Da Istanbul
Dopo tre giorni di Camera di Consiglio, la Corte Costituzionale ha respinto nel pomeriggio la richiesta, avanzata lo scorso 14 marzo dal procuratore generale Abdurrahman Yalcinkaya, di mettere al bando il partito di ispirazione islamica Giustizia Sviluppo (Akp) del premier Recep Tayyp Erdogan, accusato di aver attentato alla laicità dello Stato turco con una serie di leggi e iniziative (come il tentativo di introdurre il velo nelle università) interpretate dai suoi nemici come un passo verso l’islamizzazione della Repubblica fondata nel 1923 dal padre della patria Ataturk.
Salvi per il rotto della cuffia. A comunicare la notizia alla stampa è stato il presidente della Corte, Hasim Kilic, che ha anche spiegato come Erdogan e compagni si siano in realtà salvati per il rotto della cuffia. Sei giudici su undici avevano votato a favore della chiusura del partito del premier, sfiorando dunque la maggioranza qualificata di sette voti prevista dalla Costituzione per poter disporre la chiusura di un partito.
La decisione della Corte significa che nessun esponente dell’Akp verrà messo al bando dalla vita politica; la procura generale aveva chiesto l’esclusione per cinque anni dai pubblici uffici di 71 esponenti del partito, fra cui il primo ministro e il presidente Abdullah Gul. Uno solo giudice ha respinto del tutto le accuse del procuratore Yalcinkaya. Il presidente della Corte ha precisato che i giudici, nel prendere la loro decisione, hanno tenuto conto delle eventuali conseguenze politiche e sociali sul Paese. La loro conclusione, che salva il partito di governo, non ha però evitato loro di lanciare quello che Kilic stesso ha definito “un serio ammonimento” all’Akp: un taglio di metà dei fondi pubblici che dovevano essere destinati al partito.
Il presidente della Corte ha infine chiesto a tutti i partiti politici turchi di prendere i provvedimenti normativi necessari per evitare che altri casi come questo giungano davanti alla Corte.
La decisione presa è maturata in un clima di estrema tensione, a distanza di tre giorni dall’attentato terroristico di Istanbul costato la vita a 17 persone e il ferimento di altre 150. In giornata, mentre continuano i raid aerei delle Forze Armate contro le postazioni dei separatisti curdi del Pkk al confine sud-orientale, la polizia ha arrestato nove persone sospettate di essere in qualche modo implicate nell’attentato.
Il verdetto di Ankara viene salutato positivamente anche da alcuni degli ambienti più laici del Paese, come la Tusiad, la Confindustria turca, preoccupata soprattutto delle ripercussioni che avrebbe potuto provocare la chiusura del partito di Erdogan, con un sicuro crollo anche degli investimenti stranieri. Soddisfazione è stata espressa anche dall’Unione Europea, che ha sempre visto nell’azione della magistratura una grave intromissione nella vita democratica del Paese.
Il VIDEO servizio:
- Mercoledì 30 Luglio 2008
IL MONDO CHE SARÀ
LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
IL MONDO IN CLASSIFICA
STORIE DAL MONDO
OGGI AVVENNE
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
STATI UNITI, FRANCIA, EGITTO, RUSSIA
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
GUARDA IL VIDEO
VAI ALLO SPECIALE
I FATTI PIÙ IMPORTANTI DEL 2011
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.