- Tags: aborigeni, Australia, Benedetto XVI, pope
- Un commento
Credits: AP Photo/Rick Rycroft, Pool
da Sidney
Al suo arrivo a Sidney il Papa è stato preso in custodia dagli aborigeni. C’era infatti il più anziano della comunità indigena australiana (Allen Madden, 59 anni), chiamato “il custode della regione”, ad accogliere Benedetto XVI sulla banchina del porto, insieme con gli altri rappresentanti della comunità. Al Papa è stato consegnato il “message stick”, il bastone tradizionale degli aborigeni con scritto “La Nazione Dorowà augura al Papa un sicuro e fortunato viaggio attraverso questa terra”. In onore del Papa sono state anche compiute tipiche danze aborigene come segno di accoglienza di un amico. Gli anziani della comunità aborigena hanno poi simbolicamente affidato il Papa nelle mani dei giovani, per la festa di apertura della Giornata mondiale della Gioventù, che ha visto la partecipazione di quasi 200 mila ragazzi sul molo di Barangaroo nel Darling Harbour di Sidney. Migliaia di giovani erano sparsi anche nei dintorni del porto perché era stata esaurita la capienza massima della banchina messa a disposizione del Papa.
Benedetto XVI ha ringraziato calorosamente gli anziani degli aborigeni: “Sono profondamente commosso di trovarmi nella vostra terra, sapendo delle sofferenze e delle ingiustizie che essa ha sopportato, ma cosciente anche del risanamento e della speranza ora in atto, con legittimo orgoglio di tutti i cittadini australiani”. Rivolto al primo ministro Kevin Rudd e al Governatore Michael Jeffery, in occasione della cerimonia di benvenuto presso la “Government House” il pontefice ha espresso apprezzamento per la decisione del primo ministro australiano, il 13 febbraio scorso, giorno del suo insediamento, di presentare formalmente le scuse alla popolazione indigena per “le politiche di assimilazione” messe in atto dal governo australiano tra il 1910 e il 1970.
“Grazie alla coraggiosa decisione del governo australiano di riconoscere le ingiustizie commesse nel passato contro i popoli indigeni”, ha detto Benedetto XVI, “si stanno ora facendo passi concreti al fine di raggiungere una riconciliazione basata sul rispetto reciproco. Giustamente voi state cercando di colmare il divario fra australiani indigeni e non indigeni circa le aspettative di vita, i traguardi educativi e le opportunità economiche. Questo esempio di riconciliazione offre speranza in tutto il mondo a quei popoli che anelano a vedere affermati i loro diritti e riconosciuto e promosso il loro contributo alla società”.

I discendenti delle popolazioni indigene che abitavano l’Australia prima dell’arrivo degli europei sono ormai ridotti a 450 mila. Tra di essi vi è un significativo gruppo di aborigeni cattolici. Uno dei loro leader, Grame Mundine, racconta che “l’arrivo del Papa nella Baia di Sidney su una grande barca di proprietà della compagnia Captain Cook Cruise” aveva suscitato malumore nei gruppi aborigeni, perché sembrava richiamare l’arrivo delle navi del capitano Cook che colonizzarono nel XVIII secolo l’Australia cacciando gli aborigeni. “Si è deciso quindi che il Papa dovesse incontrare anzitutto i discendenti degli abitanti originari della zona i quali lo hanno invitato a salire sulla barca”, ha spiegato Mundine.
Rivolgendosi ai giovani giunti da oltre 170 Paesi del mondo, il Papa ha preso spunto dall’esperienza degli aborigeni per riflettere sull’emergenza ambientale: “Vi sono delle ferite che segnano la superficie della terra: l’erosione, la deforestazione, lo sperpero delle risorse minerali e marine per alimentare un insaziabile consumismo. Alcuni di voi giungono da isole-Stato la cui esistenza stessa è minacciata dall’aumento dei livelli delle acque: altri da Nazioni che soffrono gli effetti di siccità devastanti. La meravigliosa creazione di Dio viene talvolta sperimentata come una realtà quasi ostile per i suoi custodi, persino come qualcosa di pericoloso”.
Non soltanto l’ambiente naturale, ma anche quello sociale, “l’habitat che ci creiamo noi stessi”, ha continuato il Papa, “ha le sue cicatrici, ferite che stanno ad indicare che qualcosa non è a posto”. Tra queste ferite, Ratzinger ha elencato “l’abuso di alcool e di droghe, l’esaltazione della violenza e il degrado sessuale, presentati spesso dalla televisione e da internet come divertimento”.
Benedetto XVI ha indicato ai giovani la strada per sanare queste ferite: “Le preoccupazioni per la non violenza, lo sviluppo sostenibile, la giustizia e la pace, la cura del nostro ambiente sono di vitale importanza per l’umanità. Tutto ciò non può però essere compreso a prescindere da una profonda riflessione sull’innata dignità di ogni vita umana dal concepimento fino alla morte naturale, una dignità che è conferita da Dio stesso e perciò inviolabile. Il nostro mondo si è stancato dell’avidità, dello sfruttamento e della divisione, del tedio di falsi idoli e di risposte ipocrite e della pena di false promesse. Il nostro cuore e la nostra mente anelano ad una visione della vita dove regni l’amore, dove i doni siano condivisi, dove si edifichi l’unità, dove la libertà trovi il proprio significato nella verità e dove l’identità sia trovata in una comunione rispettosa”.
Intanto ai circa 250 mila giovani che stanno ancora arrivando a Sidney da tutto il mondo, viene distribuita una “guida del pellegrino”, in tutte le lingue con indicazioni e suggerimenti per la permanenza nella città australiana e per partecipare agli eventi della Giornata mondiale della gioventù. Il libretto contiene anche una “guida del cattolico single” con una sorta di “decalogo” intitolato “custodisci la tua sessualità”. “Troppe persone lasciano che siano i propri ormoni o i propri istinti a decidere per loro. Ma pensaci un po’ … che tipo di vita sessuale vuoi davvero?”, domanda la “guida” ai giovani partecipanti alla Gmg. E prosegue: “Se desideri un matrimonio felice, profondo e fecondo devi cominciare a prepararti ora”. Queste alcune delle raccomandazioni: “Smetti di riempirti la testa di quella immondizia che ti propinano le riviste, la televisione e la pornografia. Esercitati spiritualmente, partecipa a ritiri e scegli una vita di preghiera. Ingrana la marcia, svelto! E comincia a frequentare altri atleti dello spirito come te. Prendi le distanze dalle persone che ti traviano. La società ti propone il preservativo e la pillola, mettendoti a rischio e isolandoti. L’unico vero modo di soddisfare l’intimità sessuale è custodire la tua sessualità. Dai, scegli il meglio. Lo sai che è così”.
LEGGI ANCHE: Il Papa tra koala e pitoni - GALLERY
- Giovedì 17 Luglio 2008
IL MONDO CHE SARÀ
LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
IL MONDO IN CLASSIFICA
STORIE DAL MONDO
OGGI AVVENNE
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
STATI UNITI, FRANCIA, EGITTO, RUSSIA
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
GUARDA IL VIDEO
VAI ALLO SPECIALE
I FATTI PIÙ IMPORTANTI DEL 2011
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 18 Luglio 2008 alle 10:55 Benedetto XVI, prossima tappa: l’Africa » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Il viaggio del Papa in Australia per la Giornata mondiale della Gioventù è ancora in corso (terminerà il 21 giugno), ma Benedetto XVI già pensa alle future trasferte extraeuropee. Infatti il pontefice a Sidney ha pranzato insieme con 12 giovani di tutti i continenti. Tra questi c’era Muaka Muaka Balza, un giovane di 29 anni della Repubblica democratica del Congo. Come ha riferito Muaka a Panorama.it, il Papa parlando in francese gli ha chiesto molte informazioni dettagliate sulla situazione politica del suo Paese e sulla vita della Chiesa. Probabilmente non è un caso. Infatti la Segretaria di Stato, insieme con l’organizzatore dei viaggi papali, Alberto Gasbarri, starebbe studiando l’ipotesi di un viaggio di Ratzinger in Africa nel 2009. [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.