- Tags: Georgia, Russia, tbilisi
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La guerra sulla carta è (sarebbe) finita, ma non la violenza. Il Presidente georgiano Mikhail Saakashvili ha accusato i russi di aver violato il cessate il fuoco. Per la prima volta dallo scoppio delle ostilità, una colonna di mezzi corazzati russa è entrata a Gori, lo strategico centro a nord di Tbilisi. Alcuni tanks hanno poi lasciato la città per dirigersi verso la capitale. Dopo pochi chilometri, si sono fermati. Una mossa per aumentare la pressione sui georgiani. Mosca ha confermato di avere mandato i suoi soldati a Gori, ma ha spiegato che si è trattato di una operazione tesa a “ripulire” i depositi di armi della città. Testimonianze indipendenti parlano invece di violenze e saccheggi. Secondo i resoconti raccolti in prima persona da un funzionario di una Ong internazionale che Panorama.it ha raggiunto a Tbilisi, le milizie militari ossete sarebbero calate in massa sulla città. Un racconto simile l’ha fatto l’inviato speciale del quotidiano britannico Guardian, che oggi si trovava a Gori. La città natale di Stalin sembra essere uno degli obiettivi russi di questo conflitto.
Quella che segue è la storia di un ordinario giorno di guerra sotto le bombe russe. A raccontarlo a Panorama .it è Tengo Gogotishvili, giornalista di punta della televisione di Tbilisi Rustavi 2. Nel primo mattino di ieri, 12 agosto, al quinto giorno di combattimenti, Tengo viene chiamato dal suo caporedattore che gli dice di andare a vedere cosa succede a Gori, la città a 90 chilometri a nord della capitale georgiana martoriata dai bombardamenti dell’esercito di Mosca. Il cronista parte in macchina con un cameraman. Tornerà in redazione dopo alcune ore, durante le quali avrà visto - di nuovo - tutto l’orrore della guerra: “Siamo entrati in città dopo che i russi avevano bombardato qualche ora prima”, spiega il cronista georgiano. “Ci avevano detto che era stato colpito l’ospedale e c’erano state delle vittime. Volevamo documentarlo. Eravamo ormai nel centro, quando abbiamo sentito un sibilo e poi una fortissima esplosione. Ci siamo fermati, ci siamo buttati fuori dalla vettura e scaraventati a terra. Ho visto da dove partivano i colpi. Dalle colline vicine, dove i russi hanno posizionato la loro artiglieria.”
Con un tono calmo, Gogotishvili prosegue a raccontare quello che ha vissuto.”Ci siamo alzati e poco lontano dal luogo in cui ci trovavamo, abbiamo visto un’automobile ferma, un taxi. I vetri erano distrutti. A bordo c’erano quattro persone leggermente ferite: un’anziana donna, sua figlia e due bambini. Ci hanno detto che se la sarebbero cavata, così siamo tornati sulla nostra macchina e abbiamo iniziato ad andare a gran velocità in direzione di Tbilisi. Mentre stavamo per uscire dalla città, il cameraman seduto nel portabagagli della station wagon mi dice di fermarmi. C’era un uomo che faceva degli ampi gesti con le mani. Ci siamo fermati . Lui ci ha detto di seguirlo in fretta. Dopo pochi metri abbiamo visto a terra un altro uomo. Era gravemente ferito alla testa e aveva anche uno squarcio alla gola. L’abbiamo caricato sulla macchina e trasportato a Tbilisi. Era un’autista, che lavorava per una radio televisione greca.”
Spari ai reporter. E’ in quel momento che Tengo Gogotishvili scopre che altri suo colleghi , inviati a Gori, non sono stati cosi fortunati come lui. In ospedale, gli raccontano che, in mattinata, un cronista olandese della rete televisione Rtl è rimasto ucciso sotto le bombe russe. Le notizie parlano anche di un cronista georgiano e del suo autista, morti, uccisi colpiti di una granata che ha colpito in pieno la vettura sulla quale viaggiavano. Più tardi verrà ferito anche un giornalista israeliano, anche lui colpito dai soldati di Mosca. Non saranno le sole vittime della giornata nella città natale di Joseph Stalin.
Città fantasma. Il volto di Rustavi 2 descrive una città fantasma, abbandonata dalla popolazione civile. “Sono rimasti soltanto pochi uomini, la maggior parte delle donne e dei bambini sono stati mandati a Tbilisi, migliaia di persone, migliaia. Chi ha deciso di non lasciare Gori lo ha fatto, probabilmente, perché non aveva altro luogo dove andare, o perché non voleva abbandonare la propria casa”. Più volte data come caduta nelle mani dell’esercito di Mosca da parte del governo georgiano, in realtà Gori, probabilmente, non ha mai visto una divisa russa negli ultimi giorni. Tengo Gogotishvili conferma di non aver incontrato soldati “nemici”, ma di aver individuato le postazioni dei loro cannoni a pochi di chilometri di distanza, nei villaggi che sorgono poco oltre il confine della repubblica ribelle dell’ Ossezia meridionale. E’ da lì, secondo il giornalista, che sono partiti i proiettili che lo hanno sfiorato mentre si trovava nel centro della città. “Mi è andata bene” - dice, al termine della conversazione. “Mi è andata bene”, sospira ancora una volta.
Il VIDEOservizio Reuters
Il VIDEO servizio Ansa:
- Mercoledì 13 Agosto 2008
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Il 13 Agosto 2008 alle 20:44 Crisi in Georgia: nonostante l’accordo, l’Europa è ancora divisa » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Al termine di un Consiglio straordinario, i 27 ministri degli Affari Esteri europei hanno sottoscritto un documento commune in cui dichiarano la disponibilità dell’Unione europea a inviare osservatori in Georgia e “impegnarsi sul terreno” in vista di “una soluzione pacifica e durevole dei conflitti”. Allarmati delle notizie drammatiche e contrastanti che sono giunte dal Caucaso nel corso della giornata, i Ventisette hanno esortato le parti ia rispettare l’accordo di pace raggiunto ieri tra Russia e Georgia grazie alla mediazione del presidente di turno dell’Ue Nicolas Sarkozy. Come avevano previsto gli analisti, però, sono emerse nel corso della riunione le strategiche divergenze tra i paesi dell’Unione, vera spina nel fianco per la diplomazia francese, attivissima sin dall’inizio del conflitto. [...]
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