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Tregua a Gaza: l’azzardo di Olmert

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  • Tags: Abu Mazen, Ehud-Olmert, Gaza, Hamas, Israele, Olmert
  • Un commento

manifestazione tel aviv11
Una manifestazione a Tel Aviv per chiedere le dimissioni di Ehud Olmert

Ilan Greilsammer è uno dei più importanti politologi israeliani. Docente alla Bar Iilan University di Tel Aviv, collaboratore di numerose testate, tra cui Le Monde, in Italia è conosciuto per aver pubblicato una monumentale opera sul sionismo. Commenta il cessate il fuoco tra il governo israeliano e Hamas. Ma non è molto ottimista sulla tenuta della tregua. “L’accordo è stato raggiunto perché era interesse di entrambe le parti – in questo momento - trovare un’intesa. E questo perché la dirigenza di Hamas vuole tempo per ricostruire la propria potenza militare, ma anche le strutture sociali e economiche di Gaza, duramente colpite dai raid aerei e dal blocco israeliano. Il governo Olmert aveva invece l’urgenza di fermare i bombardamenti su Israele e avere indietro il caporale Gilad Shalit, rapito dai militanti palestinesi nella Striscia nel giugno del 2006”.

La debolezza di Olmert. Troppi fronti aperti per il primo ministro Ehud Olmert. Per il premier era necessario chiuderne – temporaneamente – uno. In grave difficoltà a causa dell’inchiesta sui fondi elettorali, con i vertici del suo partito – Kadima - in rivolta contro di lui e, in più, con gli alleati laburisti che ne hanno chiesto la testa, Olmert ha spinto per il dialogo con Hamas, dopo aver valutato e scartato l’opzione di una nuova invasione militare di Gaza.

Dopo giorni di trattativa al Cairo, le due parti hanno trovato l’intesa per sei mesi di cessate il fuoco. Dopo aver ricevuto dal capo delegazione, il generale Amos Gilad, i dettagli dell’accordo, Olmert e il ministro delle difesa, il laburista Ehud Barak, hanno dato il segnale verde. “Sì, ma non durerà – dice Ilan Greilsammer – E guardi, il mio non è pessimismo, ma realismo. Credo, infatti, che Hamas sfrutterà questo periodo per riarmarsi, per fare arrivare nella Striscia nuovi razzi e munizioni. Allo stesso tempo, Israele – che sa bene che questo è uno degli obiettivi di Hamas - ad un certo punto dirà: basta. Che posso dirle? Magari per un mese, due mesi, il cessate il fuoco reggerà, ma poi si tornerà alla guerra. E’ inevitabile”. Anche la Jihad islamica, il gruppo che ha rivendicato molti dei lanci di razzi sulla città israeliana di Sdreot, ha detto che si allineerà alle scelte fatte dalla dirigenza di Hamas. Non saremo noi a romperla – ha fatto sapere un portavoce. Ma manterrà i patti ? Comunque sia, la trattativa tra il governo israeliano e la fazione palestinese fondata nel 1987 dallo sceicco Ahmed Yassin non deve essere sopravvalutata.

La debolezza di Abbas. Secondo Greilsammer, infatti, l’organizzazione islamica radicale palestinese non ha alcuna intenzione di riconoscere Israele. Per questo, Gerusalemme non vuole assolutamente avviare dei colloqui formali e più approfonditi con Hamas. “Si tratta di una semplice tregua d’armi, come è successo in passato. E come succede spesso in conflitti di lunga durata”. Altri commentatori israeliani hanno espresso giudizi negativi sul cessate il fuoco. Il quotidiano Hareetz, per esempio, scrive che l’accordo non solo rafforza Hamas, ma soprattutto indebolisce il Presidente palestinese Mahmoud Abbas alla vigilia della sua prima visita a Gaza dopo la rottura (e la guerra civile nella Striscia) tra Hamas e l’Anp.

La scommessa. Ma è un prezzo che Olmert ha voluto pagare. Per il premier israeliano, ribadisce il docente di Bar Iilan, era importante arrivare all’accordo. La sua strategia del dialogo sembra destinata ad ampliarsi. In concomitanza con l’annuncio dell’intesa con Hamas, Mark Regev, il portavoce del primo ministro, ha fatto sapere che esiste la disponibilità del governo israeliano di aprire trattative dirette con il Libano sull’annosa controversia territoriale delle Fattorie di Shebaa. Un altro passo importante. Un altro file aperto in Medioriente. E se Olmert avesse scelto la strada del dialogo con il nemico – e non delle armi, come spesso accade ai leader in difficoltà – per rimanere in sella?

Cisgiordania
Cisgiordania: George Bush incontra Abu Mazen nel Palazzo della Muqata nel gennaio 2008

  • michele.zurleni
  • Giovedì 19 Giugno 2008
Giappone, il paese degli omicidi di massa »
« Fidel Castro torna in video dopo cinque mesi

Commenti

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Il 19 Giugno 2008 alle 13:52 melloni ha scritto:

Commovente prova di bontà da parte di Sion !
Il regno khazaro è stanco di abbeverarsi con il sangue palestinese ?
Oppure, verosimilmente, egiziani e sauditi hanno finalmente fatto pressioni sugli Usa per far sospendere il genocidio a Gaza ?
Certamente l’Europa non si sarebbe mai azzardata a chiedere di cambiare bevanda …

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