Da San Paolo
Non c’è bisogno di contare i 25mila piatti di pasta al forno serviti ogni 19 settembre durante la festa di San Gennaro per rendersi conto che San Paolo è la più grande città italiana al mondo grazie ai tantissimi nostri connazionali che qui, come nel resto del Brasile, sono emigrati negli ultimi due secoli. E proprio questa presenza massiccia ha addirittura portato il governo verde-oro a mettere in calendario una giornata nazionale dell’immigrazione italiana, che si celebrerà a partire dal 2009 ogni 21 di febbraio. La data è stata istituita dal vicepresidente brasiliano, José Alencar, nel corso di una cerimonia alla quale hanno partecipato nel palazzo presidenziale del Planalto, a Brasilia, l’ambasciatore d’Italia in Brasile Michele Valensise e tutti i consoli italiani operanti nel gigante sudamericano. Attualmente gli oriundi italiani in Brasile sono 31 milioni, un quinto dei quali abitano proprio San Paolo. Tra questi anche la moglie del presidente della repubblica Lula, dona Marisa, il cui bisnonno Giovanni Casa nacque a Pontida nel 1884 e prima di provare l’avventura brasiliana come milioni di altri nostri connazionali che partivano con la valigia di cartone risiedeva nella bergamasca, a Palazzago.
“Bom dia, piaccere, sono Vincenzo dalla Calabria”. Queste le prime parole che mi hanno accolto entrando nell’ascensore del condominio dove mi sono trasferito, a San Paolo appunto. Del resto con la Gazzetta dello Sport sotto braccio - qui la vendono in tutte le edicole - anche un settantenne miope come Vincenzo ha gioco facile nel capire che sono un “paisano”. Che poi lui sia originario di Luzzi, provincia di Cosenza e io di Santo Stefano Belbo, provincia di Cuneo, è un dettaglio su cui conviene sorvolare. Siamo italiani, mi abbraccia e mi dice che per qualsiasi cosa, lui e sua moglie “ci sono”.
Tre volte Milano e due Roma con i suoi sei milioni di italiani. Questa è San Paolo che con oltre mezzo miliardo di pizze consumate l’anno - non è un refuso, per gli amanti della precisione sono 516 milioni - straccia Napoli. Non a caso la prima edizione di Fispizza, la Fiera internazionale di tutto il mercato industriale e tecnologico che ruota attorno al piatto tipico partenopeo, è stata ospitata proprio qui lo scorso settembre e, tra un mese, la metropoli più italiana del mondo è pronta a fare il bis.
Se venite a San Paolo, comunque, un Vincenzo dalla Calabria lo incontrerete di sicuro prima o poi. Io l’ho incontrato subito. Ed è simpaticissimo. Come la famiglia Bauducco (terzo piano, origini piemontesi), i Faletti (pavesi) e i Longo (sesto piano, un mix istriano-calabrese). Del resto persino San Gennaro, santo patrono di Napoli, era calabrese. Come il governatore dello stato di san Paolo, Giuseppe (José) Serra, figlio di un immigrato della Locride, Francesco, professione fruttivendolo. Qui essere italiano è un “plus” e “se hai voglia di lavorare farai una vita bellissima e piena di soddisfazioni”. Me lo ripetono più e più volte mentre mangio il mio piatto di pasta al forno, seduto nel ristorante Don Carlini del quartiere Mooca, insieme a Bixica uno dei ridotti dell’immigrazione italiana e dove il prossimo 21 febbraio saranno migliaia a festeggiare la prima giornata delle immigrazione italiana, ovvero la loro.
- Sabato 21 Giugno 2008

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