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Appena rientrato dal suo viaggio in Cina, George W. Bush ha rilasciato una dichiarazione sulla crisi georgiana dal Giardino delle Rose della Casa Bianca. “Quello che sta facendo il governo russo è inaccettabile”, ha detto il Presidente Usa; l’escalation del conflitto è “drammatica e brutale”; la Russia rischia di mettere in seria crisi il suo rapporto con gli Stati Uniti e l’Europa. Bush non ha però minacciato alcuna concreta ritorsione nei confronti di Mosca, che oggi - per bocca del presidente Medvedev - ha annunciato la fine dell’operazione in Georgia. Per ora, la reazione occidentale non può certo essere definita forte. Un po’ perché è ammesso da tutti che l’offensiva comandata da Vladimir Putin è stata la risposta all’attacco georgiano contro l’Ossezia Meridionale; e, poi, perché è, come sempre, la realpolitik a farla da padrone. “In effetti la risposta statunitense è stata per adesso sostanzialmente debole. Ma con Mosca, Washington deve fare i conti anche per altre crisi, come quella sul nucleare iraniano. Quindi, meglio dialogare. E poi, che misure efficaci possono prendere gli Usa? Cacciare i russi dal G8? Che senso avrebbe, se non quello di rafforzare un già potente “partito dei falchi” nell’establishment russo?”. Jonas Bernstein è l’analista di punta sull’ex Unione Sovietica del prestigioso American Foreign Policy Council. Risponde alle domande dal suo ufficio della capitale statunitense mentre dalla repubblica caucasica continuano ad arrivare le drammatiche notizie della guerra contro la Russia. Columnist del Moscow Times e del Washington Post, Bernstein lavora in uno dei think-tank vicini all’amministrazione statunitense. La sua è una visione pragmatica della situazione.
“Certo. Se i russi dovessero andare oltre il controllo dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia, e decidessero di mantenere le loro truppe in Georgia, probabilmente si alzerebbe il livello della retorica da parte degli Usa e dell’Unione Europea, si inizierebbe a parlare di sanzioni.” Ma per ora, questa è una lontanissima ipotesi. In questo quadro, è quindi difficile pensare che l’annunciata missione odierna del Presidente francese Nicolas Sarkozy a Mosca e Tbilisi possa portare ad una fine delle ostilità. “A meno che… Mosca non ritenga di avere preso tutto quello che voleva” - ribadisce Bernstein. Neppure la Vecchia Europa – con il suo rapporto meno aspro con la Russia, con i suoi canali diplomatici e commerciali privilegiati – può avere qualche possibilità di mediare tra le parti nel momento in cui l’ex seconda superpotenza mondiale ha deciso di mostrare i suoi potenti muscoli. La sua volontà di tornare ad avere influenza in quella zona dell’ex impero sovietico è stata dimostrata negli ultimi giorni.
Il messaggio lanciato è chiaro: nessuno può mandarci via di qui. Da luoghi che una volta erano parte integrante dell’Urss e che poi, dopo la sua scomparsa, sono rimasti per anni “cortile di casa” di Mosca, la quale controllava e condizionava il destino dell’area caucasica anche attraverso le sue basi militari. Un messaggio indirizzato a chi – l’attuale dirigenza georgiana e la Casa Bianca – voleva l’entrata di Tbilisi nella Nato per contenere la rinascente potenza russa. “E’ un progetto che a questo punto sembra avere pochissime possibilità di riuscita”, dice l’analista. Una strategia che contempla(va) anche la questione dell’energia. Tema che si intravvede sullo sfondo di questo conflitto. ”Assolutamente sì - conferma Jonas Bernstein - Nessuno vuole rimanere escluso da una zona dalla quale transitano le più importanti pipe-lines che trasportano il gas e il petrolio dai giacimenti dell’Azerbaijan e del Kazakhstan verso l’Occidente”. E’ il Grande Gioco, che vede come confini del palcoscenico su cui viene rappresentato, a sud, l’Afghanistan, a est, le repubbliche ex sovietiche dell’Asia Centrale e, infine, a nord ovest il Caucaso. Non è un caso che nel decennio di decadenza della forza del Cremlino, gli Stati Uniti, ma anche altri attori, abbiano cercato di “soffiarle in posto” in quella importantissima area. Chi ha permesso Mosca di mantenere un presidio in quella regione sono state le popolazioni di origine russa che la politica etnica, soprattutto di Stalin, aveva collocato strategicamente nelle diverse zone dell’impero sovietico. E’ stata il punto di forza del Cremlino. E, ora che i suoi muscoli sono tornati potenti, nessuno può più fare i conti senza l’Orso Russo.
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- Martedì 12 Agosto 2008

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Commenti
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Il 12 Agosto 2008 alle 11:00 Ritorno in patria: i veterani della guerra in Iraq tornano a Tbilisi » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] La guerra contro i russi sui fronti interni in Ossezia del Sud e Abkhazia ha costretto il governo georgiano a ritirare i 2.000 militari schierati in Iraq al fianco delle truppe statunitensi. Un contingente non certo simbolico come quelli che molti altri paesi, anche europei, hanno inviato a Baghdad ma addirittura il terzo dopo i 140.000 americani e i 4.000 britannici. Un impegno bellico con il quale Tblisi ha ricambiato i massicci aiuti militari americani ricevuti negli ultimi anni (equipaggiamento, elicotteri e istruttori) ma soprattutto il supporto dell’Amministrazione americano all’ingresso della Georgia nell’Alleanza Atlantica. [...]
Il 12 Agosto 2008 alle 13:07 kostja ha scritto:
I militari georgiani hanno lanciato una offensiva contro la popolazione civile di Ossezia di notte buia, senza preavviso, colpendo i quartieri residenziali, un atto di sterminazione fisica del popolo di lingua persiana, quali sono al 97% cittadini della Federazione Russa. Sono stati uccisi migliaia di civili di etnia che resiede sul territorio da oltre 2000 anni.
A cosa sono serviti aiuti militari USA? Semplicemente alla attivita terroristica georgiana:
“Agents confess to plotting terrorism in Russia
Russia’s Federal Security Service (FSB) has information that a group of militants numbering 12 people has been deployed from neighboring countries to Dagestan, the agency’s head Alexander Bortnikov told Russian President Dmitry Medvedev during a meeting today.
Bortnikov added that the FSB had detained a Georgian special forces employee who had been supervising agents from Russian territory, as reported by the Vesti television channel.
In total, the FSB has seized nine agents of the Georgian special forces, who were conducting surveillance of military facilities and preparing terrorist attacks on Russian territory. They are giving their confessions, Bortnikov said.
According to him, prior to the act of aggression, Georgia’s special forces had launched active intelligence operations both on the South Ossetian territory and that of neighboring Russian regions. FSB agents and border guards are currently on active duty in the Southern Federal District, the security service’s head stressed. ”
http://top.rbc.ru/english/inde....._bod.shtml
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Ignorare il fatto di genocidio compiuto dal 7 agosto dai georgiani in Ossezia fa stupore in Russia.
Il 12 Agosto 2008 alle 14:44 Risiko online: quegli hacker russi che assediano la Georgia » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Se sulle strade della Georgia avanzano le truppe di Mosca, l’assedio è già una morsa su internet: non sono raggiungibili i siti di istituzioni, forze dell’ordine, giornali, banche. Il ministero degli Esteri è stato costretto ad aprire un blog e a chiedere “ospitalità” online al presidente polacco Lech Kaczynski. E il capo di Stato georgiano, Mikheil Saakashvili, è riuscito a mettere in salvo il suo spazio su internet - già preso di mira lo scorso luglio - attraverso un server negli Stati Uniti. Altri siti web governativi sono ormai irraggiungibili da ore. La guerra psicologia per piegare la resistenza di Tbilisi comincia anche da qui. [...]
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