
Il premier indiano Singh e George Bush
Il premier indiano Manmohan Singh ha deciso: l’unica possibilità che gli resta per ratificare l’accordo nucleare stipulato con gli Stati Uniti prima della fine della Presidenza Bush è quella di chiedere al Parlamento indiano di votare la fiducia sul testo del trattato. In trattative dal 2005, il patto definito da Singh e Bush impegna i due Paesi in un reciproco scambio di conoscenze e tecnologie nucleari. Inoltre, a Nuova Delhi - che non ha sottoscritto il Trattato di non proliferazione (Tnp) nucleare del 1968, che a sua volta vieta alle nazioni non firmatarie di poter ottenere materiale fissile - verrà garantita la possibilità di acquistarlo dagli Stati Uniti purché venga utilizzato solo per usi civili.
Fino ad oggi l’accordo non è ancora stato ratificato per le forti polemiche che hanno surriscaldato il dibattito sulla questione sia in India che negli Stati Uniti. Nel primo caso fomentate dalla minoranza comunista al governo, che osteggia ogni tipo di avvicinamento verso Washington. Nel secondo caso è stato invece denunciato il forte incentivo alla proliferazione sottinteso dall’accordo, oltre che la violazione del Tnp e l’impossibilità di controllare che il materiale fissile venduto all’India sia effettivamente utilizzato per scopi civili.
La scorsa settimana il blocco comunista del governo indiano ha minacciato di abbandonare la maggioranza qualora la questione del nucleare non fosse stata archiviata. Tuttavia, recuperando l’appoggio di un vecchio rivale politico appartenente al partito Samajwadi, Singh è riuscito a mantenere il controllo del Parlamento evitando elezioni anticipate. Inoltre, dopo aver ribadito la reciproca intesa nei colloqui a margine del G8 in Giappone, Singh e Bush sembrano pronti a concludere definitivamente la questione dell’accordo nucleare. Sottolineando la necessità del nucleare civile per far fronte alla domanda di energia in costante aumento nel Paese, il 22 luglio Singh si rimetterà alle decisioni di un Parlamento in cui, salvo nuovi colpi di scena, dovrebbe continuare a mantenere la maggioranza. La sconfitta, naturalmente, porterebbe ad elezioni anticipate.
- Sabato 12 Luglio 2008


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Commenti
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Il 23 Luglio 2008 alle 11:42 Il governo indiano ce la fa, crisi rientrata e avanti sul nucleare » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Il Primo Ministro indiano ce l’ha fatta: ha sfidato l’intero governo chiedendo la fiducia sull’accordo nucleare con gli Stati Uniti e con 275 voti a favore e 256 contro (11 gli astenuti) ha mantenuto il controllo del Paese. Domenica, il giorno prima del dibattito in aula, anche il leader del partito socialista aveva inaspettatamente abbandonato Manmohan Singh alla sua battaglia, ma oggi il leader della coalizione di maggioranza, il cui principale partito è il Congress dell’ italiana Sonia Gandhi (la formazione politica in cui militò lo stesso Mahatma), celebra quella che definisce una vittoria “convincente”, e si dichiara pronto, assieme ai colleghi americani, per ratificare definitivamente l’accordo che impegna i due Paesi in un reciproco scambio di conoscenze e tecnologie nucleari. E permette a Nuova Delhi di acquistare materiale fissile da Washington purché quest’ultimo sia utilizzato per scopi civili, in totale violazione delle norme previste dal Trattato di Non Proliferazione Nucleare in cui l’intera comunità internazionale dovrebbe riconoscersi. [...]
Il 18 Maggio 2009 alle 18:59 Dopo la vittoria del Congresso in India: parla l’esperto » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Questo non significa che la squadra del Congresso avrà vita facile nel corso della nuova legislatura. “Sulla carta, il partito di Sonia Gandhi potrebbe cercare il sostegno del Terzo Fronte per garantirsi la maggioranza in parlamento. Ma l’esperienza insegna (il riferimento è all’accordo sul nucleare civile firmato da India e Stati Uniti nonostante il veto dei partiti comunisti, ndr) che l’appoggio dell’estrema sinistra -interno o esterno che sia- potrebbe diventare problematico nei momenti cruciali. Inoltre, cercare il sostegno del Terzo Fronte equivale ad assegnargli un ruolo che l’elettorato non ha voluto riconoscergli”. E secondo Chellaney nemmeno il BJP cercherà di allinearsi al Terzo Fronte, pena lo snaturamento dell’identità di entrambi gli schieramenti. [...]
Il 3 Novembre 2009 alle 13:36 Atomica nordcoreana: da Pyongyang uno schiaffo a Pechino - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] intuire cosa si aspetti la Corea. C’è chi sospetta un accordo nucleare simile a quello firmato da Washington e Nuova Delhi, con cui i due partner si sono impegnati a scambiarsi reciprocamente conoscenze e tecnologie [...]
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