colpire in Occidente.

“La formula del terrorismo globale non funziona più. Ora esiste solo il livello locale” - dice Oliver Roy, uno dei maggiori esperti di Islam a livello europeo. Autore di numerosi libri, diversi dei quali pubblicati in Italia; direttore del Cnrs, “Laboratorio Mondo Iraniano”, docente universitario all’Istitut d’Etudes Politeques di Parigi, Roy è da un decennio consulente del ministero degli esteri francese. Nelle sue inchieste, ha indagato sull’islamismo radicale anche se sono noti soprattutto i suoi studi sociologici sui musulmani in Europa.

Rete sconnessa. In questa intervista ci racconta l’attuale stato di salute di Al Qaeda. “Ci sono molte cellule che hanno assunto il suo marchio. Ma nessuna riesce ad avere un collegamento diretto con i vertici dell’organizzazione, nascosti nella zona a confine tra l’Afghanistan e il Pakistan. La rete, rispetto al passato, è molto più sconnessa”. Berlino, Parigi, New York, Roma, in questo momento, non sono più i campi di battaglia del network, spiega Oliver Roy. Certo. Colpire l’Occidente rimane una priorità di Osama Bin Laden, ma i mezzi per poterlo fare, adesso sembrano mancare all’Emiro. Dopo l’attacco all’America, dopo le bombe di Londra e Madrid, i servizi di intelligence e gli apparati di sicurezza hanno sviluppato una forte capacità di prevenzione. I gruppi terroristici “locali” incontrano forti difficoltà a organizzare gli attentati. “Se potessero colpire la Francia di Nicolas Sarkozy o l’Italia di Silvio Berlusconi, lo farebbero volentieri, ma ora è molto più difficile”. Faranno un attentato negli Usa prima delle presidenziali di novembre? Roy, a questa domanda, risponde secco: “Non credo perché il messaggio non sarebbe chiaro. Un attacco contro chi? John Mccain o Barak Obama ? No, troppa confusione. Non avrebbe senso”. Così, in questa situazione, l’Occidente, ma soprattutto l’Europa è diventato bacino di reclutamento per l’Iraq e l’Afghanistan.

Profilo del nuovo jihadista. “Sono per lo più i musulmani di seconda generazione e i convertiti che decidono di arruolarsi nelle file di Al Qaeda per andare a combattere gli americani a Baghdad e Kabul. In questa loro scelta – racconta l’esperto francese – ci sono diverse motivazioni. Tra cui, non lo voglio nascondere, anche una certa voglia di avventura che un teatro di guerra come quello iracheno è in grado di offrire.”

Oliver Roy Perdite in Iraq. Anche nel paese invaso nel 2003 dalla truppe statunitensi, però l’attività di Al Qaeda sembra essere ridotta rispetto al passato. Il generale David Petraeus, ex comandante in capo dell’esercito Usa in Iraq, nelle recenti audizioni davanti al Congresso di Washington, ha spiegato come il gruppo terroristico sarebbe stato fortemente indebolito dai colpi inferti dai suoi soldati. Roy concorda parzialmente con l’analisi, ma quando gli chiediamo se l’America stia vincendo la Guerra contro il Terrore, preferisce rispondere con molta prudenza. “È presto per dirlo. Sicuramente se Al Qaeda perde è più per colpa (merito) della sua incapacità di strutturarsi come un vero network politico-militare-affaristico, che per le vittorie riportate da coloro che lo combattono”.

Crisi a Riad. Prova fondamentale di questa tesi è la situazione dell’organizzazione in Arabia Saudita, laddove è nata e dove era riuscita costruirsi un discreto consenso. Ora, invece, superate le lotte intestine alla famiglia reale – che avevano contribuito a far lievitare l’importanza del gruppo fondamentalista armato – con Re Abdullah saldo sul torno, Al Qaeda ha perso peso e seguito. Da tempo non si registrano più attacchi nel paese che ospita i luoghi santi dell’Islam. Il network di Bin Laden sta quindi scivolando fuori dalla scena principale. Ma c’è qualcuno altro che può prenderne il posto e l’eredità? “No – ribadisce Roy – la formula del terrorismo globale non funziona più”. Ma questo non vuole dire che la minaccia sia meno grave. Anzi.

  • michele.zurleni
  • Lunedì 16 Giugno 2008
Guerra ai talebani: Karzai e Musharraf ai ferri corti »
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