Oggi il Senato argentino decide se approvare o meno il progetto di legge della “presidenta” Cristina Kirchner che vuole aumentare le tasse sulle esportazioni agricole sino al 45%, imposta che è alla base della crisi che da oltre 4 mesi ha bloccato e spaccato il paese. La giornata si preannuncia molto tesa, le discussioni, accese, sono già iniziate e la votazione, decisiva per il futuro politico della Kirchner, è prevista per la mezzanotte argentina, le 5 di domani mattina in Italia.
In attesa del risultato del voto che aggiorneremo in tempo reale nella parte dedicata ai commenti, ieri il settore rurale o come lo chiamano a Buenos Aires “el campo” ha dato l’ennesima dimostrazione di forza a Cristina Kirchner, precipitata ai minimi storici di gradimento popolare con un misero 19%. A 127 giorni dall’inizio del braccio di ferro tra contadini e governo a causa dell’incremento delle imposte sull’export agricolo (le cosiddette “retenciones” annunciate lo scorso 11 marzo dall’allora ministro dell’Economia Martin Losteau) i due schieramenti avevano deciso di far scendere in piazza la loro gente in manifestazioni contrapposte. “Saremo una multitudine”, avevano promesso i leader dei contadini, “sono degli oligarchi e gli dimostreremo che lo Stato è più forte di ogni tentativo di golpe”, aveva ribattuto la Kirchner, il principale oratore della manifestazione governativa. Il risultato, numeri alla mano, è stato chiaro.
In pieno centro, davanti al Parlamento, la compagine filo-Cristina ieri non è riuscita a riunire più di 90mila simpatizzanti. Nel quartiere di Palermo, invece, i manifestanti scesi in piazza per protestare contro la politica economica del governo sono stati tra i 250mila e i 300mila. Un segnale forte, soprattutto se si considera che la manifestazione “oficialista” aveva mobilitato tutto l’apparato del partito Justicialista, con in testa sindacalisti e leader peronisti dei principali comuni della provincia di Buenos Aires, tradizionale bacino di consenso per i Kirchner. Ma ciò che è più paradossale è che il flop della manifestazione filogovernativa di ieri sia stato spiegato dagli stessi leader peronisti pro-Kirchner con l’incremento dell’inflazione che la stessa Cristina e l’Indec, l’istituto di statistica argentino controllato dal governo, continuano a negare. Lo scorso anno per “contrattare” simpatizzanti nei comuni della provincia di Buenos Aires era sufficiente pagare in media 10 pesos per il biglietto del pullman, mentre nelle ultime tre settimane il costo è schizzato a 33 pesos, un incremento netto del 330%!
Dal canto suo il settore rurale argentino ha cominciato a usare l’ironia, anche pesante, per ridicolizzare il governo di Cristina Kirchner, inserendo una serie di filmati su Youtube. Tra i video più visti una parodia di Néstor “von Kirchner” in versione Furher che, in appena un mese è stato visto da oltre 590mila utenti.
Il video di “Von Kirchner” con i sottotitoli in spagnolo
- Mercoledì 16 Luglio 2008

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Il 16 Luglio 2008 alle 18:31 Rassegna stampa - Quello che succede - DonnaModerna ha scritto:
[...] Oggi il Senato argentino decide se approvare o meno il progetto di legge della “presidenta” Cristina Kirchner che vuole aumentare le tasse sulle esportazioni agricole sino al 45%, imposta che è alla base della crisi che da oltre 4 mesi ha bloccato e spaccato il paese. La giornata si preannuncia molto tesa, le discussioni, accese, sono già iniziate e la votazione, decisiva per il futuro politico della Kirchner, è prevista per la mezzanotte argentina, le 5 di domani mattina in Italia. In attesa del risultato del voto, ieri il settore rurale o come lo chiamano a Buenos Aires “el campo” ha dato l’ennesima dimostrazione di forza a Cristina Kirchner, precipitata ai minimi storici di gradimento popolare con un misero 19%. (Panorama.it) [...]
Il 17 Luglio 2008 alle 6:02 paolo.manzo ha scritto:
La seduta del Senato che deciderà l’approvazione o la bocciatura dell’incremento delle imposte sulle esportazioni agricole durerà oltre 17 ore e si concluderà poco dopo le tre del mattino di Buenos Aires, le 8 in Italia. Un ritardo di almeno tre ore rispetto a quanto annunciato e dovuto al dibattito in Senato che è andato al di là di ogni possibile previsione.
Il settore rurale sta seguendo la discussione grazie a un maxischermo allestito nel quartiere di Palermo, stessa cosa ma in un tendone di fronte al Congreso stanno facendo quelli che la stampa argentina ha ribattezzato i “militanti K”.
La seduta, definita storica da più parti perché rimette al centro delle decisioni un Parlamento che da anni non discuteva più di leggi a Buenos Aires, per il momento fa prevedere un risultato di assoluta parità, 36 a 36. Questo almeno fanno ritenere le intenzioni di voto espresse dai senatori alla stampa ma sorprese dell’ultima ora sono sempre possibili, anche a causa di assenze dovute all’ora tarda.
Se la parità dovesse essere confermata dal voto dei 72 senatori, risulterà decisivo il voto del vicepresidente della Repubblica Julio Cobos che, pochi minuti fa, ha detto: “neanche il mio cuscino sa come voterò”.
Massima suspance, dunque, e paese fermo in attesa del risultato. Vi aggiorneremo non appena avremo il risultato definitivo.
Il 17 Luglio 2008 alle 9:27 paolo.manzo ha scritto:
Cristina ha perso la sua battaglia al Senato.
Come previsto nel lancio precedente il Senato si è spaccato in due - 36 a 36 - e a decidere è stato Julio Cobos, presidente del Senato nonché qualche mese fa candidato alla vicepresidenza con Cristina Fernandez de Kirchner. Commosso e sofferente, alle 4.25 del mattino, le 9.25 in Italia, Cobos ha decretato la sconfitta della Kirchner.
Già il pareggio in Senato, di per sé, sarebbe stata una grande sconfitta per Cristina Fernandez de Kirchner se si pensa che a inizio anno la “presidenta” godeva dell’appoggio di 48 senatori su 72.
In soli sei mesi la Kirchner ha dunque perso la maggioranza di due terzi che aveva perché, pochi minuti fa, ben 12 senatori hanno deciso di votare contro “las retenciones”, ovvero l’aumento delle imposte sulle produzioni agricole.
Una testimonianza chiara di come la presidenta abbia sprecato nello snervante conflitto con il settore agricolo che dura oramai da 128 giorni non solo quasi tutto il suo gradimento popolare ma anche gran parte dell’appoggio parlamentare. Persino quello del suo compagno di formula Julio Cobos, che le ha votato le spalle, votando contro la misura che per decreto era stata introdotta dal governo lo scorso 11 marzo.
La “presidenta” avrebbe potuto evitare tutto ciò, dicono gli analisti politici, se invece di cercare lo scontro gridando al “colpo di stato”, alla “minaccia oligarchica” e ai “picchetti dell’abbondanza” trasformando una normale discussione di politica economica in una sorta di guerra santa, avesse cercato il dialogo.
Cristina, invece, ha scelto lo scontro duro e nella notte appena conclusasi ha perso la sua guerra santa contro “el campo”, ovvero il settore rurale con cui adesso dovrà tornare a dialogare.
La Kirchner ha perso per 37 a 36 in Senato e adesso la discussione riprende e il progetto di legge dovrà essere ridiscusso dalla Camera per poi tornare al Senato, sicuramente con modifiche sostanziali.
Una sconfitta durissima per Cristina, senza precedenti per i Kirchner e che indebolisce fortemente il suo governo.
Il 17 Luglio 2008 alle 9:36 Rassegna stampa - Quello che succede - DonnaModerna ha scritto:
[...] Cristina ha perso la sua battaglia al Senato. Come previsto nel lancio precedente il Senato si è spaccato in due - 36 a 36 - e a decidere è stato Julio Cobos, presidente del Senato nonché qualche mese fa candidato alla vicepresidenza con Cristina Fernandez de Kirchner. Commosso e sofferente, alle 4.25 del mattino, le 9.25 in Italia, Cobos ha decretato la sconfitta della Kirchner. Già il pareggio in Senato, di per sé, sarebbe stata una grande sconfitta per Cristina Fernandez de Kirchner se si pensa che a inizio anno la “presidenta” godeva dell’appoggio di 48 senatori su 72. In soli sei mesi la Kirchner ha dunque perso la maggioranza di due terzi che aveva perché, pochi minuti fa, ben 12 senatori hanno deciso di votare contro “las retenciones”, ovvero l’aumento delle imposte sulle produzioni agricole. (Panorama.it - Clarín) [...]
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