- Tags: Afghanistan, ameticani, iraq, vittime
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L’Afghanistan sembra destinato a rimanere una spina nel fianco per gli Usa e gli alleati della Nato che vi schierano truppe dal 2001. Per il secondo mese consecutivo la guerra contro i talebani ha provocato in giugno più caduti tra le truppe alleate di quella in Iraq.
Lo ammette anche il Pentagono che nei giorni scorsi avevo reso note alcune valutazioni emerse in un rapporto che registrava l’incremento delle attività militari dei talebani.
In giugno sono morti in Afghanistan 49 soldati della coalizione a guida statunitense Enduring Freedom e dell’International Security Assistance Force contro i 31 caduti in Iraq dei quali 29 americani, un azero e un georgiano.
Tra i soldati uccisi in Afghanistan 27 erano statunitensi e 13 britannici
a conferma che la gran parte dell’impegno bellico contro i jihadisti ricade sulle forze anglo-americane.
Dall’inizio delle operazioni contro i talebani, nell’ottobre 2001, non si era mai registrato un numero così elevato di vittime tra i soldati alleati e i prossimi mesi potrebbero essere ancora più sanguinosi considerato che le maggiori operazioni belliche si registrano solitamente tra maggio e novembre.
I dati dei primi cinque mesi del 2008 mostrano un aumento del 40 per cento degli attacchi contro le forze della coalizione in Afghanistan rispetto allo stesso periodo del 2007.
Al tempo stesso in Iraq gli attacchi e gli atti terroristici sono diminuiti dell’80 per cento rispetto all’anno scorso soprattutto grazie alla strategia applicata dal generale David Petraeus anche se, complessivamente, il conflitto iracheno rimane molto più sanguinoso di quello afgano avendo provocato dal suo inizio, nel marzo 2003, la morte di 4.420 militari alleati (4.113 americani e 176 britannici), cioè circa 5 volte di più dei caduti in Afghanistan dalla fine del 2001.
La differenza tra i caduti in Iraq e Afghanistan viene inoltre ingigantita dalla considerazione che mentre a Baghdad operano ben 165 mila militari alleati (150 mila dei quali americani) a Kabul vi sono solo 60 mila militari internazionali per oltre la metà statunitensi.
La maggior parte dei militari è rimasta vittima di ordigni stradali e secondo il portavoce di Isaf, il generale Carlos Branco, le perdite sono proporzionali all’aumento del numero delle forze internazionali che combattono i talebani: “Isaf attualmente ha molti più soldati che in passato e sono schierati in posti dove prima non stavano”.
- Martedì 1 Luglio 2008

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Il 2 Luglio 2008 alle 9:20 LArussa: “Sarà rinforzata la presenza italiana in Afghanistan” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] In Afghanistan il governo italiano ha deciso di rafforzare il contingente nella zona “calda” di Farah, dove ammette che i nostri militari combattono già da un anno e dove per questo, nei prossimi mesi, invierà più uomini ed elicotteri. Lo ha annunciato ieri il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, in visita nel Paese. A partire dal 5 agosto, quando l’Italia cederà ai francesi il comando della regione di Kabul dove attualmente ha circa 1.300 militari, 500 verranno spostati dalla capitale alla regione Ovest, tra Farah - dove adesso si trovano circa 200 uomini comprese le forze speciali della Task Force 45 - e Delaram, enclave meridionale inserita l’anno scorso nella Regione Ovest per facilitare le operazioni contro le infiltrazioni di ribelli verso nord. “Gli uomini saranno aumentati complessivamente di un battaglione in concomitanza con la cessione del comando della regione di Kabul… verranno spostati lì”, ha detto La Russa parlando della Regione Ovest, dove oggi ha visitato i militari italiani presenti a Herat e Farah. “Il rischieramento sarà a regime da novembre”, ha spiegato ai giornalisti il generale Vincenzo Camporini, capo di Stato maggiore della difesa, che ha accompagnato il ministro nella sua visita assieme al generale Giuseppe Valotto, capo del Comando operazioni di vertice interforze (Coi). Intanto con la visita e l’annuncio fatto oggi dal ministro è stata ufficializzata la presenza stabile di un contingente italiano a Delaram e delle forze speciali a Farah, a ridosso del sud dove gli alleati della Nato sono in piena guerra con i talebani. “Non c’è un’escalation (di violenze): c’è un’escalation di informazione. (Gli italiani) combattono così da un anno, ma sui giornali italiani non se ne parlava”, ha spiegato La Russa. “Prodi l’ha tenuto sottocoperta” nel tentativo di evitare problemi con la sinistra radicale, ha detto La Russa a proposito della presenza degli italiani a Farah, pur ammettendo che al suo posto avrebbe seguito la stessa linea. Tra forze speciali - Comsubin e Col Moschin - e forze d’élite - 4° Alpini paracadutisti e 66° Aeromobile - sono un centinaio i militari italiani a Farah. Con il rischieramento in programma, l’obiettivo, spiegano i militari, è di raddoppiare le capacità operative sul terreno, arrivando a un migliaio di “operativi”. LEGGI ANCHE: Ora i caduti americani in Afghanistan sono più che in Iraq- La guerra che non ci fanno vedere [...]
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