Convulse dichiarazioni e smentite confondono oggi la situazione sul terreno in Ossezia del sud e in Georgia, dove il parlamento ha votato lo stato di guerra chiesto dal presidente Mikhail Saakashvili mentre rischia di incendiarsi anche la polveriera Abkhazia e alcune città georgiane sono sotto i bombardamenti russi. Saakashvili ha detto di avere inviato un appello al collega Dmitri Medvedev per un cessate il fuoco e l’apertura di negoziati, ma i portavoce russi affermano di non aver ricevuto alcun messaggio del genere. Il premier russo Vladimir Putin, rientrato anticipatamente in patria da Pechino, ha intimato a Tbilisi di “mettere fine all’aggressione” contro l’Ossezia del sud, un atto “criminale innanzitutto nei confronti del popolo georgiano” perpetrato da una dirigenza incline ad “avventure sanguinarie”. La situazione a Tskhinvali, oggi raggiunta da reparti dei paracadutisti russi e dagli “spetsnats”, le teste di cuoio delle forze armate di Mosca, rimane estremamente fluida: nonostante le dichiarazioni sudossete di una riconquista totale della città, nuovi attacchi sono in corso da parte di truppe georgiane tutt’altro che sconfitte.
Lo dimostra una lettera aperta di una cinquantina di giornalisti che supplicano la comunità internazionale di far aprire un corridoio umanitario per evacuare la zona, dove sono in corso pesanti combattimenti e fuochi di artiglieria. In città sarebbero rimasti solo 5.000 abitanti, molti dei quali feriti, ma non è possibile procedere all’evacuazione a causa dell’intensità del fuoco. Mancano i viveri, l’acqua potabile e i medicinali. In una telefonata con il presidente americano George W. Bush, il leader del Cremlino Dmitri Medvedev ha parlato di “migliaia di morti” nell’attacco georgiano contro “l’inerme popolazione civile” e ha dichiarato che “l’unico modo per fermare la tragica crisi è il ritiro totale delle formazioni armate di Tbilisi dalla zona del conflitto” in Ossezia del sud.
In precedenza il ministro degli esteri Serghei Lavrov aveva annunciato 1.500 vittime nella sola Tskhinvali, e l’ambasciatore russo in Georgia Viaceslav Kovalenko (le parti non hanno rotto i rapporti diplomatici) ha citato la cifra di 2.000 morti. Da parte georgiana, si parla di almeno 20 morti (ma secondo altre fonti sono 60) nei bombardamenti contro la città di Gori, luogo natale di Josif Stalin, dove la popolazione si è data a una disordinata fuga. Due aerei russi, ha ammesso Mosca, sono stati abbattuti: si tratta di cacciabombardieri Su-25 e Tu-22, e un pilota è rimasto ucciso stando a Tbilisi mentre un altro è stato catturato. La Georgia sostiene comunque di avere colpito dieci aerei e distrutto 30 carri armati russi. Il parlamento votato lo stato di guerra da oggi per due settimane, e il segretario del consiglio nazionale d sicurezza Aleksandr “Khakha” Lomaia ha detto di non escludere una richiesta di aiuti militari a paesi occidentali.
Aerei russi secondo Tbilisi, abkhazi secondo Sukhumi, hanno bombardato la gola di Kodori, in territorio dell’Abkhazia, dove sono attestate truppe georgiane. I secessionisti abkhazi affermano di star preparando un’offensiva di terra, mentre Saakashvili, in un incontro con l’opposizione, l’ha data per già avvenuta e comunque respinta.Il presidente georgiano ha anche annunciato un’azione di protesta degli atleti che sono a Pechino per le Olimpiadi, e che vorrebbero rientrare in patria per arruolarsi.
La Russia insiste intanto sul fatto che questa non è una guerra contro Tbilisi ma una pura azione di peacekeeping in stile “caschi blu” dell’Onu, per difendere la popolazione civile da quella che Lavrov ha definito “una pulizia etnica”. Il ministro russo ha anche accusato l’Ucraina di essere in parte responsabile degli avvenimenti in corso, per avere armato la Georgia. Circa 30.000 profughi dall’Ossezia del sud sono arrivati nell’Ossezia del nord, nel Caucaso russo, dove è giunto direttamente da Pechino anche Putin. Gli aerei russi hanno tentato senza successo di bombardare gli oleodotti che portano il petrolio del Caspio al porto di Poti. Ma la città portuale sul Mar nero è stata invece colpita dagli ordigni russi, che hanno anche distrutto un aeroporto militare non lontano da Tbilisi.
Funzionari dell’ambasciata d’Italia nella capitale georgiana, contattati dall’Ansa, hanno detto di stare monitorando la situazione dei connazionali che risiedono nel paese e di eventuali turisti, e che la situazione nella capitale “è al momento tranquilla, anche se c’è una sensazione di disagio e si vede poca gente per le strade”. L’agenzia Interfax, citando testimoni oculari, parla di armi della Nato in viaggio a bordo di camion verso l’Ossezia del sud, e di navi con a bordo militari turchi vicine alle acque georgiane. C’è anche chi ha parlato di un presunto ultimatum russo di 12 ore a Tbilisi, pena il bombardamento. La “disinformatsia”, vecchia tecnica sovietica, viene applicata bene da entrambe le repubbliche dell’ex Urss.
LEGGI ANCHE: Guerra in Ossezia, qual è la vera posta in gioco
- Sabato 9 Agosto 2008
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Commenti
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Il 10 Agosto 2008 alle 19:12 neupaul palen ha scritto:
Game Over: Olympic Wars / Video by Neupaul Palen & Papper Papp
Il 14 Agosto 2008 alle 9:48 In Ossezia al fronte ci sono sempre poveri ragazzi « Blog di Maurizio Molinari ha scritto:
[...] In questi giorni dall’Ossezia del Sud risuonano nuovamente folli echi di guerra per i soliti schifosi giochi di potere, questa volta tra Georgia (e occidente) e Russia, però ogni volta che guardo un telegiornale sinceramente le facce di Putin, Medvedev, Saakashvili, Sarkozy, Kouchner, Bush mi sono totalmente indifferenti, e il mio pensiero corre al dramma di quelle genti e di quei poveri ragazzi sbattuti al fronte a combattere senza forse conoscerne neppure il motivo, come carne da macello. [...]
Il 20 Settembre 2008 alle 11:48 sosgeorgia ha scritto:
Per leggere una serie di interessanti documenti sulla guerra in Georgia:
http://www.sos-georgia.it/miti......htm
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