Prepararsi ai cambiamenti che potrebbero cambiare il volto politico e istituzionale di Cuba, ultima roccaforte caraibica del comunismo internazionale. Per questo lo scorso fine settimana, a L’Avana, tre gruppi politici cubani si sono fusi in un unico partito di tendenza socialdemocratica durante il primo Congresso nazionale dell’Arco Progresista, una nuova formazione di opposizione nata con l’obiettivo di dare un’alternativa elettorale agli elettori cubani, da 50 anni costretti a “scegliere” candidati di un unico partito, quello comunista.
I gruppi che si sono fusi nell’Arco Progresista sono tre in tutto: due cubani, la Corriente Socialista Democrática e il Partido del Pueblo, e un altro di Miami, la Coordinadora Socialdemócrata en el Exilio. Per il momento i membri iscritti al nuovo partito sono 400, mentre al Congresso dello scorso fine settimana hanno partecipato una cinquantina di delegati. Il fatto di essere fermamente contrari alle politiche statunitensi verso l’isola a cominciare dall’embargo rende difficile l’accusa che spesso in passata è stata rivolta agli oppositori del castrismo, quella di essere cioè dei mercenari al soldo di Washington.
Ma qual è l’atteggiamento del governo di Raúl Castro nei confronti del nuovo partito? Secondo Denia Rodríguez del Toro, neo-nominata alla vicepresidenza dell’Arco Progresista, è differente rispetto a quella verso gli altri gruppi d’opposizione del passato. “Ci osteggiano abbastanza, ma lo fanno con un certo rispetto e una certa cortesia, sembrano tenere in conto che la nostra è una linea politica moderata”. Un altro segnale dei cambiamenti, lenti ma continui, che sull’isola caraibica sono iniziati da un anno a questa parte? Staremo a vedere e anche se Raúl al momento sembra tollerare il nuovo gruppo politico, le autorità cubane hanno comunque cercato di impedire il primo Congresso dell’Arco Progresista. È la stessa Rodríguez del Toro a rivelarlo: “I delegati delle province orientali sono stati intimati dalla polizia e gli hanno ritirato i documenti d’identità per impedire loro di venire all’Avana. Allo stesso modo sono stati negati i visti ad alcuni eurodeputati socialisti che volevano intervenire”. Nella “nuova” Cuba di Raúl Castro, quindi, la libertà per ora va bene, a patto che sia centellinata a piccole dosi.
- Venerdì 25 Luglio 2008

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