Si sono stretti la mano e hanno deciso di riprendere i rapporti, interrotti dopo il sanguinoso attentato all’ambasciata indiana di Kabul, che un mese fa, provocò la morte di 50 persone. Nell’incontro avvenuto ai margini di un vertice internazionale, tra il Presidente dell’Afghanistan Hamid Karzai e il Primo Ministro del Pakistan Yusaf Raza Gilani, ci sono stati, certo, i sorrisi di circostanza, ma dietro di essi, sono rimasti i sospetti e le ombre. Soprattutto resiste uno spettro, che fa paura ad entrambi: quello dell’Isi, Inter-Services Intelligence, il potentissimo servizio segreto di Islamabad, accusato da un rapporto del governo degli Stati Uniti, ma anche dalle autorità afghane e indiane, di avere avuto un ruolo nell’attacco alla rappresentanza diplomatica di Nuova Dheli.
Le accuse sono state respinte al mittente, ma nessuno può smentire ciò che tutti sanno: da anni, l’Inter-Services Intelligence è uno degli attori più importanti in Afghanistan, attraverso i rapporti con i fondamentalisti islamici. Lo “Stato nello Stato”, come viene definito, è un apparato militare composto da 10.000 persone che si muove seguendo, a volte, logiche autonome, a volte, invece, attenendosi agli ordini del vertice del potere pakistano. Una struttura talmente forte – nessuno lo nasconde - da essere in grado di condizionare lo stesso corso della politica pakistana. Tanto che il premier Gilani, qualche settimana fa, per ridimensionarne il potere, ha deciso di trasferire l’Isi alle dipendenze del Ministero degli Interni, nel tentativo di metterlo sotto il diretto controllo di una autorità civile. Una prova dello scontro in atto tra l’esecutivo guidato dagli eredi di Benazir Bhutto, la leader del Partito Popolare Pakistano, assassinata lo scorso dicembre, durante la campagna per le elezioni presidenziali, e il servizio segreto. Secondo alcuni analisti, l’attentato di Kabul sarebbe stato organizzato per far tornare alta la tensione tra India e Pakistan in modo da distrarre l’attenzione del governo di Islamabad dalla lotta ai terroristi islamici.
Fondato nel 1948 da un ufficiale britannico, l’Isi ha avuto come prima missione quella di “contenere la minaccia” indiana. Dopo il disastro del 1965 quando, durante la guerra Indo-pakistana in Kashmir, il servizio di sicurezza diede una pessima prova della sue capacità, “l’agenzia” venne ristrutturata e potenziata. Così tanto da diventare, nel corso degli anni, una formidabile arma che Islamabad ha usato per aumentare il proprio peso nell’area. L’Inter-Services Intelligence è stato uno degli strumenti per “cacciare” i sovietici dall’Afghanistan, addestrando e armando – insieme alla Cia – migliaia e migliaia di mujahedin. Un rapporto continuato anche negli anni 90, proseguito poi con la “creazione” dei talebani e l’appoggio al loro regime.
Soltanto dopo l’11 settembre, queste relazioni sono state interrotte e all’interno dell’Isi c’è stato un repulisti. Gli elementi più vicini ai fondamentalisti sono stati allontanati dal vertice del servizio di sicurezza. Dietro questa facciata ufficiale, l’aiuto clandestino ai guerriglieri di Allah è però proseguito. Fino ad oggi. L’Isi ha anche alimentato i gruppi armati secessionisti pakistani in Kashmir. Una guerra per procura, durata per anni, che è stata “congelata” dopo che gli Usa hanno imposto al Generale Musharaff di tagliare i ponti con le formazioni terroristiche islamiche della zona. Dopo il 2001, l’Isi è stato entrato nel mirino degli Americani, che hanno messo in atto un’opera di contenimento. In questi anni, il suo ruolo negli affari interni pakistani è stato meno evidente che in passato. Ora, però che il presidente Mushraff si è indebolito e il nuovo governo civile del PPI non riesce a rafforzarsi, l’Isi, o almeno le fazioni più vicine ai fondamentalisti islamici, potrebbe tornare a giocare un ruolo di king-maker a Islamabad.
- Martedì 5 Agosto 2008

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