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Kashgar, Cina
È possibile che nei prossimi giorni altre città cinesi subiscano attacchi terroristici nel periodo olimpico, dopo quello nel quale 16 poliziotti sono stati uccisi a Kashgar, nel nordovest della Cina. Lo ha detto all’Ansa il professor Li Wei dell’ Istituto per le Relazioni Internazionali Contemporanee, uno dei massimi esperti di terrorismo della Cina. Li sostiene che “in tante zone della Cina ci sono problemi sociali”, legati agli espropri delle terre o delle vecchie case per far posto ai nuovi progetti o ad altri problemi locali. “Si potrebbero verificare dei casi di imitazione”, afferma. Il professore sottolinea che a partire dal 2000 gli attacchi terroristici riconducibili a gruppi di musulmani uighuri sono piuttosto rari, dopo aver toccato un picco negli anni novanta. Quello di Kashgar, secondo il professor Li, è un attacco “tipico del terrorismo islamico internazionale”.
Li spiega che sono cinque i gruppi del Xinjiang, che i nazionalisti uighuri chiamano Turkestan dell’Est, che possono rappresentare un pericolo nei prossimi giorni e che potrebbero colpire anche fuori dal Xinjiang in coincidenza con i Giochi Olimpici: il Movimento Islamico del Turkestan Orientale, il Centro d’Informazione sull Turkestan dell’Est, l’Organizzazione per la liberazione del Turkestan dell’Est e lo Uyghur Youth Congress. Altre fonti aggiungono l’ Huzb-e-Thair, un movimento fondamentalista che ha rafforzato negli ultimi due anni.
Per il Comitato olimpico internazionale non è possibile al momento stabilire se vi sia un legame fra l’attentato di oggi nello Xinjiang e i Giochi olimpici. “Non possiamo fornire una reazione immediata del Cio sull’attentato” ha detto Emmanuelle Tonge, dell’ufficio stampa del Cio. “Si tratta di un incidente avvenuto in una regione della Cina e non si deve stabilire automaticamente un legame con i Giochi”.
Alla domanda se le autorità cinesi intendano aumentare le misure di sicurezza, Tonge ha detto di non poter rispondere, sottolineando che “la sicurezza dei Giochi, come è tradizione, è nelle mani del Paese ospitante”.
La polizia cinese sospetta che l’attentato sia opera del gruppo terrorista Movimento Islamico del Turkestan Orientale (Etim). Secondo la ricostruzione dell’agenzia Nuova Cina due persone hanno lanciato un camion carico di esplosivo contro un commissariato di polizia uccidendo sul colpo 14 agenti che stavano facendo esercizi di ginnastica nel cortile, intorno alla otto locali (le due del mattino in Italia). Altri due agenti sono morti in seguito alle ferite riportate nell’attentato. I feriti ricoverati in ospedale sono 16, aggiunge l’agenzia. La polizia afferma di aver arrestato i due terroristi, uno dei quali sarebbe ferito ad una gamba. L’Etim è un movimento terrorista uighuro che ha compiuto attentati in Cina fino al 2000. Qualche decina dei suoi membri sono stati arrestati in Afghanistan nella guerra del 2001 e detenuti nella base americana di Guantanamo Bay, a Cuba. Est Turkestan è il nome col quale i nazionalisti uighuri indicano l’attuale Regione Autonoma Cinese del Xinjiang.
Giacomo Amadori in collegamento audio da Pechino
- Lunedì 4 Agosto 2008

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Il 6 Agosto 2008 alle 14:41 Il presidente del Coni Gianni Petrucci: “Il regime? Ci sarà, ma è lontano” » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] È ottimista Gianni Petrucci, il presidente del Coni, nonostante le voci sulla repressione nelle aree separatiste della Cina e il timore di nuovi attentati terroristi dopo quelli che hanno insanguinato lo Xiinjang. “Anch’io leggo quello che scrive la stampa. Ma qui a Pechino siamo in un’isola felice e il regime non si vede granché”. [...]
Il 18 Agosto 2008 alle 18:14 Kadeer, una uigura contro Pechino: per i Giochi hanno annientato il mio popolo » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Una minuta donna dal carattere d’acciaio, madre di 11 figli, nata povera e diventata milionaria, ex prigioniera politica, ora leader internazionale: è per il popolo uiguri quello che il Dalai Lama rappresenta per i tibetani. Rebiya Kadeer non parla inglese, se non per rivolgere un cordiale saluto. È a Alim Seytoff, il segretario della Uyghur American Association, con un forte accento statunitense, a offrirsi per tradurre l’intervista con questo simbolo della lotta per la libertà e i diritti umani. Tutti gli occhi del mondo sono puntati su Pechino. E dopo i recenti, ripetuti attentati nella regione occidentale dello Xinjiang - o Turkestan orientale, come viene chiamato dai loro abitanti di origine turcomanna - il mondo ha imparato a conoscere che esiste, accanto a quella tibetana, anche un’altra questione etnica nell’immensa Cina. [...]
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