La stampa internazionale non ha dubbi: il protagonista assoluto del Vertice del Mediterraneo è stato lui, Nicolas Sarkozy. Tutti sono d’accordo sul fatto che il presidente francese ha messo a segno un’impresa che rimarrà negli annali della storia diplomatica europea. A memoria d’uomo, mai un leader politico dell’Ue era riuscito a riunire allo stesso tavolo i dirigenti del bacino mediterraneo e i loro omologhi dell’Unione europea: in tutto, 43 capi di Stati che si sono presentati ieri a Parigi per benedire uno dei progetti più cari di Sarkò. Ma il Vertice di Parigi non ha soltanto partorito il successo diplomatico francese. E, per saperne di più, Panorama.it si è affidata ai giudizi di Dorothée Schmid, nota in terra francese per le sue analisi sulle questioni euromediterranee e responsabile del programma Turchia presso l’Institut français des relations internationales (l’Ifri, un think tank tra i più blasonati in Europa). Dorothée Schmid ha seguito sin dall’inizio il progetto accarezzato da Sarkozy per unificare le due rive del Mare nostrum. E il suo è giudizio molto duro: il progetto Sarkò nasce monco.
Nel suo editoriale, Le Monde definisce il Vertice di Parigi un successo incontestabile di Sarkozy. E’ un giudizio che condivide?
Sì e no. Sì perché riunendo allo stesso tavolo tutti i paesi arabi, ad eccezione della Libia, Israele e i 27 paesi dell’Unione europea, il presidente francese ha compiuto una vera e propria impresa diplomatica. La Spagna ci provò nel 2005, ma fu un autentico disastro. Detto questo, se si entra nel merito del Summit, si capisce abbastanza rapidamente che quello registrato da Sarkozy è stato più che altro un successo d’immagine, la sua. Non bisogna infatti dimenticare che l’inquilino dell’Eliseo sta attraversando un periodo molto negativo sul piano interno. A mio giudizio, la sua impopolarità lo ha spinto a raddoppiare gli sforzi sulla scena internazionale. Basti osservare le pressioni enormi che sta fornendo la Francia in questo inizio di presidenza di turno francese dell’Ue. Dal patto sull’immigrazione all’Unione per il Mediterraneo, Sarkozy vuole lasciare il segno, a costo di perdere pezzi qua e là.
Quali le conseguenze di questa effervescenza diplomatica francese per il progetto euromediterraneo?
Questo Summit era stato annunciato come una prima tappa di socializzazione tra i paesi europei e il Sud del Bacino mediterraneo. Leggendo la stampa, si ha invece l’impressione che il conflitto israelo-palestinese abbia preso il sopravvento su tutto. Di concreto nell’Unione per il Mediterraneo (Upm) c’è ben poco, se non l’annuncio di progetti molto vaghi contro l’inquinamento del Mare nostrum, per la costruzione di autostrade marittime tra le due rive, o ancora per la creazione di un piano solare regionale. Si dovrà aspettare la riunione tra i ministri degli Esteri fissata a novembre per saperne di più. Purtroppo, il futuro non è così roseo come ha detto Sarkozy.
Perché?
Per tanti motivi, primo fra tutti il rapporto politico asimmetrico che permane tra la sponda Nord e la sponda Sud del Mediterraneo. Da un lato abbiamo un’Europa unita e pacificata; sul fronte opposto, ci sono invece dei territori minati da conflitti mai risolti come quello israelo-palestinese, oppure da rapporti diplomatici estremamente tesi. Pensiamo all’Algeria e il Marocco. A questo si aggiungono le tensioni tra l’Unione europea e la Turchia su Cipro, tra Siria e Libano o tra Damasco e Tel Aviv. Tralasciando i divari sociali ed economici, si pone il grande problema dei finanziamenti. Per ora, non ci sono soldi a disposizione. Bruxelles ha già presentato il suo piano di bilancio fino al 2013 che non prevede fondi aggiuntivi a favore dell’Unione per il Mediterraneo. Dubito che Rep. Ceca, Slovenia, Romania o Bulgaria accettino di rivedere al ribasso i finanziamenti previsti per i paesi dell’Est europeo. Non a caso, si parla già di appoggi finanziari della Banca Mondiale, della Banca Africana per lo sviluppo (Bad). addirittura Sarkozy avrebbe chiesto aiuto ai paesi del golfo arabo… Ora, per dare un’idea, la Commissione europea ha presentato un rapporto nel quale sostiene che ci vogliono almeno due miliardi di euro per ripulire l’80% del Mediterraneo. Questi due miliardi, chi li darà?
Quali altri rischi sta correndo il progetto di Sarkozy?
E’ sufficiente passare in rassegna i protagonisti principali del Vertice di Parigi per capire gli ostacoli che i 43 paesi firmatari dovranno affrontare nei prossimi mesi e anni. Partiamo dalla Turchia. La partecipazione del Premier truco Recep Erdogan non era così scontata. Almeno non se si osserva l’intero percorso del progetto francese, in particolar modo il primo appello lanciato da Nicolas Sarkozy durante la sua campagna elettorale per le presidenziali francesi. A Tolone, nel 2007, il candidato di centrodestra si era espresso con parole chiare: l’Unione mediterranea è un’alternativa offerta alla Turchia rispetto al suo progetto di adesione nell’Unione europeo. La volontà di Sarkozy di escludere Ankara dall’Ue è stato accolto con grande fastidio dal governo turco. Con il tempo, le posizioni della Francia si sono ammorbidite, anche per via della lotta durissima ingaggiata dalla Merkel contro Sarkozy. La cancelliera tedesca non accettava l’idea originale del presidente francese di fare di Euromed un club riservato tra la sponda Sud del Mediterraneo e i paesi europei affacciati al Mare nostrum, Spagna, Francia e Italia in testa.
Un’Unione allargata rispetto al progetto iniziale di Sarkò?
Proprio così. Dopo mesi di scontro diplomatico, Bruxelles ha convinto l’Eliseo che senza l’implicazione dei 27 paesi dell’Ue, il progetto francese sarebbe votato al fallimento sicuro. Ufficialmente, l’Unione per il Mediterraneo non è più considerata un’iniziativa francese, bensì europea. Questa svolta ha convinto Erdogan che una non partecipazione della Turchia al Summit avrebbe offeso Bruxelles, compromettendo il suo percorso già caotico di adesione all’Ue. Ma il premier turco è venuto a Parigi anche per un altro motivo: Ankara non voleva vedere Sarkozy attribuirsi tutti i meriti del riavvicinamento tra Israele e la Siria. Non a caso, a Parigi è stata la diplomazia turca a coordinare gli incontri di alto livello tra le delegazioni israeliane e siriane, non la Francia.
Altri passi falsi?
Tutti hanno parlato dell’assenza di Gheddafi, ma ben più grave è stata quella del sovrano marocchino, Mohammed VI. Il Marocco non perdona Parigi nel suo desiderio di assegnare ad Algeri un ruolo di primissimo piano nel nuovo progetto euromediterraneo. Il Marocco e l’Algeria sono da tempo protagonisti di uno scontro fratricida sul Sahara Occidentale. Rabat non tollera l’ingerenza di Algeri in un conflitto che vede il popolo saharoui desideroso di staccarsi dal territorio marocchino. Altro problema: la copresidenza dell’UPM è stata già assegnata all’Egitto, mentre la sede del segretariato dovrebbe nascere a Tunisi. L’università euromediterranea, cara a Sarkozy, è già stata creata, ma in Slovenia. Al Marocco sono rimaste le bricciole, cosa che il re Mohammed VI non digerisce tanto bene…
Insomma, la diplomazia francese non è stato all’altezza della sfida…
A Parigi ha prevalso sin dall’inizio la confusione. Frequentando un po’ il dietro le quinte del Summit, ho constatato che molti membri della squadra incaricata dall’Eliseo di seguire il progetto di Sarkozy sono convinti che l’Unione per il Mediterranea deve rimanere sotto lo stretto controllo della Francia. Purtroppo, l’entourage presidenziale, e in particolar modo il suo consigliere speciale e ideatore dell’UPM, Henri Guaino, non ha la minima idea di che cosa significa proporre iniziative in ambito europeo. Sarkozy pensava di potere andare avanti a trattare con i paesi arabi mettendo da parte Berlino e Londra, ma si è trattato di un grave errore di valutazione. La Germania, così come il Regno Unito, sono partner insostituibili nel bacino mediterraneo. Domani c’è il rischio che il nuovo progetto Euromed paghi molto caro le disattenzioni di Parigi.
LEGGI ANCHE: Pace tra Abbas e Olmert: parla l’ex ministro palestinese Khatib Assad al vertice di Parigi: “Un attacco all’Iran? Israele ne pagherebbe le conseguenze” - Sarkò media tra Damasco e Beirut - Olmert: “Mai così vicini a un accordo di pace coi palestinesi“
- Lunedì 14 Luglio 2008

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Il 14 Luglio 2008 alle 16:24 Giustizia, Berlusconi preme: “Serve una riforma radicale” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Ab imis: cioè totalmente e dalle fondamenta. La locuzione latina serve al premier Silvio Berlusconi per dire quanto la giustizia in Italia vada riformata. Lasciando Hotel De Marigny, al termine del pranzo ufficiale per il 14 luglio, al termine del vertice Euromed, Silvio Berlusconi torna così, incontrando alcuni cronisti e ai microfoni di Sky Tg24 e Giornale Radio Rai, sulla giustizia. E a chi gli chiede se, ad ogni modo, con le ultime leggi la situazione sia “nei binari da lui auspicata”, Berlusconi ammette che è così, ma annuncia di voler andare avanti. Così, a chi gli chiede se stia pensando alla separazione delle carriere, risponde: “Credo che si debba fare di più, molto di più”. Parlando di giustizia, il premier ha risposto a chi chiedeva se avesse sentito delle ultime notizie su Ottaviano Del Turco: “Sì ho sentito e mi sembra una cosa molto strana che ci sia una decapitazione completa, quasi una retata di un intero governo di una Regione”. “Ho sentito anche il teorema accusatorio” ha sottolineato ancora Berlusconi “conoscendo l’attuale situazione dell’accusa in Italia…”. Poi, rispondendo a un giornalista che gli faceva osservare che questa volta la giustizia non aveva colpito la sua parte politica ma la sinistra, Berlusconi ha risposto: “Non ha nessuna importanza per me che colpisca questo o quell’altro, ma molto spesso i teoremi accusatori sono teoremi che non vengono confermati”. [...]
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