- Tags: atomica, Ely-Karmon, Iran, Israele, Mahmoud Ahmadinejad
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Ely Karmon è uno dei più importanti analisti militari israeliani. Parla della minaccia iraniana. Lo fa dopo che, sabato scorso, l’ex capo del Mossad Shavtai ha detto che Israele ha un anno di tempo per distruggere le installazioni nucleari di Teheran, altrimenti rischia di essere l’obiettivo di un attacco atomico da parte dell’Iran. Karmon, docente all’Istituto di Contro terrorismo di Herliya, è parzialmente d’accordo con questa affermazione: “Secondo alcuni, il regime del Presidente Ahmadinejad avrebbe una mentalità apocalittica. Potrebbe usare l’Arma contro di noi. Io non ne sono convinto” afferma l’analista israeliano. “Ma il pericolo che vedo non è meno importante. Infatti, una volta che Teheran avrà la bomba, il Medio Oriente sarà completamente destabilizzato. Sotto la forza del suo ombrello atomico, l’Iran potrà alimentare il terrorismo in Iraq, in Libano, a Gaza, negli Stati del Golfo Persico”.
Questa è una minaccia che mette a rischio la stessa esistenza di Israele. E la sua ombra si avvicina sempre di più. Si, perché Karmon dà ragione all’ex capo del Mossad sul tempo a disposizione di Gerusalemme per eliminare il pericolo. “Anche in passato abbiamo avuto sorprese in questo campo. Per esempio, l’India o il Pakistan hanno effettuato esperimenti nucleari senza che gli apparati di intelligence americani o israeliani ne fossero prima a conoscenza. Oppure, il caso della Libia. Il cui programma è stata scoperto soltanto dopo le forti pressioni, gli interrogatori dello scienziato pakistano Abdul Qadeer Khan, padre dell’atomica di Islamabad”. “Se penso a questi precedenti” prosegue Karmon “non mi stupirei che qualche mese Teheran facesse l’annuncio. Magari prima dell’insediamento del prossimo presidente americano. Quello sarebbe il punto di non ritorno”.
Inevitabile pensare ad un attacco militare contro le installazioni atomiche iraniane. Se ne parla da tempo. E i segnali sembrano aumentare in quella direzione. Non ultima, l’esercitazione aereo-navale condotta dalle forze armate israeliane la scorsa settimana. Tutti gli analisti hanno pensato ad un avvertimento a Teheran.
“Certo lo è stato. Ma sia per Israele, sia per gli Usa, non sarà certo facile la scelta di bombardare l’Iran. Non dal punto di vista militare, ma politico. Troppe opposizioni”.
Il governo di Ehud Olmert, in questa fase, si aspetta che la comunità internazionale faccia sentire il fiato sul collo del regime iraniano.
“Ci vorrebbero delle sanzioni più efficaci. Rispettate da tutti, anche dai paesi che, come la Russia, sono contrari a ad un linea più dura nei confronti di Teheran. Penso a una sospensione dell’importazione dei prodotti petroliferi raffinati, che l’Iran non è in grado di fabbricare, o a un blocco totale dei crediti esteri iraniani. Sono sicuro che gli elementi pragmatici del regime, dopo queste sanzioni, si metterebbero a ragionare sulla necessità di fermare per un po’ il progetto di sviluppo atomico per tornare seriamente al tavolo dei negoziati.” Se le sanzioni non venissero varate, spiega Ely Karmon, Washington e Tel Aviv sarebbero costrette a ricorrere l’ultima carta a disposizione: quella militare. “E probabilmente saranno gli Usa a giocarla”.
Da tempo, va avanti la guerra strisciante tra gli Stati Uniti e l’Iran. Un conflitto che viene condotto in Iraq, ma anche all’interno dello stesso territorio iraniano.
Seymour Hersh, il giornalista investigativo del New Yorker, ha rivelato che il presidente George W. Bush ha chiesto e ottenuto nei mesi scorsi dal Congresso, controllato dai democratici, il finanziamento di una serie di operazioni clandestine contro l’Iran per destabilizzare il governo di Ahmadinejad. In un documento top secret si parla di 400 milioni di dollari che la Casa Bianca utilizzerà per portare avanti le cover operations delle truppe speciali della Cia e del Pentagono inviate da tempo in Iran. Questi commando si si sono resi protagonisti della cattura delle forze di Al Quds, le formazioni della Guardia Rivoluzionaria iraniana che gli Usa accusano di essere tra gli organizzatori di attacchi contro le forze statunitensi in Iraq. Ma quando il conflitto scoppierà apertamente? Quando ci sarà l’attacco?
“Dipenderà da una serie di fattori” risponde Karmon. “In un anno, la matassa verrà districata. Ci saranno le elezioni in Iran e se vincessero i moderati, qualche speranza di evitare lo scontro possiamo averla. Se invece ciò non dovesse accadere, se non verranno decise nuove sanzioni, è probabile che il prossimo presidente Usa debba discutere dell’opzione militare con gli Europei. E, se non troveranno un’intesa, e se, poi, la Casa Bianca si renderà conto che l’Iran rischia di destabilizzare la Regione, più di quanto possa fare un blitz militare contro gli Ayatollah, allora l’attacco ci sarà”. Un anno di tempo, al massimo, per districare la matassa. Ma a quale prezzo?
- Martedì 1 Luglio 2008
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Commenti
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Il 2 Luglio 2008 alle 2:55 aldo1110 ha scritto:
Il riarmo atomico dell’Iran,a mio parere,non viene preso con sufficiente serieta’ ne tantomeno lo si pubblicizza sufficientemente.C’e’ una sorta di incoscienza collettiva,o sarebbe meglio dire,ignoranza collettiva di fronte alla gravita’ degli eventi.non si puo’ pensare cosi’ come fanno la maggior parte degli occidentali,che:il problema e’ di Israele e degli Stati Uniti quindi si arranginoloro.Escludendo una azione di sabotaggio organizzata all’interno del territorio ,praticamente impossibile da realizzare,non resta che l,opzione militare mirata,ovvero una serie di bombardamenti mirati usando ordigni di terrificante potenza come le MOAB bombs.molto simili come effetto ,ad un piccolo ordigno nucleare ma senza inquinamento radioattivo.Guai a noi se questa inerzia attuale che rasenta la stupidita’ ci portasse a dire,un domani molto vicino:ora e’ troppo tardi!
Il 2 Luglio 2008 alle 12:38 Attentato a Gerusalemme: trattore lanciato contro autobus, due morti » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Un trattore come kamikaze, lanciato contro gli israeliani. L’attentato è avvenuto alle 11 in Jaffa Road, una delle trafficate vie principali di Gerusalemme. Un palestinese ha lanciato un trattore contro un bus e un’ auto facendo capovolgere i due veicoli, con decine di passeggeri a bordo. Secondo la radio israeliana ci sarebbero tre vittime e una decina di feriti. L’ attentatore è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco dalle forze di polizia intervenute sul posto. Potrebbe essere un operaio di una delle ditte che stanno lavorando alla costruzione della metropolitana in città. Nella sua corsa, ha travolto tutti i mezzi che gli sono trovati davanti, scatenando il panico tra i passanti. Oltre all’autobus riverso su un fianco sulla strada, ci sono anche almeno due auto schiacciate a terra. Due mesi fa l’ultimo attentato in città, quando otto studenti furono uccisi in una scuola religiosa di ultraortodossi. LEGGI ANCHE: La bomba atomica iraniana destabilizzerà il Medio Oriente [...]
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