È polemica in Francia per i progetti radiotelevisivi del presidente Nicolas Sarkozy. Di recente l’inquilino dell’Eliseo ha proposto che l’emittente pubblica France Télévisions passi sotto il controllo diretto dello Stato. Per studiare la fattibilità del progetto è stato messo in piedi un pool di esperti (la Commission Copé) che tra le altre cose ha il compito di valutare il futuro di una tv pubblica senza pubblicità. Una cosa ha però mandato su tutte le furie i professionisti dei media transalpini: il 25 giugno Monsieur Sarkò ha detto che vorrebbe che il presidente di France Télévisions sia nominato dal capo di Stato e dal primo ministro mentre oggi il diritto di nomina spetta al Conseil supérieur de l’audiovisuel (CSA), un organo formalmente slegato dal potere politico. Per sondare l’umore dei francesi, il CSA ha quindi interpellato i cittadini. Domenica 6 luglio sul quotidiano Le Parisien-Aujourd’hui en France è stato pubblicato un sondaggio del Conseil supérieur de l’audiovisuel da cui emerge che il 71% dei francesi si oppone al progetto del presidente e ribadisce la necessità, si legge sul foglio parigino, di “una forte indipendenza delle emittenti pubbliche”.
Giornalisti tedeschi cercano editore
I giornalisti del quotidiano tedesco Berliner Zeitung non sono contenti di come il loro proprietario, David Montgomery, amministra il periodico. E così hanno pensato di pubblicare su un quotidiano concorrente (la Taz) un’inserzione in cui chiedono di essere acquistati da un editore “competente e indipendente”. L’originale protesta ha richiamato l’attenzione dei media ed è giunta in seguito a un comunicato del contestato manager in cui comunica l’imminente taglio di circa un quarto dei 130 stipendiati del foglio berlinese. Sull’annuncio, intitolato “Cercasi editore” e pubblicato il 2 luglio, i redattori del Berliner Zeitung hanno scritto che sono alla ricerca di un proprietario serio che non guarda solo al tornaconto economico. In cambio, se verranno “acquistati”, i giornalisti hanno promesso di lavorare con rigore e precisione.
Ambiente: ci salverà la Tv?
Il clima del pianeta va a rotoli e nessuno fa nulla? Allora ci penserà la televisione a sensibilizzare il pubblico, con la speranza che qualcosa cambierà. Questi sono almeno i propositi della European Broadcasting Union (EBU). In occasione della 60esima Assemblea generale, il 3 luglio l’associazione che raggruppa 75 emittenti e che dal 1950 agevola la produzione e lo scambio di contenuti ha annunciato un piano per la promozione di documentari, film e servizi online sul tema del cambiamento climatico. Il progetto, chiamato “Green on Air” (), sarà sostenuto da una quarantina di società televisive europee. Secondo i piani, le produzioni saranno presentate al grande pubblico nel corso dei prossimi 18 mesi. Giusto in tempo per arrivare preparati a dicembre 2009, mese in cui si terrà a Copenhagen il prossimo summit sull’ambiente organizzato dalle Nazioni Unite.
- Martedì 8 Luglio 2008

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