- Tags: censura, Cina, olimpiadi2008, Pechino
- Un commento
Piazza Tiananmen, 1989: un ragazzo con la camicia bianca blocca l’avanzata di un carrarmato durante le proteste contro il governo. Una scena entrata nella memoria collettiva. Ma non di tutti. Se un giovane cinese cerca su internet “Tiananmen 1989″ troverà decine di risultati: i link, però, portano a pagine bianche. Quella della “censura selettiva” è la nuova strategia per il controllo della rete: non bloccare più l’accesso a interi siti, ma soltanto a singoli contenuti: pagine web, video, immagini. Così chiunque su Wikipedia (l’enciclopedia collettiva nata dal contributo gratuito degli utenti) può leggere facilmente la biografia di Mao Zedong , ma nessuno può guardare la voce sulla rivolta di piazza Tianamen. Che, quindi, diventa una pagina bianca anche nella sua memoria. Come un’operazione chirurgica per cancellare i ricordi.
Il salto di qualità dei censori ha rivelato la sua efficacia durante la rivolta in Tibet: in poche ore i cyberpoliziotti hanno oscurato blog e video troppo espliciti sulle violenze degli scontri. Perfino le chat su QQ (un popolare servizio di messaggi istantanei sul web) sono state impedite appena un utente digitava la parola “Tibet”. Alle maglie delle pattuglie virtuali, però, sono sfuggiti alcuni spazi marginali: i siti di microblogging (come Fanfou), le reti peer-to-peer e alcune bbs (antenate dei forum, ampiamente utilizzate in Cina soprattutto dagli universitari). Il meccanismo di controllo, dunque, è capillare, ma imperfetto. E le piazze virtuali da presidiare sovrastano la capacità dei censori di agire immediatamente per eliminare le voci “scomode”.
La colonna di carri armati bloccata da un uomo a piazza Tiananmen
Per le Olimpiadi del 2008 raggiungeranno Pechino 500mila turisti. Gli italiani potranno leggere dal web i principali quotidiani nazionali, ma in alcuni casi dovranno aspettare alcuni minuti prima che la pagina digitale sia interamente visibile. È possibile leggere senza problemi otto fra i dieci blog italiani più popolari in rete. Bisogna attendere molto tempo per dare un’occhiata a quello di Beppe Grillo: lo spazio web del comico genovese espone una fascia in favore dell’indipendenza del popolo tibetano. Un blog della top ten, poi, non è raggiungibile dalla Cina. Per aggirare la cortina elettronica di Pechino il sistema più semplice è quello di utilizzare un aggregatore di feed rss (come Greader o FeedDemon): permette l’aggiornamento immediato evitando la connessione diretta con l’indirizzo proibito dalla censura. Pechino, però, non ha abbandonato i vecchi metodi. Da alcuni giorni non è raggiungibile 56.com, uno YouTube cinese frequentato dai giovani: non è incluso nella lista governativa dei siti affidabili per trasmettere video, un ingranaggio sensibilissimo che potrebbe consentire la diffuzione di filmati non graditi alle autorità durante le Olimpiadi. Come nel resto del mondo, infatti, i cinesi trascorrono sempre più tempo a guardare filmati sul web, ignorando le emittenti ufficiali come Cctv.
Sono 30mila i poliziotti che rovistano nella rete a caccia di cyberdissidenti. Ma la lotta è impari: i navigatori dell’ex Celeste impero hanno superato la soglia di 200milioni. Ecco perché negli ultimi mesi Pechino ha puntato anche sulla deterrenza psicologica: se una persona si avvicina a un sito web ritenuto “pericoloso”, appaiono due poliziotti animati sullo schermo (alti pochi centimetri) che lo mettono in guardia. E a consolidare la robustezza dello Scudo dorato (Golden shield, il sistema di sorveglianza di internet chiamato anche Great firewall of China) contribuiscono multinazionali straniere desiderose di non perdere uno dei mercati più ricchi del pianeta.
Un documentario sul sistema di censura cinese, il più sofisticato sistema di sorveglianza del web al mondo
- Venerdì 4 Luglio 2008

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Commenti
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Il 4 Luglio 2008 alle 20:35 I palazzi per le Olimpiadi di Pechino « Le cittá sono la ricchezza delle nazioni ha scritto:
[...] Le societa’ aperte come quella di Taiwan sono forse piu’ lente ad intraprendere grandi opere con la imponenza e velocita’ di Pechino, ma sono migliori in quanto a creativita’ ed innovazione. Nonostante tutti successi industriali e le grandi opere che la Cina sta mostrando al mondo, l’ingerenza del partito e’ ancora notevole e spesso pone un freno allo sviluppo della economia e della societa’ Cinese. Un freno che va dal controllo della Rete alla totale intolleranza contro forme anche piccole di protesta politica o di liberta’ religiosa, che continuano ad essere soppresse con la violenza. [...]
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