Ora che non deve più superare “a sinistra” Hillary Clinton, rivale del Partito Democratico nella corsa alla nomination per la Casa Bianca, Barack Obama cerca di proporre una visione più equilibrata della sua politica estera soprattutto in relazione ai conflitti in Iraq e in Afghanistan che il prossimo precedente riceverà in eredità dal George W. Bush.
In un articolo sul New York Times dal titolo “My plan for Iraq” Obama ha annunciato che completerà il ritiro delle truppe statunitensi dall’Iraq entro l’estate 2010 lasciando però “una forza residua per missioni mirate” ma “da presidente seguirò una nuova strategia, inviando subito almeno altre due brigate di combattimento a sostegno del nostro sforzo in Afghanistan”.
In fondo Obama ha sempre accusato l’amministrazione Bush di aver trascurato la lotta ad al-Qaeda in Afghanistan per invadere l’Iraq ma oggi il candidato democratico può stabilire una scadenza precisa per il ritiro dall’Iraq anche grazie ai successi ottenuti sul terreno dal generale Petraeus e dalle forze governative irachene ormai a un buon punto di preparazione.
Non a caso nei giorni scorsi il Pentagono ha stabilito di poter ritirare già tra due mesi 20.000 soldati dall’Iraq, una riduzione che potrebbe proseguire e portare la consistenza dell’intero contingente USA a Baghdad e dintorni sotto le 100.000 unità entro la fine dell’anno. In pratica potrebbe non esserci nessuna differenza pratica tra “il ritiro
entro il 2010″ promesso da Obama e “il ritiro quando la situazione si sarà stabilizzata” sostenuto dal candidato repubblicano John McCain anche perché Obama non precisa l’entità della forza che dovrebbe restare in Iraq dopo quella data “per missioni mirate”.
A Kabul il candidato democratico si impegna a inviare subito altri 10.000 soldati poiché “convinto che siamo sotto organico in Afghanistan, questo è il vero centro dell’attività terroristica che dobbiamo affrontare in modo aggressivo” ma questo potrebbe non essere una notizia positiva per gli alleati degli Usa.
Il 3 luglio Susan Rice, consigliere per la politica estera del candidato democratico ha ricordato che “il senatore Obama è stato molto chiaro nel dire che crede che i nostri partner della Nato possono e dovrebbero contribuire con forze ulteriori alla
guerra in Afghanistan”. In pratica più truppe e più mezzi europei per fare la guerra ai talebani: un tema che Obama affronterà nella sua imminente visita da questa parte dell’Atlantico.
- Martedì 15 Luglio 2008

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