Di Matteo Fagotto
Aspettando buone notizie dai colloqui di pace, in Zimbabwe si aggrappano all’ironia. Non capita tutti i giorni di essere i multimiliardari più poveri del mondo. L’economia è al collasso, a giugno l’inflazione annuale reale ha toccato quota 15.000.000% e i prezzi cambiano ogni ora: lunedì scorso, per comprare una scatola di fagioli servivano più di 250 miliardi di dollari locali, mentre nei pub fanno a gara a chi offre il primo giro di birre, perché il secondo costa di più. E mentre la Banca centrale chiede un congelamento degli stipendi per controllare la spirale impazzita dei prezzi, il Paese attende la ripresa delle trattative tra il presidente Robert Mugabe e il leader dell’opposizione, Morgan Tsvangirai, prevista per domenica prossima in Sudafrica.
Empasse. Negli ultimi giorni, il mediatore sudafricano Thabo Mbeki ha più volte smentito che i colloqui, cominciati sabato scorso, siano in fase di stallo. Ma a detta dei portavoce delle due formazioni politiche (lo Zanu-Pf di Mugabe e il Movement for Democratic Change di Tsvangirai) le parti rimangono molto distanti. Al termine della prima tornata di incontri, lunedì scorso, Tsvangirai era riuscito a strappare solo l’offerta di una vice-presidenza. Troppo poco per l’uomo che sostiene di aver vinto le elezioni dello scorso 29 marzo, e che si ritirò dal ballottaggio presidenziale solo per evitare che i sostenitori del Mdc diventassero le vittime sacrificali di polizia e milizie vicine a Mugabe. Il Mdc vuole la guida di un governo di transizione, ma Tsvangirai potrebbe mirare più alto. In un’intervista concessa all’emittente Channel 4, dopo aver lanciato segnali concilianti al suo avversario politico, il leader dell’opposizione si è augurato che i colloqui concedano a Mugabe “un’uscita onorevole”.
Ma il vecchio eroe dell’indipendenza, al potere da 28 anni e che tanto ha fatto per rimanere alla guida del Paese nonostante il responso delle urne, difficilmente si farà da parte accontentandosi di un ruolo politico onorario. Entrambi i partiti hanno comunque ribadito di voler proseguire il dialogo, come sottolinea Takura Zhangazha, analista politico presso il Media Institute of Southern Africa di Harare. “Non penso che le trattative siano a un punto morto”, spiega a Panorama.it, “credo ci siano questioni complesse che richiedono tempo, questo sì. Ma il dialogo ha il supporto dell’Onu e dell’Unione Africana, e Tsvangirai è pronto a fare concessioni. Il problema maggiore potrebbe essere quello della durata dei colloqui”. Stando al memorandum d’intesa firmato lo scorso 21 luglio, le parti hanno fino al 4 agosto per trovare un accordo. Ma secondo Tsvangirai la data è indicativa, anche per la mole di questioni da trattare: composizione del governo e riforma della Costituzione prima di tutto.
Non che lo Zimbabwe possa attendere all’infinito. La crisi economica ha toccato livelli talmente grotteschi che dal primo agosto le autorità monetarie hanno deciso di togliere dieci zeri al valore del dollaro, per evitare che oltre all’economia andassero in tilt anche i sistemi informatici. “È stata un’operazione d’emergenza, perché era diventato impossibile usare una calcolatrice o scrivere un assegno. Perfino i terminali delle banche non riuscivano più a effettuare le transazioni”, rivela a Panorama.it l’economista locale John Robertson. “Ma togliere qualche zero alle banconote non risolverà certo la crisi. I problemi di questo Paese sono strutturali”.
- Sabato 2 Agosto 2008

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Il 7 Ottobre 2008 alle 15:52 Inflazione « Massim. Weblog ha scritto:
[...] - Nello Zimbabwe un litro di latte è arrivato a costare OGGI 300 miliardi di dollari dello Zimbabwe (o trilioni?), quando IERI ne costava 1,6. [...]
Il 9 Ottobre 2008 alle 17:59 Zimbabwe: quei campioni squattrinati della Dynamos Football Club » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Quella della Dynamos è una favola calcistica da raccontare ai nipotini: una squadra quotata in patria (con 18 titoli e 5 coppe nazionali vinti) ma non all’estero, che tenta la scalata alla vetta del calcio africano, assaporata finora solo nella finale di Coppa dei Campioni persa nel 1998. Ma se fare il calciatore in Africa già è difficile, giocare nello Zimbabwe attuale è quasi impossibile. Il Paese deve fare i conti con la più grave crisi economica della sua storia, con un’inflazione schizzata al 231.000.000 percento e una disoccupazione che colpisce otto abitanti su dieci. Secondo una barzelletta in voga nello Zimbabwe, tra quando ci si mette in coda per acquistare il biglietto di una partita e il momento in cui si raggiunge il botteghino il prezzo è raddoppiato. [...]
Il 10 Ottobre 2008 alle 2:44 SuccedeOggi » Blog Archive » Zimbabwe: quei campioni squattrinati della Dynamos Football Club ha scritto:
[...] Quella della Dynamos è una favola calcistica da raccontare ai nipotini: una squadra quotata in patria (con 18 titoli e 5 coppe nazionali vinti) ma non all’estero, che tenta la scalata alla vetta del calcio africano, assaporata finora solo nella finale di Coppa dei Campioni persa nel 1998. Ma se fare il calciatore in Africa già è difficile, giocare nello Zimbabwe attuale è quasi impossibile. Il Paese deve fare i conti con la più grave crisi economica della sua storia, con un’inflazione schizzata al 231.000.000 percento e una disoccupazione che colpisce otto abitanti su dieci. Secondo una barzelletta in voga nello Zimbabwe, tra quando ci si mette in coda per acquistare il biglietto di una partita e il momento in cui si raggiunge il botteghino il prezzo è raddoppiato. [...]
Il 22 Ottobre 2008 alle 17:32 Zimbabwe: l’economia è un disastro, ma la borsa vola » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Mentre i mercati di tutto il mondo cercano disperatamente di riprendersi da una crisi finanziaria che alcuni economisti paragonano a quella del 1929, in uno sperduto Paese africano la Borsa sta facendo affari d’oro. Nello Zimbabwe, teatro attualmente della più grave emergenza economica al mondo, la popolazione ha trovato il modo di salvare i propri risparmi da un’iperinflazione che al tasso ufficiale ha raggiunto il 231.000.000 percento: investirli in azioni. Così, dopo un’ascesa record dell’indice azionario industriale lo scorso lunedì, salito del 241 percento, martedì la Borsa della capitale Harare ha fatto ancora meglio, registrando un guadagno del 257 percento. Un piccolo miracolo che premia la storia e la maturità della Borsa dello Zimbabwe, nata nel 1896 e al momento la quarta nel continente per capitalizzazione, ma che pone interrogativi inquietanti sul futuro. Una crescita del genere è sostenibile? O si tratta solo di una bolla destinata a scoppiare? Ironia della sorte, nonostante gli investitori comuni stiano facendo nominalmente degli affari d’oro, non possono goderne i frutti: disinvestire e monetizzare i guadagni sarebbe inutile in un Paese in cui i prezzi vengono aggiornati ogni ora e dove la gente si presenta con carriole di dollari zimbabwani per comprare un pezzo di pane. “E’ solo una febbre speculativa che si autoalimenta”, spiega a Panorama.it l’economista locale John Robertson. “Le azioni schizzano in alto perché la gente continua a comprarle e il loro prezzo sale. Ma cosa succederà quando non ci sarà più nulla da acquistare sul mercato? Il loro valore potrebbe crollare in poche ore”. [...]
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