Differenze di “visione” profonde sulla guerriglia marxista-leninista delle Farc hanno creato negli ultimi giorni una forte tensione tra due paesi latinoamericani, la Colombia di Álvaro Uribe Vélez e il Nicaragua di Daniel Ortega. Dopo una settimana di accuse incrociate, infatti, la Colombia ha chiesto all’Organizzazione degli Stati Americani che controlli molto da vicino il governo del Nicaragua per la presunta vicinanza del presidente Ortega con alcuni membri delle Farc. “Il governo di Managua deve aiutarci a sotterrare le Farc, non a sotterrare se stesso assieme alle Farc”, ha detto il rappresentante colombiano all’Oas, che ha accusato il paese centroamericano di “proteggere terroristi”. Immediata e dura la replica nicaraguense: “La Colombia è uno stato narcoterrorista” e il suo presidente Uribe applica “il terrorismo di stato”. Gli scontri tra Colombia e Nicaragua, tuttavia, non sono i primi e, sottolineano gli analisti politici, non saranno neanche gli ultimi. Già lo scorso marzo infatti, dopo l’uccisione in territorio ecuadoregno del numero due delle Farc, Raúl Reyes per mano dell’esercito colombiano, Ortega era intervenuto nella questione in modo del tutto simile al presidente venezuelano Hugo Rafael Chávez Frías, suo grande alleato e sponsor, e alla fine decise di interrompere tutte le relazioni diplomatiche con Bogotá.
Inoltre da anni i due paesi sono al centro di una disputa territoriale che vede come oggetto del contendere l’arcipelago caraibico di San Andrés, ufficialmente parte integrante della Colombia ma rivendicato dal Nicaragua che lo scorso anno ha presentato di fronte alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja l’annullamento del trattato Esguerra Bárcenas, del 1930, che sanciva la sovranità colombiana sul territorio. L’11 novembre di quest’anno Bogotá presenterà una sua contro-memoria sul tema e dal 2009 in poi si attende il giudizio del tribunale olandese, specializzato in dirimere pacificamente le dispute territoriali.
Le accuse incrociate sulle Farc dei giorni scorsi, quindi, sono probabilmente da inserirsi in un quadro più ampio di tensione tra i due paesi. Una tensione aumentata anche dall’ultimo dettaglio sulla liberazione della franco-colombiana Ingrid Betancourt emerso pochi giorni fa, ovvero che tra il gruppo dei liberatori c’era anche un finto cameraman della tv Telesur finanziata da Chávez per controbilanciare il “potere mediatico dell’Impero statunitense”, molto vicina ad Ortega e assai critica verso Uribe.
- Martedì 29 Luglio 2008

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