Ha rotto anni di isolamento diplomatico il presidente siriano Bashar Assad: da Parigi annuncia il ripristino di relazioni diplomatiche con il Libano, con ambasciate che apriranno nelle rispettive capitali. E ha chiesto alla Francia di portare, insieme agli Stati Uniti, “tutto il suo contributo a un futuro accordo di pace fra Israele e la Siria”. Al presidente francese Nicolas Sarkozy, fautore e testimone dell’incontro storico fra Assad e il presidente libanese Michel Suleiman, riesce così il colpo al quale stava pensando da tempo.
Ma suscita polemiche l’invito di Sarkozy al presidente siriano per partecipare (insieme agli altri capi di Stato e di governo presenti al summit dell’Unione per il Mediterraneo) alla tradizionale parata militare del 14 luglio, festa nazionale, sugli Champs Elysees. Contrarie all’arrivo di Assad a Parigi sono le associazioni di difesa dei diritti umani: giudicano quello siriano uno dei regimi più repressivi del mondo, politici di sinistra e di destra. E non si escludono iniziative di protesta. L’ex presidente francese Jacques Chirac, che aveva interrotto i rapporti con la Siria dopo l’assassinio nel 2005 del premier libanese Rafik Hariri, suo amico personale, non assisterà alla parata sugli Champs Elysees, proprio per dimostrare dissenso contro la prevista presenza di Assad nella tribuna delle autorità. Polemiche sono anche le associazioni dei militari di riserva o in pensione che accusano il regime siriano, ricordando l’attentato che nel 1983 aveva colpito la residenza militare dei soldati francesi, uccidendone 58, allora in missione in Libano.
- Domenica 13 Luglio 2008

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Il 14 Luglio 2008 alle 12:23 Assad: “Un attacco all’Iran? Israele ne pagherebbe le conseguenze” » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] A Parigi al vertice dell’Unione Mediterranea, ambiziosa creatura di Sarkozy, c’è un convitato di pietra: l’Iran. Impossibile non fare i conti con Ahmadinejad quando si tratta di arrivare a trovare una soluzione negoziata in Medio oriente. L’ha fatto capire oggi Bashar El Assad, il presidente siriano, uno dei personaggi chiave del vertice, impegnato da tempo in una trattativa assai complicata - con la mediazione di Ankara - volta a trovare un accordo sui territori contesi con Israele: “Un eventuale attacco militare alle infrastrutture nucleari iraniane” ha avvertito il numero uno di Damasco “avrebbe gravi conseguenze per gli stessi Stati Uniti, per Israele e per il modo intero”. “Lo Stato ebraico”, ha aggiunto, “pagherebbe direttamente il prezzo di questa guerra”. La Siria è ancora considerata uno “stato canaglia” dagli Stati Uniti per il suo sostegno a gruppi terroristici in Libano e Iraq, ma Sarkozy ha invitato comunque Assad per il suo ruolo chiave nella regione. Ieri, pur evitando in modo evidente di incrociarsi con Olmert, il leader siriano ha espresso in un’intervista ad Al Jazeera la sua volontà di arrivare a relazioni “normali” con Israele e in un altro colloquio con i giornalisti di France 2 ha detto che “firmare un accordo di pace con Tel Aviv è una questione che richiede sei mesi, due anni al massimo, se le due parti sono serie e mantengono conversazioni dirette”. Aperture a tutto campo anche verso il Libano, dove la Siria è considerato uno dei principali sponsor di Hezbollah: sabato Assad ha incontrato l’uomo forte di Beirut, Michel Slemaine, al Ritz. “Un progresso storico” ha subito definito l’incontro Sarkozy, “la volontà del presidente Assad di aprire una rappresentanza diplomatica in Libano”. Bashar El Assad, insomma, con l’invito al vertice euromediterraneo di Parigi ha riconquistato un ruolo riconosciuto e visibile nel processo di stabilizzazione del Medio oriente. Eppure il presidente siriano è ben lontano dal voler censurare esplicitamente l’alleato iraniano, che con il suo programma nucleare e le minacce a Israele si è guadagnato l’isolamento internazionale. [...]
Il 14 Luglio 2008 alle 13:46 Assad: “Un attacco all’Iran? Israele ne pagherebbe le conseguenze” « 360 Gradi ha scritto:
[...] Pubblicato da sevenxx su Luglio 14, 2008 Assad: “Un attacco all’Iran? Israele ne pagherebbe le conseguenze” A Parigi al vertice dell’Unione Mediterranea, ambiziosa creatura di Sarkozy, c’è un convitato di pietra: l’Iran. Impossibile non fare i conti con Ahmadinejad quando si tratta di arrivare a trovare una soluzione negoziata in Medio oriente. L’ha fatto capire oggi Bashar El Assad, il presidente siriano, uno dei personaggi chiave del vertice, impegnato da tempo in una trattativa assai complicata - con la mediazione di Ankara - volta a trovare un accordo sui territori contesi con Israele: “Un eventuale attacco militare alle infrastrutture nucleari iraniane” ha avvertito il numero uno di Damasco “avrebbe gravi conseguenze per gli stessi Stati Uniti, per Israele e per il modo intero”. “Lo Stato ebraico”, ha aggiunto, “pagherebbe direttamente il prezzo di questa guerra”. La Siria è ancora considerata uno “stato canaglia” dagli Stati Uniti per il suo sostegno a gruppi terroristici in Libano e Iraq, ma Sarkozy ha invitato comunque Assad per il suo ruolo chiave nella regione. Ieri, pur evitando in modo evidente di incrociarsi con Olmert, il leader siriano ha espresso in un’intervista ad Al Jazeera la sua volontà di arrivare a relazioni “normali” con Israele e in un altro colloquio con i giornalisti di France 2 ha detto che “firmare un accordo di pace con Tel Aviv è una questione che richiede sei mesi, due anni al massimo, se le due parti sono serie e mantengono conversazioni dirette”. Aperture a tutto campo anche verso il Libano, dove la Siria è considerato uno dei principali sponsor di Hezbollah: sabato Assad ha incontrato l’uomo forte di Beirut, Michel Slemaine, al Ritz. “Un progresso storico” ha subito definito l’incontro Sarkozy, “la volontà del presidente Assad di aprire una rappresentanza diplomatica in Libano”. Bashar El Assad, insomma, con l’invito al vertice euromediterraneo di Parigi ha riconquistato un ruolo riconosciuto e visibile nel processo di stabilizzazione del Medio oriente. Eppure il presidente siriano è ben lontano dal voler censurare esplicitamente l’alleato iraniano, che con il suo programma nucleare e le minacce a Israele si è guadagnato l’isolamento internazionale. Nelle intenzioni di alcuni leader occidentali come Nicolas Sarkozy, la Siria può effettivamente rappresentare il tramite tra l’Europa e Teheran. In una fase di disgelo, però, sarebbero gli Stati Uniti ad assumere il ruolo del convitato di pietra. Da sempre contraria a riconoscere la centralità di Damasco, Washington si trova oggi, dopo le due guerre dei mandati di Bush, schiacciata in una parte che Assad ha definito da “guerrafondaio”. “La logica di quest’amministrazione” ha aggiunto “non è quella nostra, quella di gran parte delle nazioni europee”. Il problema di un attacco, ha concluso in un’intervista a radio France Inter, è che “quando si intraprende un’azione simile in Medio Oriente, non si potrebbero riuscire a gestire le reazioni che potrebbero svilupparsi per anni o per decenni”. [...]
Il 13 Agosto 2008 alle 20:20 Riapriranno le relazioni diplomatiche tra Siria e Libano » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Nuovo passo avanti per la la normalizzazione dei rapporti tra Siria e Libano dopo gli annunci del veritice di Parigi per la nascita dell’Unione del Mediterraneo voluto dal presidente francese Nicolas Sarkozy. I due Paesi apriranno un’ambasciata nelle rispettive capitali, avviando così relazioni diplomatiche da pari a pari per la prima volta in 60 anni. Lo ha annunciato un portavoce del presidente siriano Bashir el Assad a conclusione della prima visita a Damasco del presidente libanese Michel Suleiman. “I due presidenti hanno deciso di allacciare relazioni diplomatiche a livello di ambasciatori conformemente al trattato delle Nazioni Unite e della legge internazionale” ha detto Bussaina Shaaban, consigliere politico del presidente Assad. La Siria ha sempre considerato il Paese dei Cedri parte integrante della grande Siria, lasciandolo nel 2005 dopo oltre venti anni di occupazione militare. [...]
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