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	<title>Mondo &#187; Nomadi e integrazione: come li trattano gli altri Paesi europei </title>
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	<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 08:37:52 +0000</pubDate>
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		<title>Nomadi e integrazione: come li trattano gli altri Paesi europei</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 17:20:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele rossi</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Secondo il Consiglio d'Europa i rom sono la popolazione più discriminata del vecchio continente. Eppure non esiste una politica unitaria per una minoranza transnazionale di più di 10 milioni di persone. Ci sono i fondi ma le soluzioni, spesso inadeguate, sono affidate ai singoli paesi. Vediamo come. 


<a href="http://blog.panorama.it/italia/2008/07/08/storie-di-vita-di-un-baby-ladro/">Bambini rom: costretti a rubare</a> - Partecipa al <strong><a href="http://forum.panorama.it/viewtopic.php?pid=122235">FORUM</a></strong> e al <strong>SONDAGGIO</strong> ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://gallery.panorama.it/gallery/cronaca_rom_in_fuga_da_napoli/30414_rom_in_fuga_da_napoli.html" title="Rom in fuga da Napoli"> <!--m--> <img src="http://media.panorama.it/media/foto/2008/05/15/482f6f0e576b7_zoom.jpg" alt="Rom in fuga da Napoli" border="0" width="500" /> </a><br />
<em>Il rogo del campo rom di Ponticelli </em><em>(Credits: Ansa)</em></p>
<p>Il problema comincia dal nome. Zingari, deriva da Athinganos, nome con cui i bizantini indicavano una setta di intoccabili. Il significato è dispregiativo e nessuno di loro vorrebbe essere chiamato così. Gitanos, rom, sinti, nomadi, khorakhané, manouche. Un nome, anzi tanti, che gli hanno sempre dato gli &#8220;altri&#8221;, quelli che si trovavano a dover convivere con loro, un popolo in cammino, chiuso nelle sue tradizioni e nelle sue regole. Partiti dal nord dell&#8217;India e dal Pakistan intorno all&#8217;anno mille, i nomadi si sono stabilizzati nell&#8217;est europeo da dove hanno poi ricominciato altre migrazioni. In Italia i primi arrivano alla fine del 1300. Sono divisi in centinaia di gruppi e sottogruppi etnici, separati da millenni di migrazioni. Ma uniti da una lingua, il romanés o romani, in tutti i suoi dialetti. Sono tanti, in Europa. Dai 9 ai 12 milioni. Mancano cifre certe, e questo è già un primo problema. Perchè alcuni hanno la nazionalità del paese in cui si trovano magari da generazioni, o di quello da cui sono scappati per via di guerre e persecuzioni (il numeroso gruppo di emigrati dall&#8217;ex Jugoslavia, ad esempio). Oppure sono apolidi. Per scelta o per regole sulla residenza. Divisi e sparsi, ma rappresentano la più numerosa minoranza Europea. &#8220;La situazione dei rom è inaccettabile dal punto di vista etico, sociale e umano&#8221; ha detto il Commissario Ue agli Affari Sociali Vladimir Spidla. Il Consiglio d&#8217;Europa (un&#8217;organizzazione transanzionale parallela all&#8217;Ue e che si occupa soprattutto di affari sociali) ha istituito dal &#8216;93 la &#8220;<em><a href="http://www.coe.int/T/DG3/RomaTravellers/Default_en.asp" target="_blank">Roma and travellers division</a></em>&#8221; che si occupa di produrre studi sulla condizione dei rom in Europa e la loro integrazione sociale. Eppure, al di là delle buone intenzioni e dei proclami altisonanti all&#8217;integrazione l&#8217;Unione sulla questione non ha una politica comune, che coniughi i diritti e riconoscimenti delle minoranze con obblighi uguali nei 25 stati. E così ogni governo fa da sè. Anche a seconda delle tendenze politche del momento.</p>
<p><strong>Più discriminati d&#8217;Europa. </strong>Secondo il <a href="http://www.coe.int/t/e/human_rights/ecri/1-ECRI/1-Presentation_of_ECRI/4-Annual_Report_2007/Annual_Report_2007.asp#TopOfPage" target="_blank">Rapporto della Commissione europea contro il razzismo e le intolleranze</a> presentato al Parlamento Europeo nel 2007, i gitani risultano la popolazione più discriminata d&#8217;Europa. Svantaggiati nel lavoro, nell&#8217;alloggio, nell&#8217;istruzione e nella legislazione. Ma il rapporto non si occupa di devianza e criminalità, altro aspetto inscindibile, insieme causa ed effetto del loro non-inserimento sociale. Il 31 gennaio passato il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che prometteva di &#8220;sradicare&#8221; i campi nomadi, legali o no, come unico metodo per favorire l&#8217;integrazione della minoranza. Il testo afferma che non ci sono norme igieniche nè sanitarie e denuncia l&#8217;esclusione dei loro abitanti dai sistemi educativi e sanitari. Il loro reddito (dichiarato) è fino a 10 volte più basso della media europea, la loro speranza di vita è di 10-15 anni più bassa. Una cosa è certa: anche se in Italia gli zingari sono meno che in molti altri paesi europei (circa 170mila contro gli 800mila della Spagna o i 400mila della Francia) il nostro, insieme alla Repubblica Ceca (dove sono 350mila) è uno dei paesi in cui la loro presenza genera più allarme sociale, tensioni discriminatorie (secondo il sondaggio di Eurobarometro solo il 14% si dice a suo agio ad avere un nomade alla porta accanto, contro una media europea del 36%), ed episodi di criminalità. Anche per la mancanza di politiche chiare. &#8220;Non si riscontra un coordinamento a livello nazionale&#8221; si legge in un <a href="http://ec.europa.eu/employment_social/publications/2005/ke6204389_en.pdf" target="_blank">rapporto </a>del Consiglio d&#8217;Europa, datato però 2005, ben prima delle recenti polemiche su schedature e impronte digitali. &#8220;Il fatto è che negli altri paesi la questione rom è stata inclusa all&#8217;interno delle problematiche sociali e di welfare&#8221; si lamenta il presidente dell&#8217;<a href="http://www.operanomadimilano.org/chi/chi.htm" target="_blank">Opera Nomadi di Milano</a>, Maurizio Pagani. In Italia, secondo lui, il problema è trattato solo dal punto di vista dell&#8217;ordine pubblico. Inutile chiedersi come la pensi sulle misure preparate dal minstro Maroni: &#8220;Siamo contrari, per due motivi: è una schedatura su base etnica e questo è inaccettabile. Ma soprattutto non serve: i dati vengono tenuti dalla prefettura, cioè da un organo di polizia. Non sono certo usati per fini sociali&#8221;. Eppure una qualche forma di censimento servirebbe eccome, lo riconosce anche Pagani: &#8220;Serve per l&#8217;accesso alla sanità e alla cittadinanza, che in Italia è molto difficilie perchè è vincolato alla residenza&#8221;. La maggior parte dei paesi dell&#8217;Europa occidentale ha istituito un &#8220;ufficio centrale&#8221; o comunque un organismo apposito per affrontare il problema, con riconoscimenti legali ma anche repressione degli aspetti che favoriscono la delinquenza.<br />
<strong>In Francia</strong>, ad esempio, il modello &#8220;bastone e carota&#8221; sembra funzionare: la legge Besson (del 2000) prevede che ogni comune con più di cinquemila abitanti sia dotato obbligatoriamente di un&#8217;area di accoglienza. Ma Sarkozy da ministro dell&#8217;interno nel febbraio 2003 ha voluto inserire nella legge sulla sicurezza interna sanzioni dure per chi non rispetta le regole dei campi. Chi occupa abusivamente un&#8217;area pubblica può essere arrestato e il mezzo sequestrato. La legge Besson preve un programma immobiliare di case da dare in affitto agli zingari stanziali e terreni familiari su cui poter costruire piccole case per alcune famiglie semistanziali e in condizioni molto precarie. Poco di tutto questo, però, è stato effettivamente realizzato, secondo le denunce dell&#8217; <a href="http://www.errc.org/" target="_blank">Errc</a> (European Roma Rights Center). In Francia si svolge ogni anno <a href="http://www.geocities.com/~patrin/stsm01.htm" target="_blank">la festa di Santa Sara</a> a Saintes Maries de la Mer, in Provenza, a cui partecipano zingari da tutta Europa.</p>
<p><!--m--> <img src="http://media.panorama.it/media/foto/2008/07/17/487f7d592571c_zoom.jpg" alt="Nomadi" border="0" width="500" /><br />
<em>Manifestazione a Roma di Sinti e Rom </em></p>
<p>In <strong>Spagna</strong>, i &#8220;gitanos&#8221; sono quasi un&#8217;istituzione: 800mila, dei quali la metà circa in Andalusìa. (A Granada occupano le &#8220;cuevas&#8221; del Sacro monte alle spalle della città e hanno una processione tutta loro nella Semana santa). Una presenza antichissima, i primi nuclei sono del medioevo, e conflittuale: dai Re Cattolici a Franco, non sono mancate schedature, leggi speciali e vere e proprie persecuzioni. Ai &#8220;gitanos&#8221; si sono aggiunti ultimamente molti rom rumeni la cui situazione è ancora più disagiata e che vivono nelle &#8220;chabolas&#8221;, bidonville delle periferie cittadine. Dalla fine degli anni ottanta ogni regione si è dotata di un Ufficio Centrale che coordina interventi e politiche per loro, in cui lavorano sia funzionari del governo che rom come mediatori culturali. I gitanos sono spagnoli a tutti gli effetti, il livello di integrazione si può definire buono. Ma occupano comunque i gradini più bassi della scala sociale: alta la disoccupazione, vivono in case popolari e sono tra i gruppi più numerosi nelle carceri.</p>
<p>In <strong>Germania</strong> i 130 mila circa tra rom e sinti di nazionalità tedesca sono considerati per legge &#8220;minoranza nazionale&#8221;. Hanno diritti e doveri riconosciuti. Molti altri vengono dai Balcani e sono stati accolti come rifugiati con un programma di welfare. Non godono della cittadinanza ma di uno status particolare, &#8220;duldung&#8221;: non un permesso di residenza ma uno stop all&#8217;espulsione. Vivono soprattutto in case popolari e hanno un sussidio, ma devono dimostrare la legalità e la volontà di lavorare. Ciononostante i casi di discriminazione e razzismo, secondo il rapporto del Consiglio d&#8217;Europa, sono numerosi e gravi. In particolare gli zingari sono nel mirino dei gruppi neonazisti: furono, dopo gli ebrei, le principali vittime dell&#8217;olocausto (Porrajmos per gli zingari).<br />
In <strong>Romania e altri paesi dell&#8217;Est</strong>. Nell&#8217;ex blocco sovietico i rom rappresentano una fetta importante della popolazione: la Romania è il paese che ne conta il maggior numero. L&#8217;ultimo censimento ufficiale ne conta circa due milioni. Nel 2006 è stato istituito un &#8220;Ufficio Nazionale&#8221; per le politiche dedicate alla loro inclusione sociale. Moltissimi sono i rom che hanno lasciato Bucarest con l&#8217;ingresso nell&#8217;Ue. Seguono Bulgaria e Ungheria, con circa 800mila presenze. Alti i numeri anche in Repubblica Ceca e ex Jugoslavia.Con percentuali che sono intorno al 5 per cento della popolazione. Un maggior numero non significa però una maggior integrazione. In molti di questi paesi la percezione dei rom è ancora più negativa che nell&#8217; Europa occidentale. In Bulgaria e altri paesi dell&#8217;area balcanica, i bambini rom sono mandati nelle scuole per i bambini con problemi psichici. Secondo le stime, il tasso di bambini rom scolarizzati in istituti speciali sarebbe del 60-70 percento in Macedonia, dell’80 percento nel Montenegro e del 50-80 percento in Serbia.</p>
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<em>Controlli di polizia al campo nomadi di Tor di Quinto a Roma </em></p>
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