Ha lottato per un decennio per vedere una donna ordinata vescovo. Un sogno realizzato in una notte di mezza estate nell’antica York, dove si è riunito il Sinodo Generale. Un incubo per gli altri, per i Tradizionalisti, che ora minacciano lo scisma. Dopo lo storico voto dell’altra sera, Christina Rees, portavoce di Watch, Women and the Church, un’organizzazione nata 14 anni fa per promuovere il sacerdozio femminile, commossa, ha festeggiato. Ma la Chiesa Anglicana è entrata in una nuova fase di tensione. L’ala più conservatrice potrebbe lasciare, come era parzialmente avvenuto nel 1994, quando venne ordinata la prima donna-prete. Un’emorragia che potrebbe fare approdare alcune centinaia di sacerdoti, tra cui anche una decina di vescovi, e diverse migliaia di fedeli alla sponda “papista”: potrebbe indurli ad abbracciare la Chiesa di Roma.
“Dare il via libera alle donne-vescovo è stata una decisione saggia dopo che tre anni fa è arrivato il primo nulla osta” dice Christina Rees. “Attualmente sono circa 3000 i prelati donne. E molte di loro hanno tutte le qualità necessarie per diventare vescovi. La decisione del Sinodo ha eliminato una discriminazione esistente da tempo. Erano considerate religiose di serie B perché erano escluse dai livelli più alti della nostra Comunità. Questa mancanza è stata colmata. E ora verranno valutate per le loro capacità e non per il loro sesso”.
Per i Tradizionalisti, queste parole, sono eretiche. A York hanno dato battaglia, ma il risultato finale non li ha premiati. Due terzi dell’Assemblea ha votato a favore della clamorosa novità. L’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, ha tentato una mediazione.
Durante la riunione era emersa la possibilità che le parrocchie ostili alle donne-pastore (di anime) fossero autorizzate a fare riferimento ad un ’super-vescovo’ di sesso maschile ma quest’ipotesi di compromesso è stata bocciata. Williams allora ha cercato di rassicurare i conservatori, promettendo loro dei non meglio precisati “aggiustamenti” alla scelta fatta. “Il Primate vuole l’unità della nostra Chiesa” commenta l’attivista di Watch. “E per questo è disposto anche a dare garanzie ai Tradizionalisti che chi vorrà, riceverà i sacramenti esclusivamente dai sacerdoti maschi”. Queste assicurazioni, insieme alle procedure per l’ordinazione delle donne, verranno presentate sotto forma di norme nel prossimo Sinodo Generale. “Solo dopo la loro approvazione, inizieranno a esserci le prime nomine”.
Christina Rees è convinta che la maggior parte dei fedeli anglicani è felice di quello che è successo a York. “Non credo ad un esodo di massa, come dicono alcuni. Non credo alle minacce avanzate da numerosi sacerdoti”. Nessun dubbio, nonostante alcuni giorni fa, sia emerso che nell’ultimo mese siano state aperte trattative tra un gruppo di anglicani e il Vaticano per una loro adesione alla Chiesa Cattolica. Il rischio scissione sarebbe però più esteso. Una decina di giorni fa, si sono riuniti a Gerusalemme circa 300 vescovi anglicani tradizionalisti. Provenivano dalle varie chiese nazionali, presenti nelle ex colonie britanniche. Hanno minacciato di non riconoscere più l’autorità dell’Arcivescovo di Canterbury, perché, considerato succube dell’ala liberal. Prima della prossima assemblea sinodale, fissata per il prossimo febbraio, molto di loro avranno già abbandonato la Chiesa d’Inghilterra. Tra sette mesi, invece, Christina Rees vedrà il frutto del suo lungo impegno. Il movimento per le donne-sacerdote è nato in Gran Bretagna all’inizio degli anni’70. Nel 1975, il Sinodo Generale stabilì che non c’erano barriere teologiche all’ordinazione femminile. Ma soltanto nel 1992, l’assemblea della Chiesa d’Inghilterra votò un documento che permetteva alle donne di salire sugli altari.
Due anni dopo, il primo sacerdote. A quando un Primate donna?
Il VIDEO servizio
- Mercoledì 9 Luglio 2008

Haiti, sbarcano gli aiuti italiani
Connecticut: l\\\\\\\'esplosione nella centrale di Middletown
Costa Rica, Laura Chinchilla prima donna Presidente
Tea Party: la scolaretta Sarah Palin
TUTTO SUL TERREMOTO DI HAITI
TUTTE LE FOTO SUL TERREMOTO DI HAITI
Israele contro Rafaeli, la top model disertore
Sharia in Indonesia: condannato a pubbliche frustate
Kashmir indiano in subbuglio, tra scioperi e rivolte
India, la spettacolare Festa della Repubblica
Il giorno della memoria a Gerusalemme
Un anno di Obama nelle foto di Pete Souza
Fotostoria - Sarah Palin, da reginetta di bellezza a idolo delle masse conservatrici americane
Reportage - Professione: becchino, a Guatemala City
Le donne dei narcos sudamericani
Guerra dei narcos: i morti di Tijuana
Kalashnikov compie 90 anni
Le foto più belle, settimana dopo settimana
Reportage - Ceuta, città autonoma spagnola in territorio marocchino. Inferno degli immigrati
Reportage - Bambini e Marines a Khan Neshin, Afghanistan
Reportage - Katmandu. Il sacrificio propiziatorio di 300.000 animali
Reportage - Karachi, Pakistan. Una scuola islamica
Reportage - Terra santa: la vita quotidiana ai tempi del muro
Reportage - Afghanistan. L’inferno degli schiavi dell’oppio 


Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 11 Luglio 2008 alle 8:46 Donen e religioni: novità in vista in campo anglicano e musulmano « SPIRITUAL SEEDS ha scritto:
[...] È di questi giorni la notizia che la Chiesa Anglicana si è incamminata sulla strada che porterà all’ordinazione delle prime donne-vescovo. Cosa che ha provocato tensioni sia nei rapporti con la Chiesa Cattolica che con quelle Ortodosse (oltre che all’interno dello stesso mondo anglicano). Dalla Siria viene invece la notizia che la guida spirituale del Paese, il Gran Muftì Ahmed Badr Hasun, ha aperto alla possibilità che anche alle donne sia data la possibilità di diventare dottori della legge islamica in grado di emettere fatwa. Coloro che in Occidente sono conosciuti come Muftì, per capirci. Come riporta Asia News, <<l’apertura della massima autorità religiosa siriana ha spinto dozzine di donne a prendere parte ai corsi necessari per poter diventare muftì; una decisione apprezzata anche dai colleghi maschi, secondo i quali nella storia dell’Islam “diverse donne hanno ricoperto il ruolo di guide spirituali” senza per questo contrastare i principi della legge>>. Certo, ci sarebbero ancora limitazioni: i pronunciamenti emessi dalle donne sarebbero infatti limitati a specifici campi e varrebbero solo per le altre donne ma non per gli uomini. Ma considerando che in altri Paesi islamici le donne non possono neppure guidare l’auto, la cosa sarebbe comunque un passo in avanti. [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.