Joseph Cirincione è uno dei più quotati esperti militari di Washington. Presidente del Ploughshares Fund, la più importante fondazione statunitense contro la diffusione e l’uso delle armi atomiche, biologiche e chimiche. Cirincione, volto assai conosciuto al pubblico della Cnn, è stato definito come uno dei 100 analisti in grado di influenzare la politica estera statunitense. In questa intervista, rilasciata a Panorama.it, analizza il piano di ritiro dall’Iraq presentato da Barack Obama sul New York Times e la situazione bellica a Baghdad e a Kabul.
Quel piano di Obama può funzionare, Mr Cirincione?
Sì, penso di sì. Ci sono molte analisi indipendenti secondo le quali le truppe americane si possono ritirare dall’Iraq entro 18 mesi, lasciando nel paese solo una piccolo contingente e un numero imprecisato di addestratori. Barack Obama si pone l’obiettivo di farlo in 16 mesi. Non è un’impresa impossibile. Anzi. E’ però fondamentale accordarsi e coordinarsi bene con i generali americani sul campo. Sì, il piano può funzionare.
Ma un ritiro in tempi così brevi non può essere dannoso per la situazione politica in Iraq? Non rischia di far cadere Baghdad sotto l’influenza iraniana?
In Iraq abbiamo avuto problemi politici, non militari. La violenza di questi anni è da attribuire più allo scontro tra sciiti e sunniti, o tra fazioni delle due parti, che alla guerra di Al Qaeda contro l’esercito Usa. Il ritiro delle truppe statunitensi può contribuire a creare le condizioni per una riconciliazione tra le parti. Se ciò avvenisse, il futuro numero di soldati statunitensi in Iraq sarà sufficiente per la sicurezza della regione. L’Iran avrà comunque un’influenza a Baghdad. Il governo iracheno è amico di quello iraniano, sono paesi vicini, destinati ad un’alleanza. Credo che ritirare le truppe e lanciare un’offensiva diplomatica, coinvolgendo tutti i paesi dell’area, possa essere il modo per contenere l’influenza iraniana in Iraq.
Barack Obama afferma che è necessario ritirare le truppe dall’Iraq per mandarle in Afghanistan, il vero fronte centrale della Guerra al Terrore. Lei è d’accordo con questa affermazione?
Da tempo dico che da tempo dobbiamo finire la guerra in Iraq e vincere la guerra in Afghanistan. Perché, lì, la stiamo perdendo. Da almeno tre anni io affermo che dobbiamo trasferire i nostri soldati da un fronte all’altro. Quindi, ben venga la proposta del senatore Obama. È ciò che pensano molti analisti di sicurezza negli Stati Uniti.
Barack Oabama nelle prossime settimane andrà proprio in Iraq e in Afghanistan, dopo il suo tour in Europa e in Medioriente. Vedrà il comandante in capo del settore, il generale David Petraeus. Come andrà il colloquio tra i due, visto che le posizioni sul ritiro delle truppe sono diverse?
Penso che Mr. Barack dovrà essere disponibile all’ascolto di quello che gli dirà Petraeus, esaminare le sua analisi e tenerne conto. Il candidato democratico andrà in Iraq con due importanti consiglieri, due membri del Congresso, in grado di fornirgli aiuto nella sue valutazioni. Mi riferisco a Jack Reed, senatore del Rhode Island, democratico, ex veterano dei paracadutisti e al senatore repubblicano Chuck Hagel, del Nebraska. Il viaggio con loro dimostrerà lo spirito bipartisan della politica di Barack Obama. Loro due, gli altri analisti che vengono consultati da lui regolarmente, e anche le parole di David Petraues saranno in grado di fornirgli un quadro esatto della situazione. E, una conferma della bontà della sua decisione sul ritiro.
Le alte sfere dell’esercito Usa impegnate in Iraq sono diffidenti verso il “pacifismo” del candidato democratico?
Negli Usa sono decine gli alti ufficiali ad essere convinti che l’esercito e i marines non siano più in grado di tenere le attuali posizioni in Iraq. Molti generali appoggeranno con forza la scelta di ridistribuire le truppe dall’Iraq all’Afghanistan. Se io fossi il consigliere di Barack Obama gli direi di dichiarare la vittoria in Iraq, di affermare che abbiamo un’altra missione da compiere a Kabul e di rassicurare gli americani che il governo iracheno è in grado da solo di garantire la sicurezza dell’Iraq. Spero che il senatore Barack segua questo consiglio. Spero lo faccia presto.
Iraq: parla il generale Petraues
Il discorso di Obama ai veterani del South Dakota
- Martedì 15 Luglio 2008

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