La data ora c’è: il 21 giugno, sabato prossimo. Quel giorno il fuoco della fiaccola olimpica passerà per Lhasa, la capitale del Tibet. E quel fuoco potrebbe accendere la miccia di nuove rivolte. “La situazione nella provincia è sotto controllo” sostengono le autorità cinesi, ma hanno presente il rischio di disordini e proteste violente, come quelle del marzo scorso che hanno causato circa 200 morti con la repressione. Lhasa è ancora chiusa agli osservatori internazionali e ai giornalisti, dal 14 marzo. Dopo alcuni tentennamenti, il percorso della torcia accesa a Olimpia aveva subito stop e cambiamenti di percorso, giustificati ufficialmente dal lutto nazionale per il terremoto in Sichuan. Ma la questione del passaggio della fiaccola, nuovo simbolo dell’orgoglio cinese, contestata a Londra, Parigi e San Francisco, in territorio tibetano, era rimasta in sospeso. I gruppi di esuli tibetani avevano chiesto l’annullamento del percorso. Oggi invece sul sito web del comitato organizzatore delle Olimpiadi è giunta la conferma: nessun passo indietro, la fiaccola passerà sotto il Potala, l’ex residenza del Dalai Lama. Stamane intanto si è svolta la prova generale di ciò che potrebbe succedere: la fiaccola olimpica è passata da Kashgar, in passato un importante centro sulla Via della Seta e oggi città simbolo del nazionalismo degli Uighuri, la minoranza etnica di religione musulmana presente nella provincia cinese del Xinjiang.
Solo poche persone accuratamente selezionate erano presenti sul percorso della fiaccola mentre il grosso della popolazione è stata tenuta lontana, tra eccezionali misure di sicurezza. Rispetto a marzo, quando scoppiò la rivolta tibetana che ebbe grande eco sulla stampa internazionale, la Cina adesso, a meno di due mesi dalle Olimpiadi, appare meno isolata: la solidarietà internazionale per il terremoto in Sichuan con le sue 70mila vittime e l’adesione di alcuni leader (George Bush in primis) alla cerimonia inaugurale a Pechino l’otto agosto hanno placato le proteste dei media cinesi. Oggi anche il premier del Giappone Yasuo Fukuda ha confermato la propria presenza. Ma da sabato la situazione potrebbe cambiare di nuovo.
- Mercoledì 18 Giugno 2008

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