Il rogo del campo rom di Ponticelli (Credits: Ansa)
Il problema comincia dal nome. Zingari, deriva da Athinganos, nome con cui i bizantini indicavano una setta di intoccabili. Il significato è dispregiativo e nessuno di loro vorrebbe essere chiamato così. Gitanos, rom, sinti, nomadi, khorakhané, manouche. Un nome, anzi tanti, che gli hanno sempre dato gli “altri”, quelli che si trovavano a dover convivere con loro, un popolo in cammino, chiuso nelle sue tradizioni e nelle sue regole. Partiti dal nord dell’India e dal Pakistan intorno all’anno mille, i nomadi si sono stabilizzati nell’est europeo da dove hanno poi ricominciato altre migrazioni. In Italia i primi arrivano alla fine del 1300. Sono divisi in centinaia di gruppi e sottogruppi etnici, separati da millenni di migrazioni. Ma uniti da una lingua, il romanés o romani, in tutti i suoi dialetti. Sono tanti, in Europa. Dai 9 ai 12 milioni. Mancano cifre certe, e questo è già un primo problema. Perchè alcuni hanno la nazionalità del paese in cui si trovano magari da generazioni, o di quello da cui sono scappati per via di guerre e persecuzioni (il numeroso gruppo di emigrati dall’ex Jugoslavia, ad esempio). Oppure sono apolidi. Per scelta o per regole sulla residenza. Divisi e sparsi, ma rappresentano la più numerosa minoranza Europea. “La situazione dei rom è inaccettabile dal punto di vista etico, sociale e umano” ha detto il Commissario Ue agli Affari Sociali Vladimir Spidla. Il Consiglio d’Europa (un’organizzazione transanzionale parallela all’Ue e che si occupa soprattutto di affari sociali) ha istituito dal ‘93 la “Roma and travellers division” che si occupa di produrre studi sulla condizione dei rom in Europa e la loro integrazione sociale. Eppure, al di là delle buone intenzioni e dei proclami altisonanti all’integrazione l’Unione sulla questione non ha una politica comune, che coniughi i diritti e riconoscimenti delle minoranze con obblighi uguali nei 25 stati. E così ogni governo fa da sè. Anche a seconda delle tendenze politche del momento.
Più discriminati d’Europa. Secondo il Rapporto della Commissione europea contro il razzismo e le intolleranze presentato al Parlamento Europeo nel 2007, i gitani risultano la popolazione più discriminata d’Europa. Svantaggiati nel lavoro, nell’alloggio, nell’istruzione e nella legislazione. Ma il rapporto non si occupa di devianza e criminalità , altro aspetto inscindibile, insieme causa ed effetto del loro non-inserimento sociale. Il 31 gennaio passato il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che prometteva di “sradicare” i campi nomadi, legali o no, come unico metodo per favorire l’integrazione della minoranza. Il testo afferma che non ci sono norme igieniche nè sanitarie e denuncia l’esclusione dei loro abitanti dai sistemi educativi e sanitari. Il loro reddito (dichiarato) è fino a 10 volte più basso della media europea, la loro speranza di vita è di 10-15 anni più bassa. Una cosa è certa: anche se in Italia gli zingari sono meno che in molti altri paesi europei (circa 170mila contro gli 800mila della Spagna o i 400mila della Francia) il nostro, insieme alla Repubblica Ceca (dove sono 350mila) è uno dei paesi in cui la loro presenza genera più allarme sociale, tensioni discriminatorie (secondo il sondaggio di Eurobarometro solo il 14% si dice a suo agio ad avere un nomade alla porta accanto, contro una media europea del 36%), ed episodi di criminalità . Anche per la mancanza di politiche chiare. “Non si riscontra un coordinamento a livello nazionale” si legge in un rapporto del Consiglio d’Europa, datato però 2005, ben prima delle recenti polemiche su schedature e impronte digitali. “Il fatto è che negli altri paesi la questione rom è stata inclusa all’interno delle problematiche sociali e di welfare” si lamenta il presidente dell’Opera Nomadi di Milano, Maurizio Pagani. In Italia, secondo lui, il problema è trattato solo dal punto di vista dell’ordine pubblico. Inutile chiedersi come la pensi sulle misure preparate dal minstro Maroni: “Siamo contrari, per due motivi: è una schedatura su base etnica e questo è inaccettabile. Ma soprattutto non serve: i dati vengono tenuti dalla prefettura, cioè da un organo di polizia. Non sono certo usati per fini sociali”. Eppure una qualche forma di censimento servirebbe eccome, lo riconosce anche Pagani: “Serve per l’accesso alla sanità e alla cittadinanza, che in Italia è molto difficilie perchè è vincolato alla residenza”. La maggior parte dei paesi dell’Europa occidentale ha istituito un “ufficio centrale” o comunque un organismo apposito per affrontare il problema, con riconoscimenti legali ma anche repressione degli aspetti che favoriscono la delinquenza.
In Francia, ad esempio, il modello “bastone e carota” sembra funzionare: la legge Besson (del 2000) prevede che ogni comune con più di cinquemila abitanti sia dotato obbligatoriamente di un’area di accoglienza. Ma Sarkozy da ministro dell’interno nel febbraio 2003 ha voluto inserire nella legge sulla sicurezza interna sanzioni dure per chi non rispetta le regole dei campi. Chi occupa abusivamente un’area pubblica può essere arrestato e il mezzo sequestrato. La legge Besson preve un programma immobiliare di case da dare in affitto agli zingari stanziali e terreni familiari su cui poter costruire piccole case per alcune famiglie semistanziali e in condizioni molto precarie. Poco di tutto questo, però, è stato effettivamente realizzato, secondo le denunce dell’ Errc (European Roma Rights Center). In Francia si svolge ogni anno la festa di Santa Sara a Saintes Maries de la Mer, in Provenza, a cui partecipano zingari da tutta Europa.

Manifestazione a Roma di Sinti e Rom
In Spagna, i “gitanos” sono quasi un’istituzione: 800mila, dei quali la metà circa in Andalusìa. (A Granada occupano le “cuevas” del Sacro monte alle spalle della città e hanno una processione tutta loro nella Semana santa). Una presenza antichissima, i primi nuclei sono del medioevo, e conflittuale: dai Re Cattolici a Franco, non sono mancate schedature, leggi speciali e vere e proprie persecuzioni. Ai “gitanos” si sono aggiunti ultimamente molti rom rumeni la cui situazione è ancora più disagiata e che vivono nelle “chabolas”, bidonville delle periferie cittadine. Dalla fine degli anni ottanta ogni regione si è dotata di un Ufficio Centrale che coordina interventi e politiche per loro, in cui lavorano sia funzionari del governo che rom come mediatori culturali. I gitanos sono spagnoli a tutti gli effetti, il livello di integrazione si può definire buono. Ma occupano comunque i gradini più bassi della scala sociale: alta la disoccupazione, vivono in case popolari e sono tra i gruppi più numerosi nelle carceri.
In Germania i 130 mila circa tra rom e sinti di nazionalità tedesca sono considerati per legge “minoranza nazionale”. Hanno diritti e doveri riconosciuti. Molti altri vengono dai Balcani e sono stati accolti come rifugiati con un programma di welfare. Non godono della cittadinanza ma di uno status particolare, “duldung”: non un permesso di residenza ma uno stop all’espulsione. Vivono soprattutto in case popolari e hanno un sussidio, ma devono dimostrare la legalità e la volontà di lavorare. Ciononostante i casi di discriminazione e razzismo, secondo il rapporto del Consiglio d’Europa, sono numerosi e gravi. In particolare gli zingari sono nel mirino dei gruppi neonazisti: furono, dopo gli ebrei, le principali vittime dell’olocausto (Porrajmos per gli zingari).
In Romania e altri paesi dell’Est. Nell’ex blocco sovietico i rom rappresentano una fetta importante della popolazione: la Romania è il paese che ne conta il maggior numero. L’ultimo censimento ufficiale ne conta circa due milioni. Nel 2006 è stato istituito un “Ufficio Nazionale” per le politiche dedicate alla loro inclusione sociale. Moltissimi sono i rom che hanno lasciato Bucarest con l’ingresso nell’Ue. Seguono Bulgaria e Ungheria, con circa 800mila presenze. Alti i numeri anche in Repubblica Ceca e ex Jugoslavia.Con percentuali che sono intorno al 5 per cento della popolazione. Un maggior numero non significa però una maggior integrazione. In molti di questi paesi la percezione dei rom è ancora più negativa che nell’ Europa occidentale. In Bulgaria e altri paesi dell’area balcanica, i bambini rom sono mandati nelle scuole per i bambini con problemi psichici. Secondo le stime, il tasso di bambini rom scolarizzati in istituti speciali sarebbe del 60-70 percento in Macedonia, dell’80 percento nel Montenegro e del 50-80 percento in Serbia.
Bambini rom: costretti a rubare - Partecipa al FORUM e al SONDAGGIO

Controlli di polizia al campo nomadi di Tor di Quinto a Roma
- Giovedì 17 Luglio 2008


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Commenti
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Il 17 Luglio 2008 alle 22:29 capitanmars ha scritto:
Complimenti, bellissimo articolo, complimenti al Signor Emanuele Rossi. E io che da quando avevate cambiato proprietà avevo smesso di leggervi..invece vedo che, almeno sul sito, continuate a fare dell’ottimo giornalismo (nonostante chi vi legga non lo capisca sempre, come vedo dal sondaggio).
Marco Gerini
Il 17 Luglio 2008 alle 22:45 zerozebra ha scritto:
è bravo sì questo rossi. ma è nuovo? io lo preferisco ai vari ferrara e vespa. sui rom ha proprio centrato il punto
Il 21 Luglio 2008 alle 15:57 Maroni: “Cittadinanza umanitaria per i bimbi dei campi nomadi” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Dieci dita per la cittadinanza. La via alla nazionalità italiana, per i bambini dei campi rom, potrebbe passare dalla raccolta delle impronte digitali che ha suscitato un vespaio di critiche. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha intenzione di presentare nei prossimi giorni una proposta per dare ai bimbi nomadi nati in Italia, ‘’come ragione umanitaria’’, un nome, un cognome e la cittadinanza italiana. Maroni ne ha parlato in un intervento alla Camera di Commercio americana a Roma. Attualmente la situazione dei documenti dei bambini che abitano nei campi è quasi completamente sregolata: “In alcuni casi, in particolare per chi viene dall’ex Jugoslavia” spiega Maurizio Pagani dell’Opera Nomadi di Milano “non hanno nazionalità riconosciuta ma non sono nemmeno apolidi”. Una situazione di mancanza di riconoscimento (anche di diritti e doveri) che crea le condizioni ideali per l’illegalità . A proposito dei bimbi che si trovano nei campi nomadi, Maroni ha detto tra l’altro: ‘’Dobbiamo tutelarli. Quello che stiamo facendo è una cosa giusta e di equità . Ci sono in questi campi persone che vivono in maniera subumana. Bimbi il cui destino è tragico. Alcuni, lo sapete, vengono utilizzati nel mercato dei trapianti di organi. E invece il primo diritto di un bambino, qualsiasi bambino, è di avere una identità ’’. Per quanto riguarda il censimento dei campi nomadi, Maroni ha aggiunto: ‘’Sui giornali la cosa è stata impropriamente definita ‘impronte digitali ai rom’, in realtà quello che stiamo facendo è un censimento nei campi nomadi. Il censimento non è su base etnica, è solo per vedere e sapere chi c’è in questi campi”. “Eppure” ha aggiunto il ministro “c’è piovuta addosso la condanna dell’Europa e sono state dette contro di me e contro di noi cose terribili. Sono stato persino definito uno stupratore da un direttore di giornale. Queste cose però le lascio ai miei avvocati’’. Dall’Opera Nomadi un plauso al riconoscimento della cittadinanza italiana: “Può servire a fare chiarezza e a sanare molte situazioni” dice Maurizio Pagani. “Le norme per la cittadinanza italiana sono troppo restrittive per i figli di immigrati. Ora però bisogna vedere se Maroni passerà dagli annunci ai fatti. Anche il suo predecessore Amato aveva riconosciuto il problema dell’identità , ma poi non si era fatto niente”. Intanto il dibattito sulle rilevazioni delle impronte digitali ai minori rom registra l’ennesima critica per l’Italia da parte di un’istituzione europea:’’i politici italiani hanno dimostrato poca leadership morale quando si è trattato di cercare di arginare l’ondata anti-rom’’. Lo scrive il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, in una nota dedicata al tema dei crimini generati dall’odio verso il diverso pubblicata oggi sul sito internet dell’organismo di Strasburgo. Nella sua riflessione, Hammarberg ricorda che questo tipo di crimini è una ‘’realtà quotidiana’’ in tutta Europa. Nel citare alcuni degli episodi di violenza e delle situazioni critiche registrate negli ultimi tempi in Europa, il commissario arriva a parlare anche dell’Italia dove, osserva, ‘’durante l’ultimo anno, in seguito ai discorsi di alcuni politici basati su pregiudizi e ai resoconti xenofobi di alcuni media, ci sono state gravi azioni violente contro i rom, inclusi attacchi fisici e incendi dei campi’’. Il commissario rileva anche che ‘’l’intera comunità rom è stata trasformata in un capro espiatorio per i crimini commessi da pochissimi’’. [...]
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