Hamid Gul è uno dei personaggi più potenti e oscuri del Pakistan. Ex capo dell’Isi, il servizio segreto pakistano, questo generale ritiratosi dall’esercito dopo uno scontro con i vertici della forze armate, nel corso degli anni ha assunto un importante ruolo politico, diventando un punto di riferimento per i gruppi dei fondamentalisti islamici. Uomo capace di condizionare il corso della vita politica pakistana, Gul ne è stato uno dei protagonisti degli ultimi mesi.
Arrestato nello scorso novembre dal generale Musharaff dopo la proclamazione dello stato d’emergenza, rilasciato dopo poco tempo anche grazie alle pressioni dei sauditi, Hamid Gul venne accusato da Benazir Bhutto di essere uno dei mandanti della strage di Karachi, nello scorso ottobre, quando una bomba fece una strage tra la folla, al passaggio del corteo della leader pachistana, appena rientrata in Pakistan dopo otto anni di esilio. Gul ha sempre respinto le accuse. Fu proprio la Bhutto, quando era Primo Ministro, nel 1989, ad allontanarlo dai vertici dell’Isi, dove era stato nominato, due anni prima, dall’allora presidente Muhammad Zia ul- Haq.
Raggiunto da Panorama.it a Islamabad, Gul risponde ad alcune domande sulle accuse di coinvolgimento dell’Isi nell’attentato contro l’ambasciata indiana a Kabul, avvenuto lo scorso 7 luglio. E ne approfitta per mandare qualche messaggio. “Non è possibile che l’Inter-Services Intelligence abbia avuto un ruolo in quella strage. Il nostro servizio segreto non si muove in modo autonomo, ma agli ordini del governo. Il nostro esecutivo non ha alcun interesse a destabilizzare l’Afghanistan”.
Però funzionari dello stesso governo di Islamabad, in alcune dichiarazioni, hanno fatto intendere di non escludere una “pista Isi” e le autorità pakistane hanno aperto anche un’inchiesta ? “Uno può dire quello che vuole, ma questo non significa che sia la realtà. Un sacco di persone, in Europa, non credevano al fatto che l’11 settembre fosse stato opera di Al Qaeda, ma pensavano che fosse stato compiuto dagli stessi americani. La realtà era ben diversa. Poi basta con queste accuse lanciate dagli Stati Uniti. Non si può più credere ai rapporti e alle veline della Cia. Si ricordi cosa hanno detto e fatto con l’Iraq. Tutte bugie”. Ma ci sono ancora collegamenti tra l’Isi e i Talebani ? “No. L’ Isi sta combattendo contro i Talebani. Il servizio segreto, in Afghanistan, ora è inquadrato in una struttura composta dalle intelligence di tutte le forze armate, esercito e aeronautica, voluta dal Presidente Mushraff. Quindi, se ci sono rapporti tra i nostri soldati e i talebani, la colpa è sua, di Mushraff”. Senta, ma l’Isi è stato descritto come una sorta di “Stato nello Stato”. Cosa ne dice ? “Mah…è quello che dicono di tutti i servizi segreti. La Cia non è stata chiamata il “governo ombra” degli Stati Uniti ? No, guardi, l’Isi risponde agli ordini dei vertici del governo pakistano”. E come si colloca l’Inter-Services Intelligence nella lotta di potere a Islabamad ? E’ più vicino al Presidente Mushraff o al Primo Ministro Yusaf Raza Gilani? “Il servizio risponde agli ordini del Primo Ministro, come è sempre stato”. Ma, di questo, sono in molti a dubitare.
- Lunedì 4 Agosto 2008

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