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Genocidio in Darfur: mandato di cattura per il presidente sudanese

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  • Tags: Daown-Salih, darfur, sudan, Tribunale-penale-internazionale
  • 5 commenti

Genocidio in Darfur
Genocidio in Darfur: il Presidente del Sudan, Omar al Bashir

Questo giorno lo aspetta da dieci anni. Da quando era nell’inferno del Darfur e vedeva attorno a lui, la gente morire, cadere come mosche, uccisa dai guerriglieri delle milizie arabe janjaweed, legate al governo di Khartoum. Lo aspetta da quando è stato costretto al purgatorio dell’esilio, nei lontani Stati Uniti. Un distacco colmato con l’impegno nel denunciare al Mondo cosa accadeva nella sua terra.

E’ da un decennio che Daowd Salih attende che sia fatta giustizia. E forse, oggi, un primo passo verso di essa verrà fatto. Il procuratore capo dell’Aja, Luis Moreno-Ocampo, ha chiesto stamane che i giudici della Corte riuniti emettano un mandato di cattura contro il presidente del Sudan Omar Hassan al Bashir, con l’accusa di genocidio e crimini contro l’umanità. “Fin dal 1999 io ho denunciato le responsabilità di Bashir. Lui volle le stragi, lui assoldò le milizie, lui prese come consulenti i personaggi che poi divennero gli architetti del genocidio. Deve essere arrestato”.

La sua voce al telefono è emozionata. Salih è ora membro della direzione di Damanga, un’organizzazione per la difesa dei diritti umani in Darfur, fondata nel 1995 al Cairo e la cui sede principale è adesso negli Usa. Lì, è arrivato dopo essere stato costretto a lasciare il Sudan. Consulente della Croce Rossa Internazionale, Daown Salih si era espresso a favore dei Massaleit e di altri gruppi etnici coinvolti nel massacro del Darfur. Il regime di Karthoum lo cacciò. Arrivato in Occidente, proseguì questa sua opera di denuncia. L’ex crocerossino divenne il coautore di una importante documento, “Il massacro nascosto e la pulizia etnica nel Sudan occidentale”, una lettera aperta alla comunità internazionale che divenne fonte d’ispirazione per l’ azione di associazioni come Amnesty International e Human Rights Watch. Un rapporto che fu utilizzato anche dai vertici delle Nazioni Unite per valutare la situazione in quella remota zona dell’Africa.

Intervista a Bashir su Al Jazeera

“Fin da quando Al Banshir prese il potere nel 1989 pianificò il genocidio. Fu lui ad armare le milizie arabe nel 1994, fu lui a decidere che quella zona doveva essere “ripulita” dalle popolazione che l’abitavano. Me li ricordo bene, i primi assalti, i primi assassini, i primi profughi” - racconta Salih. Alla fine, le vittime sono state almeno 300.000, con 2 milioni di rifugiati. Il direttore di Damanga conosce bene la geografia del dolore in Darfur. Un anno fa, fu proprio lui a presentare al Museo dell’Olocausto di Washington la famosa iniziativa di Google, la mappa del genocidio.

Su Googleearth il geocidio in Darfur

“In Sudan ci sono tra i 2000 e i 3000 accessi a Internet. Spero che uno di questi sia il Presidente Bashir. Così si renderà conto che tutto il mondo saprà di questa vergogna” - disse in quella occasione Daown Salih. Ora che il mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale è cosa fatta, l’attivista africano è sicuro che il regime sudanese reagirà, accusando con i suoi mezzi di propaganda, l’Occidente. Ma, soprattutto ordinerà altri attacchi contro i caschi Blu dell’ Onu che si trovano in Darfur. E’ la previsione che fanno molti osservatori internazionali. La decisione del Procuratore Capo del Cpi Luis Moreno Ocampo rischia di mettere in difficoltà il già traballante processo di pace. Tanto che all’interno del Palazzo di Vetro di New York alcuni si sono detti contrari all’iniziativa contro Banshir. Lo ha fatto la Cina, alleata del Sudan. Non solo dal punto di vista politico, ma anche da quello militare. Una recente trasmissione della Bbc ha dimostrato come militari cinesi addestrino i piloti degli elicotteri dell’esercito del Sudan.

“Pechino ha un fortissimo interesse in Darfur: il petrolio. Per questo appoggia il governo sudanese e usa il suo potere di veto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro ogni risoluzione di condanna nei confronti di Khartoum” - dice Daown Salih. Ed è per questo che da tempo è partita una campagna di boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino, portata avanti negli Stati Uniti da diversi gruppi per la difesa dei diritti umani, con testimonial come Mia Farrow e George Clooney. Da dieci anni, Salih aspetta questo giorno. Ricorda quello che, dice, “nessuno di voi può immaginare”. Racconta “la fuga dal villaggio quando arrivano i soldati, le urla, le persone che cadono, i profughi”. La sua è una drammatica storia comune di un olocausto africano, dimenticato per anni, arrivato all’attenzione della comunità internazionale da poco tempo. Un genocidio che ha riguardato milioni di uomini e donne. Che, come fa Daown Salih, ora vogliono giustizia.

Genocidio in Darfur

  • michele.zurleni
  • Lunedì 14 Luglio 2008

Vedi anche:

  • George e le popolazioni del Sudan: una lunga storia d'amore
Assad: “Un attacco all’Iran? Israele ne pagherebbe le conseguenze” »
« Olmert e Abbas, la scommessa della pace

Commenti

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Il 14 Luglio 2008 alle 14:29 Mandato di cattura internazionale per genocidio al presidente del Sudan « Alessandro Ingegno blog ha scritto:

[...] La storia del Presidente del Sudan, Omar al Bashir [...]

Il 15 Luglio 2008 alle 11:57 luanmagi ha scritto:

è bello sapere che ci sono procuratori del calibro di Luis Moreno Ocampo, che, indubbiamente, con le sue inchieste rischia la vita nell’interesse di tutti, mentre è triste pensare alla vigliaccheria, alla stupidità e all’avidità di politici che, in nome del petrolio e di ciò che ne deriva, invocando un “traballante processo di pace” in corso, continuano a lasciare che gente inerme venga uccisa. Sono le stesse “filosofie” che consegnarono la Germania a Hitler e l’Italia a Mussolini.

Il 19 Luglio 2008 alle 11:41 Cinema senza frontiere, a Roma Con Clooney, Cheadle e Accorsi » Panorama.it - Cultura e societa ha scritto:

[...] Le tristi storie dei profughi del Darfur hanno varcato frontiere e oceani. Da l’Aja (ieri il tribunale internazionale ha chiesto l’arresto del presidente sudanese Omar Bashir) a Hollywood, dove una superstar che non disdegna l’impegno civile come George Clooney ha deciso di partecipare alla lavorazione di Darfur Now, documentario prodotto dall’amico Don Cheadle (protagonista di Hotel Rwanda). Il film sarà presentato al Senza frontiere film festival, alla Casa del cinema di Roma (a villa Borghese), dal 21 al 23 luglio. Attesa la presenza di Clooney e Cheadle alle 18 dell’ultima giornata. Sarà un festival realmente senza confini quello organizzato nella capitale: un viaggio in giro per il mondo attraverso otto lungometraggi e sei corti, dalle zone calde di Iran, Israele, Nigeria, Darfur, Uganda, Sudan, Libano, Afghanistan e Repubblica Popolare Cinese, fino a Germania, Francia, Olanda e Stati Uniti. L’anteprima sarà il 20, con la presenza di Stefano Accorsi e Julie Depardieu (figlia di Gérard) che presenteranno Tutta colpa di Fidel, lungometraggio di cui sono protagonisti tratto dall’omonimo libro di Domitilla Calamai. [...]

Il 30 Marzo 2009 alle 21:43 La Lega Araba difende Omar Al-Bashir, show di Gheddafi » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] La Lega araba fa quadrato intorno a Omar Al-Bashir. Il dittatore sudanese, minacciato da un mandato di arresto del tribunale penale internazionale, torna da Doha, la cittá sede del summit in Qatar, con l’appoggio dei 22 paesi arabi. ‘’Sottolineamo la nostra solidarietà con il Sudan e respingiamo le decisioni prese dalla Cpi contro il presidente Bashir e sosteniamo l’unità del Sudan’’, afferma il testo del documento prodotto al vertice della Lega Araba di Doha e letto dal portavoce Amr Moussa. Non è stata però accettata, in seno alla riunione, la richiesta dello stesso Al-Bashir e di altri intervenuti ai lavori di chiedere l’annullamento ufficiale del mandato di cattura emesso dalla Corte penale internazionale. Il segretario Onu Ban Ki Moon, presente all’incontro, ha chiesto al governo sudanese di rivedere le decisioni prese contro le Ong operanti nel paese “Resto estremamente preoccupato per l’espulsione di alcune Ong internazionali cruciali e di tre Ong nazionali che fornivano servizi decisivi per la sopravvivenza di più di un milione di persone”, ha affermato. All’incontro dei paesi arabi era assente il presidente egiziano Hosni Mubarak, oggetto di molte critiche nei mesi scorsi per il suo sforzo diplomatico nel mediare tra Israele e Hamas durante la guerra di Gaza. Mentre era invece presente, e da protagonista, Mohammar Gheddafi, uno dei suoi piú accesi accusatori. Che si è preso la scena attaccando duramente il re dell’Arabia Saudita Abdullah: “Sono sei anni che hai paura ed eviti di confrontarti con me”, gli ha urlato davanti ad altri 14 leader arabi, “dici sempre bugie e sei destinato alla tomba, ormai è provato che è stata la Gran Bretagna a darvi il potere e sono gli Stati Uniti che vi proteggono” ha detto alzando la voce il colonnello, che poi ha abbassato i toni e si è riunito con lo stesso Abdullah in un incontro privato “per il bene della nazione araba”. Ma lo show di Gheddafi non si è fermato lì: “Sono il leader dei leader arabi, il re dei re dell’Africa e l’imam dei musulmani”, ha affermato nel suo intervento Gheddafi, che oltre ad avere la presidenza dell’Unione africana è il leader arabo piu’ longevo, essendo al potere dal 1969. E per dimostrare la propria presunta egemonia ha annunciato la tenuta della prossima riunione in Libia l’anno prossimo e ha anche proposto la modifica di alcune parti del regolamento del vertice, con l’allargamento dei poteri del presidente di turno e la rotazione dell’incarico di segretario generale della Lega Araba. [...]

Il 8 Aprile 2010 alle 15:18 Sudan verso le prime elezioni multipartitiche dal 1984, ma è boicottaggio - Foto - Panorama.it ha scritto:

[...] confine, il Blu Nile e il Sud Kordofan. Già la settimana scorsa Amum aveva accusato il presidente Omar Hassan el Bashir e i suoi sostenitori di aver organizzato brogli per falsificare l’esito delle consultazioni. [...]

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