
Il genocidio dei tutsi e degli hutu moderati ruandesi del 1994, in cui morirono più di 800.000 persone in meno di cento giorni, sarebbe stato accuratamente pianificato e condotto dai militari francesi alleati dell’allora governo hutu. È questa la conclusione del rapporto redatto da una Commissione governativa ruandese lo scorso novembre, ma reso noto solo due giorni fa, e di cui Panorama.it ha ottenuto una copia (clicca qui).
Le accuse contro i militari francesi, presenti in Ruanda prima del genocidio come consiglieri dell’esercito locale e poi, alla fine dei massacri, nell’ambito dell’operazione umanitaria Turquoise, sono pesantissime e sostenute da decine di testimonianze. Si va dall’addestramento e indottrinamento delle milizie Interahamwe (che avrebbero materialmente condotto il genocidio), alla tenuta di corsi su come uccidere il maggior numero di persone tramite l’uso di attrezzi agricoli e armi da taglio. I militari transalpini avrebbero anche partecipato, secondo l’accusa, alle operazioni di identificazione dei civili tutsi, prima e durante il genocidio, e a stupri e violenze di massa sui prigionieri, in alcuni casi costretti a fare sesso tra loro per evitare di essere uccisi.
Mitterand e de Villepin. Sul banco degli imputati, in odore di incriminazione da parte della giustizia ruandese, finiscono così 33 alti ufficiali dell’esercito e uomini politici francesi, tra cui spiccano i nomi dell’allora presidente François Mitterand e di tre ex-premier (Edouard Balladur, Alain Juppé e Dominique de Villepin). “Sono accuse talmente gravi che spero portino a una seria indagine da parte delle autorità giudiziare e delle associazioni dei diritti umani”, dichiara a Panorama.it la scrittrice Linda Melvern, autrice del libro Conspiracy to Murder: The Rwanda Genocide and the International Community.
La risposta della Francia: accuse infondate. Le accuse hanno suscitato la viva reazione di Parigi, che ha definito i risultati del rapporto “totalmente inaccettabili“, accusando Kigali di voler riscrivere la storia. Le relazioni tra i due Paesi sono ai minimi storici dopo che, nel 2006, un giudice francese incriminò nove collaboratori del presidente ruandese Paul Kagame per l’attentato all’aereo dell’allora capo di stato Hutu Juvenal Habyarimana, la cui morte scatenò il genocidio. A Parigi si sostiene che i lavori della Commissione siano stati pilotati dal governo ruandese, desideroso di rispondere così alle accuse contro l’entourage del presidente.
La Francia, che fu effettivamente alleata del governo hutu responsabile del genocidio, ha ammesso di aver compiuto degli “errori politici” durante il 1994, ma respinge qualsiasi accusa di partecipazione ai massacri. Una tesi accolta anche dal reporter della Bbc Roger Hearing, che al tempo del genocidio era in Ruanda al séguito delle truppe francesi e secondo cui i militari si sarebbero limitati a svolgere operazioni umanitarie secondo il mandato ricevuto dalle Nazioni Unite, senza impedire i massacri delle milizie ruandesi ma senza neanche favorirli.
Ma cosa avrebbe spinto la Francia a partecipare a una simile operazione, dai danni incalcolabili anche a livello di immagine? Secondo la Melvern, Parigi era pronta a tutto pur di trattenere il Ruanda nella sfera d’influenza francese, cosa che non sarebbe stata possibile con l’avvento dei tutsi. “Il quadro che a Parigi temevano di più si è effettivamente realizzato”, conclude la scrittrice. “Il governo di Kagame ha trasformato il Ruanda in un Paese anglofono, che vuole entrare nel Commonwealth e ha ottimi rapporti con gli Stati Uniti”. Un punto di vista non condiviso da molti governi europei, che hanno accolto con sorpresa e scetticismo le conclusioni della Commissione. Ma ciò non impedirà alla giustizia ruandese di seguire il suo corso.
- Giovedì 7 Agosto 2008
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Il 2 Novembre 2008 alle 16:23 Crisi nel Congo, il balletto diplomatico di Bruxelles » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Per porre fine ai massacri, Kouchner si era inizialmente dichiarato a favore dal dispiegamento di soldati europei inviati nel Nord-Kivu in sostegno dei caschi blu rimasti impotenti di fronte all’avanzata delle truppe del Generale Nkunda fino alle porte di Goma, la capitale. Purtroppo, la proposta francese si è scontrata con la feroce opposizione del presidente rwandese Paul Kagame. Dal novembre 2007, Francia e Rwanda sono in rottura diplomatica dopo che Kigali ha pubblicato un’inchiesta che incastrerebbe la diplomazia francese durante il genocidio del 1994. In quell’anno, la Francia organizzò un’operazione di peacekeeping molto contestata che consentì ai genocidiari hutu di fuggire in Congo, nel Kivu. [...]
Il 10 Gennaio 2009 alle 16:57 Caso insolito di democrazia: per il Ruanda il futuro è donna » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Genocidio in Ruanda: il documento che incastrerebbe i francesi [...]
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