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- Un commento

“Sono profondamente dispiaciuto per il dolore e la sofferenza delle vittime e assicuro loro che, come loro pastore, anch’io condivido la loro sofferenza”, con queste parole, aggiunte al testo ufficiale dell’omelia nella St.Mary Cathedral di Sidney, di fronte alla Conferenza episcopale australiana al completo, Benedetto XVI ha voluto dare il massimo risalto possibile alle scuse rivolte alle vittime dei sacerdoti pedofili in Australia. Il Papa ha voluto “sottolineare personalmente” e con il massimo rilievo possibile il suo dispiacere per gli episodi di pedofilia che già da anni hanno macchiato la Chiesa australiana, ha spiegato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi.
Allo stesso tempo Benedetto XVI ha voluto indicare una linea di condotta ai 65 vescovi australiani: “Desidero qui fare una pausa per riconoscere la vergogna che tutti abbiamo sentito a seguito degli abusi sessuali sui minori da parte di alcuni sacerdoti o religiosi in questa Nazione. Questi misfatti, che costituiscono un così grave tradimento della fiducia, devono essere condannati in modo inequivocabile. Essi hanno causato grande dolore ed hanno danneggiato la testimonianza della Chiesa”, ha detto il Papa nell’omelia. Secondo i dati dell’associazione australiania “Broken Rites”, che riunisce familiari e vittime dei preti pedofili, fino a questo momento in Australia sono stati 107 i sacerdoti e i religiosi condannati per questo reato. La Chiesa australiana, infatti, è stata la prima Chiesa nel mondo a misurarsi con questo problema, prima ancora di quella statunitense. “Chiedo a tutti voi”, ha detto il pontefice rivolgendosi a sacerdoti, religiosi e seminaristi, “di sostenere e assistere i vostri Vescovi e di collaborare con loro per combattere questo male. Le vittime devono ricevere compassione e cura e i responsabili di questi mali devono essere portati davanti alla giustizia. La priorità urgente è quella di promuovere un ambiente più sicuro e più sano, specialmente per i giovani. Mentre la Chiesa in Australia continua, nello spirito del Vangelo, ad affrontare con efficacia questa seria sfida pastorale, mi unisco a voi nel pregare affinché questo tempo di purificazione porti con sé guarigione, riconciliazione e una fedeltà sempre più grande alle esigenze morali del Vangelo”.
Parole impegnative dunque, con le quali il Papa auspica per i sacerdoti accusati di pedofilia non solo provvedimenti canonici ma anche un giusto processo dinanzi ai tribunali penali. Non sono però sono bastate all’associazione delle vittime dei preti pedofili. John McNally, portavoce dell’associazione “Broken Rites”, intervistato da Panorama ha sottolineato che “queste parole sono importanti ma non sufficienti. Il Papa infatti continua ad invitare i fedeli vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti a rivolgersi ai vescovi. Ma sono stati proprio loro in questi anni che molte volte hanno insabbiato e rallentato la ricerca della verità e la punizione dei colpevoli”. McNelly oggi ha 56 anni, a 11 è stato abusato da un sacerdote in una parrocchia di Melbourne. Lo ha denunciato, ma secondo il suo racconto, il sacerdote sarebbe fuggito in Inghilterra e non avrebbe subito alcun processo. “Ci deve essere più chiarezza e più trasparenza da parte della Chiesa nel perseguire i preti pedofili”, afferma Stephen Woods, 46 anni, abusato all’età di nove da un sacerdote che insegnava in una scuola nei dintorni di Melbourne. Il sacerdote che lo ha violentato è stato riconosciuto colpevole di altri 40 casi e ora è in prigione. Woods ha ottenuto anche un risarcimento in denaro. Per il momento però il Papa non ha incontrato le vittime dei sacerdoti pedofili, come si attende da giorni l’opinione pubblica australiana.
E mentre i 250 mila giovani partecipanti alla Gmg affluivano nell’ippodromo di Randwick a Sidney per la veglia di preghiera con il Papa, la comunità gay della città insieme con il comitato “No To Pope” è scesa in piazza. Il Comitato è composto da una dozzina di sigle: oltre alle associazioni gay e lesbiche e all’associazione delle vittime dei preti pedofili, ci sono anche i comitati per i diritti civili, le associazioni per la lotta all’Aids e la “Socialist Alliance”, il partito a cui fa riferimento la sinistra radicale australiana. Erano diverse centinaia i partecipanti alla manifestazione che, scortati dalla polizia, hanno marciato fin nei pressi dell’ippodromo di Randwick. Una manifestazione colorata e ironica con slogan, cartelloni, finte suore e finti vescovi, diavoli e persino una papamobile con un manichino del Papa. “Non siamo contro la Giornata mondiale della gioventù”, ha spiegato a Panorama Antony Englund, uno dei portavoce del Comitato, “chiediamo però più rispetto da parte della Chiesa per gli omosessuali, libertà di scelta per le donne sull’aborto, sostegno all’uso del profilattico contro l’Aids e contestiamo l’uso del denaro pubblico per finanziare una manifestazione cattolica come la Gmg”. Rincara la dose l’altra portavoce del Comitato, Rachel Evans: “Il Santo Padre è autore di un editto conservatore sulla contraccezione che condanna milioni di persone a morire di Aids. In più l’anziano Papa Benedetto ha detto che gli omosessuali sono obiettivamente disordinati e il matrimonio tra persone dello stesso sesso è una minaccia alla pace mondiale”. C’è da scommettere che soprattutto il dibattito sull’uso del denaro pubblico per coprire le spese della Gmg (costata oltre 236 milioni di dollari australiani, quasi 170 milioni di euro) continuerà in Australia anche nelle prossime settimane.
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- Sabato 19 Luglio 2008
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Commenti
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Il 19 Luglio 2008 alle 23:29 Idenio ha scritto:
Finalmente quello che da tempo volevo ascoltare:…..”devono essere condannati in modo inequivocabile!”.Si,BRAVO, Papa Ratzinger!Dopo tanto silenzio sono state pronunciate le parole giuste in merito al vergognoso e criminale fenomeno degli abusi dei sacerdoti pedofili.Si tratta di criminali come tutti gli altri e debbono scontare con la galera il loro reati!!!.
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