Sono stati liberati i due cooperanti italiani, Iolanda Occhipinti e Giuliano Paganini, rapiti il 21 maggio scorso in Somalia insieme ad altri operatori di Organizzazioni non governative. La notizia è stata confermata dal figlio della Occhipinti, Gianni Tumino. Secondo l’inviato del Corriere della Sera Massimo Alberizzi, sarebbe stato pagato un riscatto di 700 mila dollari. Particolare che né la Farnesina né le famiglie dei due ostaggi hanno confermato.
“Ho sentito mia madre al telefono nel primo pomeriggio, mi ha chiamato lei al cellulare. Mi ha detto che sta bene”. Così Tumino, figlio della cooperatrice di Ragusa rilasciata dai suoi rapitori dopo 75 giorni. “La telefonata era molto disturbata”, ha aggiunto. “Abbiamo parlato soltanto per qualche minuto. Non mi ha detto nulla di Giuliano Paganini, ma ripeto, la linea era molto disturbata”.
I due italiani lavoravano ad Aw Deghle nei pressi di Afgoi, nel Basso Shebele, una cinquantina di chilometri da Mogadiscio, per l’Organizzazione non governativa Cins. Erano stati rapiti all’alba del 21 maggio scorso da un gruppo di uomini armati (almeno una ventina).
Il commando era arrivato a bordo di due auto e aveva assalito la loro casa, nell’albergo in costruzione “Dusa Mareb”, nella “frazione” Malable. C’è stata una sparatoria e una delle guardie era stata uccisa. Una volta entrati nei locali il gruppo di assalitori aveva bendato i due italiani e li aveva portati via. Con loro era stato rapito il direttore somalo del progetto agricolo e capo della sicurezza, Abduraham Yussuf Harale.
Durante il periodo del sequestro era intervenuto il ministro degli Esteri Franco Frattini, che aveva chiesto il massimo riserbo: “I contatti sono in corso”, aveva precisato il ministro. “Chiediamo, però, il silenzio stampa”.
Con il collega somalo Abderahman Yusuf, Iolanda Occhipinti e Giuliano Paganini lavorano per la storica Ong italiana Cins (Cooperazione italiana nord sud, fondata 20 anni fa) e curavano un progetto per la razionalizzazione ed il rilancio agricolo del Basso Shabele, l’area appunto dove sono stati prelevati. Un progetto finanziato dalla Cooperazione italiana e dall’Ue, ma gestito dalla Fao, che aveva scelto la Cins per l’intervento, cominciato lo scorso marzo. Paganini era impegnato nel ruolo di agronomo, la signora Occhipinti di amministratrice e il somalo di capo progetto sul posto.
LEGGI ANCHE: Somalia: il giorno del rapimento
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- Martedì 5 Agosto 2008

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Commenti
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Il 26 Agosto 2008 alle 10:47 Somalia, il genocidio e la distrazione dell’Occidente » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Anche recentemente, dopo la liberazione dei due cooperanti italiani, continuano gli attacchi contro il personale umanitario Lo so, ed è una tragedia. Perché siamo noi a dover pagare per l’idiozia di qualche nomade a caccia di un riscatto. Ma questa è la storia dei nostri ultimi vent’anni. Siamo finiti in balia di gente ignorante e violenta che ci ha portato alla rovina. [...]
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