- Tags: armi, Chávez, Hugo-Chavez, Juan-Carlos, Russia, Venezuela
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Il presidente venezuelano Hugo Chávez è volato a Mosca per fare shopping di armamenti. Durante la permanenza nella capitale russa Chávez ha incontrato il presidente Dimitri Medvedev e il primo ministro Vladimir Putin ma, soprattutto, ha siglato accordi per l’acquisto di sistemi missilistici terra-aria e di tre sottomarini, per un totale di un miliardo di dollari, pari a circa 600 milioni di euro: cifre confermate da “fonti del complesso militare-industriale” russe. Chávez ha anche lanciato un appello affinché Venezuela e Russia diventino partner strategici in due settori: petrolio e difesa. Un’alleanza che, a detta del presidente venezuelano, ha lo scopo di proteggere la sovranità di Caracas dalle minacce statunitensi.
Ma quali sono i rischi di questo nuovo, l’ennesimo, shopping bellico chavista? Nel suo rapporto 2008, l’Istituto internazionale di indagini per la pace di Stoccolma (Sipri) rende noto che “il volume dei trasferimenti internazionali di armi verso il Sud America è stato, nel periodo 2003-2007 del 47% superiore a quello registrato nel quinquennio 1998-2002”, anche se aggiunge che al momento “è improbabile che la regione sia protagonista di una corsa agli armamenti come la si intende classicamente”. Il Sipri è una delle voci più rispettate al mondo in merito alla questione armamenti e, nello specifico, non lancia un “allarme Venezuela”.
A differenza, per esempio, dell’altrettanto qualificato Servizio di Inchiesta del Congresso statunitense che, in un recente studio, ha sottolineato la gravità dei 4,4 miliardi di dollari Usa investiti da Chávez nell’acquisto di armamenti tra 2003 e 2006, il 90% dei quali dalla Russia di Medvedev e Putin. Con Chávez il Venezuela si è trasformato nel paese che, a detta degli osservatori, può risvegliare il fantasma della corsa alle armi in America Latina. Un fantasma che la visita a Mosca sembra rendere sempre più reale. Se, infatti, negli ultimi anni gli acquisti erano stati 100mila fucili Kalashnikov e svariati sottomarini di classe Kilo e Amir con 6mila miglia di autonomia, a portare Chávez a Mosca questa volta sono stati soprattutto i sistemi digitali di difesa aerea e di intelligence.
Dopo la Russia il leader venezuelano sarà dal 23 luglio in Bielorussia per poi volare in Portogallo e Spagna dove vedrà Juan Carlos. Obiettivo? Fare la pace con il re dopo l’oramai famosa frase “Por que no te callas”, ovvero “perché non chiudi la bocca” rivoltagli dal sovrano iberico durante il vertice iberoamericano di Santiago del Cile, lo scorso settembre. Staremo a vedere ma, sicuramente, anche questa volta ci sarà di che scrivere.
- Mercoledì 23 Luglio 2008

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Commenti
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Il 24 Luglio 2008 alle 6:44 renzove ha scritto:
E’ strano come la stampa internazionale attribuisca tutte le nefandezze a Chávez, mentre osanna le stesse azioni se riferite a paesi “graditi” agli USA. Mi riferisco al fatto che, già da un decennio, gli USA finanziano il riarmo della Colombia e contemporaneamente hanno bloccato e boicottato la riorganizzazione militare del Venezuela. Da quando Chávez fu eletto Presidente, gli USA, unici fornitori di armi in Sudamerica, hanno esercitato questa egemonia paralizzando le FFAA venezuelane non fornendo parti di ricambio di aerei e radar, spingendosi senza ritegno a finanziare fasulle ONG venezuelane, partiti politici oppositori, stampa e TV per disfarsi dell’incomodo personaggio. Queste le ragioni per cui in Venezuela, negli anni 1998 - 2002, le spese militari Venezuelane si sono quasi azzerate, anche perché il governo di Caldera lasciò il paese in un baratro senza fondo. Bisogna anche ricordare che l’undici aprile 2002 vi fu un vergognoso golpe patrocinato da USA e Spagna, di cui pare che nessuno si ricordi più.
E’ già dimostrato che gli USA capiscono solo il linguaggio della forza. Infatti sono “obbligati” ad essere amici di quei paesi ben armati. L’Iraq, dapprima lo hanno smantellato militarmente e poi lo hanno distrutto, saccheggiandolo in tutti i sensi e facendo sparire quasi tutti i reperti archeologici, vero patrimonio dell’umanità.
Sono cinquant’anni che riforniscono di armi, anche nucleari, Israele. Giusta causa. Ma attaccano chi aiuta gli avversari di Israele. Malvagia causa.
Strano modo di promuovere la pace e la giustizia.
La Russia è obbligata a riarmarsi se non vuole fare la fine dell’Iraq.
Ma nella nostra epoca “mediocratica”, i mass media hanno creato ad arte e mantengono la matrice di opinione che il pericolo per l’umanità venga da quei paesi che non sono disposti a inginocchiarsi davanti alla bandiera a stelle e strisce, unica cultura benedetta da Dio.
Chiudo con una frase estratta da una canzone degli anni ’70 di Alì Primera, rivolta agli USA: “nostro amamos tu pueblo pero no tu gobiernos que hacen la guerra por dinero”.
Questi sono i sentimenti di tutto il Sudsmerica.
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