Anche dopo decenni di prigionia, i sudcoreani intrappolati nella parte settentrionale della penisola non perdono la speranza e aspettano, pazientemente, il loro colpo di fortuna. Questa settimana, è stato Yun Jong-su, un pescatore di 66 anni, ad avere la possibilità di varcare definitivamente il confine della Corea del Nord. Reduce da 33 anni di esilio forzato, Yun ha fatto di tutto per non farsi scappare la sua “grande occasione”. Yun ricorda ancora quando, nel lontano 1975, venne rapito assieme ad altri 32 pescatori con cui stava veleggiando le coste orientali del suo Paese. Pochi mesi dopo, venne confinato in una azienda agricola a Kaechon, dove ha trascorso gli ultimi 33 anni della sua vita.
In realtà, racconta Choi Sung-yong, il responsabile di una delle tante associazioni impegnate nella lotta per il rimpatrio dei sudcoreani (Abductees’ Family Union Association), il viaggio della salvezza di Yun Jong-su è iniziato circa due mesi fa, quando riuscì a varcare il fiume Duman, che segna il confine tra la Corea del Nord e la Cina, e chiedere asilo politico al Consolato sudcoreano di Shenyang. Yun attende ora l’autorizzazione al rimpatrio, ma il Ministro degli Esteri coreano ha già comunicato che potrebbero essere necessarie settimane per risolvere questa delicata questione diplomatica.
Felice di poter presto riabbracciare il fratello Yun Ju-seung, Yun Jong-su non è però ancora riuscito a trovare la serenità. Teme infatti che la moglie (coreana-giapponese, 67 anni) e la figlia (25) lasciati a Kaechon e che avrebbero dovuto seguirlo nella fuga dopo pochi giorni, possano essere state arrestate dalla polizia militare. Associazioni come quella di Choi Sung-yong stimano possano essere almeno 458 i civili (in prevalenza pescatori) ancora intrappolati nel Nord. Inoltre, altri 500 prigionieri di guerra cattutari tra il 1950-53 non sono mai stati rimpatriati. Negli anni ’70 e ’80, venerro rapiti centinaia di civili, giapponesi e sudcoreani, sembra per essere impiegati nelle scuole, negli ospedali e nelle aziende agricole. Il governo del Nord, naturalmente, nega.
La possibilità che il Sud e il Nord possano giungere a un accordo per porre fine a questo sopruso resta remota. Oggi come allora, il regime autoritario del Nord, che di fatto si limita a fingere di combattere una povertà cronica che ha ormai ridotto l’intero Paese alla fame, siglando accordi che smettono di essere rispettati col venir meno delle condizioni di emergenza, continua a mentire, bloccando illegalmente coreani e giapponesi, ma dichiarando ufficialmente che nessuno straniero è trattenuto nel Paese contro la propria volontà.
- Martedì 17 Giugno 2008

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