Da Bruxelles
Sulla questione delle impronte digitali e della schedatura dei rom l’Europa sferra un altro attacco al “Pacchetto sicurezza” del governo italiano. Dopo gli avvertimenti della Commissione e del Parlamento europeo, è toccato alle Organizzazioni non governative del vecchio continente dire la loro su come l’Italia sta gestendo un’emergenza che a Bruxelles e dintorni suscita non poche preoccupazioni. Il 15 luglio un gruppo di Ong (tra cui l’Open Society Institute del miliardario George Soros, l’associazione rumena Romani Criss e la ginevrina Centre on Housing Rights and Evictions) ha reso pubblico all’International Press Center di Bruxelles un rapporto su come il Belpaese sta affrontando la crisi.
L’analisi, intitolata “Security all’italiana” (clicca qui per leggerlo), è il frutto di un centinaio di interviste fatte a persone che vivono nei campi nomadi di Roma, Napoli, Firenze, Milano, Brescia e Torino. La relazione raccoglie documenti relativi al periodo maggio-giugno 2008, mette in risalto i casi di “attacchi alla popolazione rom, inclusa la violenza fisica, l’espulsione forzata e i raid abusivi” e non esita a puntare il dito contro le attuali politiche del governo italiano. “I leader politici italiani stanno cavalcando le paure dei loro cittadini in tema di immigrazione e sicurezza per promuovere progetti che hanno lo scopo di alimentare l’odio nei confronti della popolazione Rom”, ha detto Tara Bedard, rappresentante dello European Roma Rights Centre, una delle organizzazioni che hanno partecipato alla stesura del report.
Alla presentazione del rapporto era poi presente l’europarlamentare rumena Renate Weber. Sensibile alla questione dei suoi connazionali, la signora Weber non ha risparmiato ulteriori critiche all’operato di Roma. “L’Italia sta vivendo una delle pagine più nere della sua storia”, ha detto. Ma non solo, ha anche accusato le principali istituzioni di Bruxelles, incapaci, a suo dire, di gestire l’emergenza. “L’Unione europea ha bisogno di essere assistita da organizzazioni che conoscono bene le questioni legate ai rom e ai sinti. Questo perché non esiste una strategia valida, né a livello di Parlamento né a livelli di Commissione europea”. Insomma, pare proprio che la questione della schedatura dei rom sia destinata a far parlare di sé ancora per diverso tempo.
- Martedì 15 Luglio 2008
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Commenti
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Il 17 Luglio 2008 alle 15:12 barnaba1 ha scritto:
Cerco di farla breve: In Italia ognuno di noi ha la Carta di identità, se vuole guidare l’auto c’è la patente, riuscendo ad ottenere l’autorizzazione si può detenere una arma, a livello internazionale esiste il passaporto per questioni di sicurezza… ma allora, questi cavolo di rom perchè la fanno tanto lunga quando si tratta di esser identificati? Per caso hanno la coda di paglia? Dico io: se così non vi sta bene, allora andatevene!
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