- Tags: Georgia, Mikhail-Saakashvili, Russia, tbilisi
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L’Orso Russo vuole mangiarsi un pezzo della Piccola Georgia. Con il passare dei giorni, gli obiettivi del piano militare di Mosca sembrano essere sempre più chiari. L’Armata ex sovietica non si accontenta di mettere sotto il suo completo controllo l’Ossezia del Sud e l’Abkhazia, le due repubbliche secessioniste all’interno del territorio georgiano, ma vuole la conquista di Gori, la città natale di Josif Vissarionovic Dzugasvili, in arte Stalin, uno dei punti strategici più importanti del Paese. I tank russi sono alle porte della città e la popolazione, dopo due giorni di bombardamenti, è stata evacuata.
L’assedio di Gori
“Controllare Gori vuole dire fare scacco matto – dice Zviad Pochkhua, caporedattore del quotidiano in lingua inglese Georgian Times e presidente dell’Associazione dei Giornalisti Georgiani Indipendenti – È il perno. Per spostarsi da ovest a est, ma anche da sud a nord, è indispensabile passare di lì. Attraverso Gori scorre l’autostrada che collega il porto di Poti, sul Mar Nero con la capitale e poi con l’Armenia, e l’Azerbaijan. Prenderla significa, quindi, tagliare in due il paese e isolare Tbilisi”.
Sarebbe un colpo quasi mortale. Non solo dal punto di vista militare, ma anche politico. Il giornalista georgiano, nel suo fluente inglese, spiega infatti che i russi potrebbero dettare le loro condizioni e chiedere che il Presidente Mikhail Saakashvili si faccia da parte. “Non penso che Dmitri Medvedev e Vladimir Putin vogliano far avanzare le loro truppe oltre Gori, ma sono sicuro che, ora, i due hanno intenzione di fare cadere il nostro governo. Per gettare completamente nel caos il paese. Sotto il tiro dei cannoni di Mosca, il nostro presidente potrebbe essere costretto a dare le dimissioni. I russi allora potrebbero cercare di condizionare la situazione politica a Tbilisi, cercando di fare tornare in auge i loro uomini come Igor Giorgadze, l’ex capo del Kgb nella zona”. Questi però sono scenari futuribili: “Sì, per ora – precisa Zviad Pochkhua – la popolazione georgiana è molto unita attorno a Saakashvili, anche se e i russi dovessero, come probabile, occupare una vasta fetta del territorio georgiano”.
Il conflitto russo-georgiano: il servizio di Al Jazeera
Nonostante ci sia ancora qualche sporadica resistenza, l’Armata Russa ha quasi completamente occupato l’Ossezia del Sud. Mosca ha poi deciso di inviare 9000 soldati sul secondo fronte di guerra, l’Abkhazia. Dopo aver preso Gori e dopo aver “ripulito” dalla presenza di soldati georgiani la zona di Zugdidi, a sud dell’enclave separatista, i russi arriverebbero a controllare metà del paese. In questa situazione, il sogno di un’adesione alla Nato di Saakashvili - se sopravviverà politicamente alla crisi – sembra essere destinato irrimediabilmente a sfumare. Si tornerebbe indietro di un decennio, spiega il caporedattore di Georgian Times, “con i russi in grado di influenzare il destino della piccola, ma importantissima (dal punto di vista geostrategico) nazione caucasica.
- Lunedì 11 Agosto 2008

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Commenti
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Il 13 Agosto 2008 alle 16:16 Gori, violenze senza fine. La testimonianza di un reporter georgiano » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] La guerra sulla carta è (sarebbe) finita, ma non la violenza. Il Presidente georgiano Mikhail Saakashvili ha accusato i russi di aver violato il cessate il fuoco. Per la prima volta dallo scoppio delle ostilità, una colonna di mezzi corazzati russa è entrata a Gori, lo strategico centro a nord di Tbilisi. Alcuni tanks hanno poi lasciato la città per dirigersi verso la capitale. Dopo pochi chilometri, si sono fermati. Una mossa per aumentare la pressione sui georgiani. Mosca ha confermato di avere mandato i suoi soldati a Gori, ma ha spiegato che si è trattato di una operazione tesa a “ripulire” i depositi di armi della città. Testimonianze indipendenti parlano invece di violenze e saccheggi. Secondo i resoconti raccolti in prima persona da un funzionario di una Ong internazionale che Panorama.it ha raggiunto a Tbilisi, le milizie militari ossete sarebbero calate in massa sulla città. Un racconto simile l’ha fatto l’inviato speciale del quotidiano britannico Guardian, che oggi si trovava a Gori. La città natale di Stalin sembra essere uno degli obiettivi russi di questo conflitto. [...]
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