“Siamo al 6% e la campagna non è neanche cominciata: Osama (con la “s”, ndr) e McKennedy, arriva Bob!” La minaccia spunta su uno dei tanti forum on-line dedicati alle elezioni americane. Il “Bob” in questione è un sessantenne dell’Iowa, baffetti alla D’Alema e capelli candidi. Il candidato del semisconosciuto “Libertarian party“. Semisconosciuto in Europa, perché in Usa, nell’ultimo sondaggio condotto alla fine di giugno da Zogby, Mr Barr è dato al 6 per cento nelle preferenze degli americani. Lungi dal poter aspirare a una vittoria a novembre, certo (ha raccolto appena 300mila dollari dai suoi sostenitori), ma abbastanza da rompere le scatole ai due protagonisti, quelli che si prendono tutti i giorni le copertine, Barack Obama e John Mc Cain. Soprattutto il secondo deve temere un possibile exploit dell’outsider Bob: nel 2000 al democratico Al Gore furono fatali i 90mila voti raccolti dal verde Ralph Nader in Florida (ironia della sorte, il campione mondiale degli ambientalisti sconfitto per colpa dei verdi). E otto anni prima, la candidatura indipendente del miliardario Ross Perot tolse voti a Bush senior per la gioia di Bill Clinton. Ora, sempre secondo questo sondaggio, Barr potrebbe togliere al reduce del Vietnam (già in svantaggio rispetto a Obama, con un 38 per cento rispetto al 44 dell’afroamericano) un 7 per cento dei voti repubblicani più “conservative”, che non vedono di buon occhio il liberalism eccentrico di Mc Cain. Abbastanza per farlo capitolare in stati in bilico come Georgia e Colorado.
intervista di Barr su Fox News
Il profilo. Ma chi è questo Barr che attacca il bipartitismo come un Casini d’oltreoceano? E chi lo sostiene? Nato il 5 novembre 1948 in Iowa City, Iowa, suo padre era un militare dell’accademia di West Point. Ha vissuto in Malesia, Panama e Iran. Il suo curriculum politico oscilla tra posizioni considerate di estrema destra e di estrema sinistra: da studente era democratipco e si oppose alla guerra in Vietnam. Poi lo spostamento verso i repubblicani, però sempre con le correnti più libertarie, contro la presenza dello Stato nell’economia. Dopo la laurea in California, lavorò come impiegato per la Cia dal 71 al 78. Poi studiò legge e trovò un posto come procuratore in Georgia. Si distinse nella “War on drugs” e per le posizioni antiabortiste che lo fecero attaccare duramente da quello che adesso è il suo partito. Ma solo da due anni. In politica approda infatti coi repubblicani: è eletto deputato in Georgia dal 1995 al 2003 e nei suoi anni al congresso si mette in mostra come uno dei più accaniti persecutori di Bill Clinton nel caso Lewinsky. Barr è stato nel consiglio di amministrazione della Nra (la lobby delle armi) dal 2001 al 2007. In polemica con Bush, passò al Partito Libertario nel 2006. Ora ne è il candidato dopo le primarie del 25 maggio e rischia di portarlo a vette mai pensate prima, considerando che il punto più alto mai raggiunto da quello che è uno dei più longevi “third parties” d’America è l’1,1percento racimolato da Ed Clark e David Koch nel 1980. I suoi elettori non sono classificabili in modo semplicistico come “estrema destra” o “estrema sinistra”: il loro motto è “Chi baratta la libertà con la sicurezza non si merita nessuna delle due”. Si rifanno alla Costituzione del 1776 come a una Bibbia che, secondo loro è stata tradita sia dai repubblicani sia dai democratici. Non interventismo in politica estera. Massima libertà di commercio e di migrazione, forti libertà civili (anche sulle droghe e sull’aborto), privatizzazione del welfare e della sanità, dominio dell’individuo sullo Stato, taglio radicale delle tasse. A Bush criticano il “Patriot Act“(”Nessuno dovrebbe spiare i cittadini americani senza una buona ragione”), le limitazioni delle libertà civili, la “guerra al terrorismo”, l’invasione dell’Iraq. I democratici sono accusati di Statalismo, spesa pubblica e limitazioni alla libertà di portare armi. Nei video promozionali di Barr, Obama è sbeffeggiato come voltagabbana (con spezzoni in cui si contraddice sulla politca estera), Mc Cain come guerrafondaio e incoerente spendaccione di soldi pubblici. Neppure lo stesso Barr però è un mostro di coerenza: da deputato votò per il “Patriot Act” (”Ma per porvi dei limiti”, dice), per la guerra in Iraq (”Ma bisogna porre fine all’occupazione”), contro l’utilizzo medico della marijuana. Per questo è più popolare tra i conservatori. I suoi sostenitori sono pazzi di lui e danno del “socialista” a Mc Cain (il che non deve fargli affatto piacere, vista la sua reputazione di guerriero anticomunista). Lanciano messaggi come “Non scegliere il minore tra due mali”, “Grandi partiti = Corruzione”, “Meno Stato, più federalismo”. E, sfruttando la robusta dose di antipolitica in crescita tra i repubblicani delusi, potrebbero davvero fare un grosso favore al vero spauracchio della destra americana più intransigente: un nero alla Casa Bianca.
Video elettorale di Bob Barr
- Martedì 8 Luglio 2008

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