- Tags: femminismo, Iran, Shirin-Ebadi, Teheran
- Un commento
Di Cristina Marinoni
L’avvocato iraniano Shirin Ebadi, 61 anni, è il premio Nobel per la Pace 2003. Un’onorificenza, la prima mai ricevuta da una donna musulmana, ottenuta grazie al suo impegno a favore dei diritti umani, delle minoranze e delle donne. Panorama.it l’ha incontrata a Merano, in occasione della prima edizione del Congresso mondiale dei musei della donna.
Ha ricevuto il Nobel cinque anni fa: la condizione delle donne è cambiata, nel frattempo?
I diritti delle donne non hanno avuto particolari miglioramenti di recente, però, siamo riuscite a cambiare alcune leggi a nostro favore nell’ambito della custodia dei figli. Ma non basta: le donne continuano a lottare per ottenere maggiore libertà. Addirittura, più la politica e i tribunali ci ostacolano, più cresce il numero di attiviste.
L’iniziativa più rilevante è Un milione di firme per cambiare le leggi discriminatorie per le donne in Iran: cinquanta donne sono già state arrestate con cause penali per aver partecipato alla raccolta. Una di queste è Mansooreh Motamedi, che ha fondato la prima biblioteca pubblica per le donne a Teheran. Doveva essere qui a Merano, ma le hanno ritirato il passaporto.
In che modo le donne iraniane sono discriminate?
In maniera molto pratica: nonostante il 65% della popolazione universitaria sia femminile, le docenti siano numerose, così come le donne medico, ingegnere, avvocato, la nostra vita vale metà di quella di un uomo; lo stesso per la testimonianza in tribunale. Se un uomo e una donna si feriscono in un incidente, il risarcimento per l’uomo è doppio. Un uomo può sposare quattro donne e divorziare senza motivi validi, mentre per una donna lasciare l’unico marito è quasi impossibile. Le leggi discriminatorie sono state varate con la rivoluzione islamica.
Lei è musulmana?
Sì, l’Islam è la mia religione. Una religione che, se codificata correttamente, non limita alcuna libertà. Il problema nasce dalle interpretazioni: le persone si nascondono dietro la fede e la utilizzano per i propri interessi. In Iran, lo strumento principale è il parlamento: il popolo iraniano non è libero di votare, così in aula siedono sempre gli stessi: quelli che bloccano le leggi contro la discriminazione e per le donne in particolare.
E in Occidente? Qual è, dal suo punto di vista, la situazione femminile?
Non esiste nazione in cui godiamo del rispetto totale dei diritti. Le diverse mansioni della donna – lavoro, famiglia, figli, casa – non consentono di esercitare appieno i diritti di parità. Alla nascita di un figlio, è quasi sempre la donna a lasciare l’impiego; i governi dovrebbero creare condizioni adatte attraverso le quali una donna possa diventare madre senza rinunciare al lavoro e trovare soluzioni economicamente sostenibili per i figli (asili nido, materne, scuole).
- Domenica 13 Luglio 2008

LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 10 Ottobre 2008 alle 7:49 “Il Nobel per la Pace sarà Gao Zhisheng” » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Secondo lo storico norvegese, altri papabili sono il monaco buddista vietnamita Tich Quang Do, che si batte per la libertà di religione contro il regime comunista o l’avvocatessa russa Lydia Yusupova, impegnata nella difesa dei diritti umani in Cecenia. Oppure potrebbe essere assegnato a Human Rights Watch, l’associazione statunitense “gemella” di Amnesty International. E’ dal 2003, con il Nobel all’iraniana Shirin Ebadi, che non non viene premiata la difesa dei diritti umani. “Ma se guardiamo ad altri campi di intervento - afferma il direttore dell’International Peace Research Institute di Oslo - per trovare un possibile vincitore, penso alla coalizione che ha promosso la campagna internazionale per il bando delle bombe a grappolo.Oppure, se guardiamo alla crisi alimentare e alle speculazioni sul cibo, il Comitato potrebbe indirizzare la propria scelta verso qualcuno dei personaggi o delle organizzazioni che lottano contro la fame nel mondo.” [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.