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L’hanno definito il Nelson Mandela cinese. È una delle più importanti voci del dissenso di Pechino, leader del movimento per la democrazia in Cina. Per le sue battaglie per diritti umani, civili e politici nel 1996 gli venne attribuito il Premio Sakharov. Vive da anni negli Stati Uniti, e ora si trova in Europa per un ciclo di conferenze.
Ad un mese dall’inizio delle Olimpiadi, Wei Jingsheng lancia un appello all’Occidente. “Ai capi di Stato e di Governo europei e americani chiedo di non partecipare alla cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici” scandisce con forza questo 58enne dal viso rotondo, figlio di un alto funzionario del Ministero degli Esteri, Guardia Rossa a 16 anni, dissidente incarcerato 13 anni dopo, nel 1979. Presidente, ora, dell’Overseas Chinese Democracy Coalition (OCDC), un cartello di gruppi di oppositori al regime di Hu Jintao. “Abbiamo fatto una raccolta di firme, lanciato campagne di stampa, ma i nostri mezzi sono limitati. Per questo mi appello alle opinioni pubbliche occidentali: fate pressione sui vostri leader. Spiegate loro che è fondamentale boicottare le Olimpiadi“.
L’appello di Wei Jingsheng però rischia di cadere nel vuoto. La Casa Bianca ha già ufficializzato la presenza di George W. Bush a Pechino l’8 agosto, mentre l’annuncio di Nicolas Sarkozy dovrebbe arrivare a breve. All’inaugurazione dovrebbero partecipare anche Silvio Berlusconi e il presidente russo Dmitri Medvedev. Il cancelliere tedesco Angela Merkel invece non ci sarà, mentre Gordon Brown volerà in Cina per la cerimonia di chiusura, quando raccoglierà la fiaccola olimpica per le Olimpiadi del 2012 che si svolgeranno a Londra. “Purtroppo ancora una volta vince la realpolitik”, afferma Wei. “Nonostante la repressione in Tibet, nonostante le continue violenze nei confronti degli oppositori, i governi occidentali non riescono a cambiare registro con Pechino”.
La posta in gioco. Secondo l’autore del libro The Fifth Modernization, un saggio pilastro del pensiero liberale cinese, il governo di Wen Jiabao ha preso come scusa i giochi per imporre un altro giro di vite contro gli oppositori.
“Migliaia di persone sono state allontanate da Pechino per “ripulire” la capitale dagli indesiderati, centinaia di dissidenti incarcerati. Decine di giornalisti sono stati messi sull’avviso: chi sgarra, finisce in galera. Tutto questo conferma la natura dittatoriale del sistema comunista”. Una politica che, secondo il vincitore del premio per i diritti umani dedicato a Robert F. Kennedy, non ha certo l’appoggio della maggioranza della popolazione. Anzi. “Loro vorrebbero la democrazia, la sognano. Anche tra i più alti funzionari del Partito Comunista Cinese c’è chi, nell’intimità della propria casa, auspica una caduta del regime”. I Giochi rischiano però di esserne l’apoteosi.
“Il governo cinese - prosegue Wei Jingsheng - punta a un successo completo che gli permetta di raggiungere due obiettivi: avere una vetrina internazionale e perpetuare la politica di repressione dopo che i riflettori si saranno spenti sulle Olimpiadi. Se però qualche cosa dovesse andare storto, una clamorosa contestazione, o altro, le ripercussioni sarebbero molto forti. E magari, qualche crepa potrebbe aprirsi nella granitica compattezza dell’apparato”.
Wei Jingsheng conosce bene le dinamiche del potere nelle segrete stanze di Pechino. E sa, quanto l’appuntamento con i Giochi Olimpici sia sentito a Pechino. Lui stesso, in passato, l’ha vissuto sulla sua pelle. Dopo anni in prigione, il 14 settembre del 1993, Wei - insieme ad altri dissidenti - venne rilasciato perché il governo cinese - che puntava all’assegnazione delle Olimpiadi del 2000 - voleva mostrare al mondo la sua “faccia pulita”. Quando però il Comitato Olimpico Internazionale scelse Sidney, Jingsheng tornò in carcere. Ci rimase fino al 1997, quando la pressione internazionale e un intervento diretto dell’allora Presidente statunitense Bill Clinton, convinse le autorità cinesi a scarcerarlo per poi espellerlo dal paese. Già allora, il più volte candidato al Premio Nobel per la Pace era diventato il simbolo della lotta dei diritti umani in Cina.
A tu per tu con Wei Jingsheng Fu allora che venne coniata l’immagine del Nelson Mandela di Pechino. Quando gli ricordi questa definizione, Wei Jingsheng si ritrae. E puntualizza. “C’è una differenza abissale tra la mia Cina e quel Sud Africa. Nonostante il regime dell’Apartheid fosse terribile, almeno, era basato su alcune leggi contro le quali potevi appellarti. Nel mio paese vige la legge del più forte”. Quanto sia lontana la realizzazione del suo sogno di vedere la democrazia a Pechino, Wei non sa dirlo. L’unica cosa che prevede è un aumento delle tensioni sociali in Cina: “Il divario tra ricchi e poveri è sempre più forte. Ci sono vasti settori della popolazione che vivono in uno stato di indigenza, peggio che in Africa. Ci saranno rivolte e ribellioni.” È sulla dicotomia tra nazionalismo cinese e globalizzazione dei mercati, tra l’importazione di modelli di vita occidentali e l’assoluta manca di libertà civili e politiche che punta il famoso dissidente. Queste contraddizioni salteranno fuori, con forza, durante i Giochi di agosto? Wei Jingsheng spera proprio di sì. Affinché le Olimpiadi 2008 non risultino un film di propaganda, ma un documentario impietoso sulla realtà della Cina. Il FORUM: “È utile o inutile boicottare le olimpiadi cinesi?”
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Il 10 Ottobre 2008 alle 7:44 SuccedeOggi » Blog Archive » “Il Nobel per la Pace sarà Gao Zhisheng” ha scritto:
[...] Secondo lui, nel 60°anniversario della Dichiarazione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, il Comitato di Oslo sceglierà di onorare i perseguitati politici in Cina. “Non l’ha fatto negli ultimi perché sperava che, in vista dei Giochi Olimpici, la situazione migliorasse. Non l’ha fatto anche per evitare che sembrasse una pressione indebita. Ma ha monitorato per lungo tempo, con cura, l’atteggiamento del governo cinese. Dopo il successo delle Olimpiadi 2008; dopo aver constatato le continue violazioni dei diritti umani, credo proprio che il Comitato sia giunto alla conclusione che il tempo di dare il premio a un dissidente cinese sia ormai arrivato”. Tra i nomi indicati c’è anche quello di Wei Jingsheng, il “Nelson Mandela Cinese”, intervistato da Panorama.it alcune settimane fa. [...]
Il 10 Ottobre 2008 alle 7:44 “Il Nobel per la Pace sarà Gao Zhisheng” » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Secondo lui, nel 60°anniversario della Dichiarazione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, il Comitato di Oslo sceglierà di onorare i perseguitati politici in Cina. “Non l’ha fatto negli ultimi perché sperava che, in vista dei Giochi Olimpici, la situazione migliorasse. Non l’ha fatto anche per evitare che sembrasse una pressione indebita. Ma ha monitorato per lungo tempo, con cura, l’atteggiamento del governo cinese. Dopo il successo delle Olimpiadi 2008; dopo aver constatato le continue violazioni dei diritti umani, credo proprio che il Comitato sia giunto alla conclusione che il tempo di dare il premio a un dissidente cinese sia ormai arrivato”. Tra i nomi indicati c’è anche quello di Wei Jingsheng, il “Nelson Mandela Cinese”, intervistato da Panorama.it alcune settimane fa. [...]
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