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	<title>Mondo &#187; Srebrenica: parte il processo ai caschi blu olandesi</title>
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	<description>Canale Mondo di Panorama.it</description>
	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 18:59:47 +0000</pubDate>
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		<title>Srebrenica: parte il processo ai caschi blu olandesi</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 10:11:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>michele.zurleni</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[I sopravvissuti del peggior genocidio commesso in Europa dopo la Secondo Guerra Mondiale portano sul banco degli imputati, all'Aja, il governo di Amsterdam e i caschi blu. Accusati di aver collaborato con le truppe serbo bosniache  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://gallery2.panorama.it/gallery/la_strage_di_srebrenica/7788_11_luglio_2007.html" title="11 luglio 2007"> <!--m--> <img src="http://media.panorama.it/media/foto/2007/07/11/482ed138b8119_zoom.jpg" alt="11 luglio 2007" border="0" width="500" /> </a></p>
<p>Dietro questa storia ci sono un uomo, una donna, una famiglia e 8000 fantasmi; le vittime del <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/675945.stm" target="blank">massacro di Srebrenica</a>. Ricordate? Era il caldo luglio del 1995. C&#8217;era la guerra in Bosnia. L&#8217;uomo è <a href="http://www.pbs.org/wnet/cryfromthegrave/eyewitnesses/hasan.html" target="blank">Hasan Nuhanovic</a>.<br />
Ora ha 40 anni. Allora era un interprete dei caschi blu olandesi. È stato uno dei pochi sopravvissuti a quella che è stata definita “la peggiore atrocità” commessa in Europa dopo la Secondo Guerra Mondiale.</p>
<p>La donna è <a href="http://research.leidenuniv.nl/index.php3?c=441" target="blank">Liesbeth Zegveld</a>, avvocato di Amsterdam, specializzata nella difesa dei diritti umani. Mehida, Damir e Alma Mustafic sono invece la famiglia di Rizo, meccanico impiegato presso la base militare delle Nazioni Unite della cittadina bosniaca. Lui non ce la fece: venne ucciso dai soldati del generale serbo-bosniaco Ratko Mladic. Il 16 giugno, la vedova e le figlie di Mustafic sedevano accanto ad Hasan, e dietro al loro avvocato, nella aula del Tribunale dell&#8217;Aja. Dove è iniziata una delle più importanti cause riguardanti il massacro. E non è l&#8217;unica che parte in questi giorni. Il 18 giugno un&#8217;altra corte olandese discuterà della denuncia presentata da un&#8217;associazione che si chiama “<a href="http://www.srebrenica.ba/index.en.php?link=articles&amp;p=2" target="blank">Le madri di Srebrenica</a>”, una sorta di prima class action del genocidio.</p>
<p>Potrebbero essere due sentenze pilota, in grado di creare un precedente, dare ossigeno a migliaia e migliaia di altri ricorsi. Ma, soprattutto potrebbe essere la prima volta che una corte di giustizia indica chi furono i conniventi, i complici, i corresponsabili di quella strage. Dopo numerosi tentativi, Liesbeth Zegveld è riuscita a portare sul banco degli imputati il governo olandese e le Nazioni Unite. Coloro che avevano il compito di difendere gli abitanti dell&#8217;enclave bosniaca. E che, invece, lasciarono il campo libero ai fucili e ai coltelli serbi. I suoi assistiti erano lì. Videro tutto e, dopo averlo fatto in interviste, conferenze, denunce, hanno finalmente potuto raccontarlo anche ai magistrati dei soldati che avrebbero dovuto difenderli e che, invece, li tradirono, aprendo le porte ai loro carnefici.</p>
<p>Hasan Nuhanovic ha descritto il momento in cui i caschi blu olandesi ordinarono a lui e alla sua famiglia di lasciare la base militare in cui erano rifugiati. “Sapevo io, sapevano tutti, che equivaleva a una condanna a morte. Mia madre piangeva, io anche. Solo mio fratello, 22 anni, era troppo orgoglioso per farlo”. Sotto gli occhi dei soldati Onu, i serbi uccisero quasi tutti i maschi della comunità. Vecchi, adulti, giovani, bambini, tanti bambini. Ci sono filmati che immortalano l&#8217;entrata in città del generale Mladic. Un paio di strette di mano ai caschi blu; i bosniaci incolonnati e caricati sugli autobus che li avrebbero portati alle fossi comuni; le carezze sui visi terrorizzati dei più piccoli, che, dopo quelle riprese, avrebbero avuto ancora solo qualche minuto di vita in più.</p>
<p><code>
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<p>Nel 2002, un&#8217;inchiesta indipendente dell&#8217;Istituto olandese per la documentazione di guerra indicò le responsabilità del governo dell&#8217;Aja per aver mandato in Bosnia truppe male addestrate ed equipaggiate, creando così i presupposti per la loro “<a href="http://srebrenicagenocide.wordpress.com/2007/11/26/dutch-niod-report-on-srebrenica/" target="blank">resa” incondizionata</a>” di fronte alle truppe serbe. Una missione impossibile, condizionata – in quella sanguinosa estate - anche dalla scarsa volontà delle Nazioni Unite di intervenire a difesa dei bosniaci.</p>
<p><a href="http://gallery2.panorama.it/gallery/la_strage_di_srebrenica/7787_11_luglio_2007.html" title="11 luglio 2007"> <!--m--> <img src="http://media.panorama.it/media/foto/2007/07/11/482ed137d84af_zoom.jpg" alt="11 luglio 2007" border="0" width="500" /> </a></p>
<p><strong>L&#8217;autodifesa burocratica del governo olandese.</strong>  Ieri, per difendersi dalle accuse di Hasan, Mehida, Damir e Alma, il rappresentante dell&#8217;esecutivo olandese Bert Jan Houtzagers si è trincerato dietro una giustificazione burocratica: ha detto che i parenti uccisi non erano sulla lista degli impiegati delle Nazioni Unite e quindi non avevano il diritto a una protezione speciale. Rizo Mustafic lavorò per 18 mesi presso la base dell&#8217; Onu, ma nessuno gli fece mai un contratto. Quindi, quando arrivarono i serbi, gli venne detto di lasciare l&#8217;accampamento olandese. Il rapporto del 2002, classificò questo come un caso di &#8220;cattiva comunicazione&#8221;. “Noi vogliamo giustizia. Non potete dirci che nostro padre è morto a causa di un problema di comunicazione “ - ha detto ai giornalisti Alma Mustafic. L&#8217;avvocato Zegveld cercherà di dimostrare che venne violato statuto contro i crimini di guerra adottato dall&#8217;Aja nel dopoguerra, secondo il quale è un delitto “abbandonare qualcuno al nemico”. Bene – ha scandito la docente universitaria - è proprio quello che fecero i nostri soldati laggiù”. L&#8217;uomo, la famiglia (e gli 8000 fantasmi che li accompagnano) hanno già annunciato che non mancheranno alla prossima udienza, fissata per il 10 settembre prossimo.</p>
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