Un piano di pace che i georgiani hanno dovuto digerire a fatica. Perché premia la potenza dell’Orso Russo. Ma non avevano altra scelta. Troppa la disparità delle forze in campo. Dopo aver parlato a lungo con il presidente russo Dmitri Medvedev, e con “l’uomo forte” del Cremlino, Vladimir Putin, Nicolas Sarkozy è comparso di fronte ai giornalisti per esporre il piano in sei punti che dovrebbe portare a un cessate il fuoco definitivo tra Russia e Georgia.
La dichiarazione di Medvedev
Poi, l’inquilino dell’Eliseo, presidente di turno della Unione Europea, è volato da Mosca a Tbilisi per convincere Mikhail Saakashvili ad accettare l’accordo. I colloqui si sono tenuti nella notte. E alla fine quella che sembrava un’impresa non facile, visto che le condizioni elencante sembrano avvantaggiare i russi, è stata compiuta. Nonostante i sorrisi georgiani, i sei punti, più che una mediazione, sembrano essere la richiesta di una resa incondizionata. Perché, di fatto, contemplano la presenza in massa e a tempo indefinito delle truppe russe nelle due repubbliche “ribelli” dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud. Cioè in quello che Tbilisi considera territorio georgiano.
“La Russia ha vinto questa partita dal punto di vista militare e politico. In cinque giorni è riuscita a ricostruire la sua influenza nel Caucaso meridionale e ha allontanato per decenni, ripeto per decenni, la possibilità che la Georgia, ma qualsiasi altro paese confinante con Mosca, possa aderire alla Nato, come invece volevano gli Stati Uniti, come sognavano a Tbilisi.” Il giudizio di Alexsander Rahr, tedesco, grande biografo di Putin, esperto di rapporti tra Occidente e Cremlino, direttore dell’Istituto tedesco per gli Affari Internazionali di Berlino, è netto: con la guerra in Georgia Mosca si è presa una storica rivincita. “Se si pensa a come si muovevano le potenze nei due secoli precedenti, possiamo dire che la Russia, dopo questa guerra è tornata ad essere una potenza regionale in quella area. Nessuno potrà costruire oleodotti che bypassino il suo territorio; nessuno potrà sfidarla sul controllo dell’energia. Nessuno potrà tentare di contenere la sua potenza. Sì, in quella zona, Mosca è tornata a comandare”.
La condanna di Bush
Rahr, spesso invitato negli Usa per tenere conferenze sul “nemico” ex sovietico, non ha remore nel dire che accanto a Saakashvili, c’è un altro grande sconfitto in questa partita: George W. Bush. “Per l’Amministrazione statunitense ciò che è successo è un disastro. Quella del Caucaso, sembra essere la sua terza (in questo caso, indiretta) sconfitta, dopo, affermo io, Afghanistan e Iraq. Dopo quello che è successo, difficilmente, Washington potrà ancora giocare un ruolo da king-maker in quella area”. Non solo: prosegue Rahr: “Esiste il rischio che l’Europa e gli Usa si dividano sull’atteggiamento da assumere nei confronti di Mosca. C’è chi, come la Polonia e i paesi baltici, seguiranno gli Stati Uniti nella sua probabile politica del Muso Duro. Mentre altri paesi, come per esempio la Francia, potrebbero decidere di procedere lungo un’altra strada: adottare una tattica più morbida. Vedo il pericolo di nuove divisioni, nuove incomprensioni nei rapporti transatlantici”. In effetti, la Casa Bianca starebbe pensando, secondo gli analisti americani, a una serie di possibili ritorsioni diplomatiche contro Mosca: l’espulsione della Russia dal G8, il congelamento della sua integrazione nel Wto, la (probabile) cancellazione delle prossime esercitazioni militari congiunte Russia-Nato. L’Europa seguirà gli Usa o continuerà a fare da pontiere tra Est e Ovest?
Dopo aver guidato le operazioni militari nel Caucaso, il primo ministro russo è volato a Mosca per aggregarsi all’incontro tra il Dmitri Medvedev e Nicolas Sarkozy. Segno del suo fondamentale ruolo nella Stanza dei Bottoni. “I due uomini forti della Russia non sono antagonisti, ma alleati nella gestione del potere”, afferma Rahr. “Putin ha dimostrato di essere il centro motore della politica russa, l’uomo delle scelte e della strategia. Medvedev indossa un’altra maschera, quella dello statista che predilige il dialogo e rispetta la legge internazionale. Il primo è il Duro, il secondo, il Diplomatico. I due si completano a vicenda e sono in grado così di presentare la Russia come una nazione governata con il pugno di ferro ma nel guanto di velluto. Una formula vincente, per Mosca” conclude Rahr. Come dimostrato nella guerra nel Caucaso.
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- Mercoledì 13 Agosto 2008


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Il 13 Agosto 2008 alle 12:17 Ferrero: la crisi Georgia - Russia? Colpa degli USA « False Percezioni 2.0 ha scritto:
[...] La crisi tra Georgia e Russia deriva dalla “dissennata” politica estera degli Stati Uniti. Ne è convinto il segretario del Prc, Paolo Ferrero, che afferma: “la crisi militare, politica e diplomatica tra Russia e Georgia va verso una positiva, anche se incerta, soluzione, almeno per quanto riguarda la prima, immediata, necessita’ dell’interruzione del conflitto. (Adnkronos) [...]
Il 15 Agosto 2008 alle 11:00 Caucaso: torna il gelo tra Stati Uniti e Russia » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: L’accordo è la rivincita dell’Orso Russo - Lo speciale Georgia. Il FORUM - Guarda la GALLERY - Guarda la MAPPA del Caucaso [...]
Il 15 Agosto 2008 alle 17:38 Ossezia, anche la Georgia firma il piano di pace » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Il presidente georgiano Mikhail Saakashvili ha firmato il piano di pace proposto dal presidente francese e capo di turno della Unione Europea, Nicolas Sarkozy, per porre fine al conflitto russo-georgiano nato dopo i tentativi indipendentisti dell’Ossezia del sud. L’accordo era già stato sottoscritto dal leader russo Dmitri Medvedev. L’obiettivo più urgente oggi è il ritiro delle forze russe dalla Georgia: lo ha detto il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice a Tbilisi in una conferenza stampa congiunta con il presidente georgiano Mikhail Saakhasvili rilanciata dalle tv internazionali. [...]
Il 19 Agosto 2008 alle 17:21 La Nato: “Via le truppe russe dalla Georgia” » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: L’accordo è la rivincita dell’Orso Russo - Lo speciale Georgia. Il FORUM - Guarda la GALLERY - Guarda la MAPPA del Caucaso [...]
Il 20 Agosto 2008 alle 13:09 Georgia: Mosca boccia la bozza Onu sul ritiro » Panorama.it - Mondo ha scritto:
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Il 25 Agosto 2008 alle 11:55 Il parlamento russo dice sì all’indipendenza di Abkhazia e Ossezia del sud » Panorama.it - Mondo ha scritto:
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Il 5 Maggio 2009 alle 18:44 Russia e Georgia, tensione alle stelle » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Da una parte le accuse. Mosca vuole volere abbattere il governo di Tbilisi con un colpo di stato. Dall’altra, come risposta, il sarcasmo. “Sono follie: il presidente georgiano Mikhail Saakashvili deve rivolgersi a uno psichiatra”, ha dichiarato, con una nota, il Cremlino. Guerra di parole, dopo il conflitto armato della scorsa estate. Tensione alle stelle, a poche ore dall’inizio delle prime manovre militari della Nato in Georgia. Frizioni che si riverberano direttamente sul clima e sui rapporti tra Russia e Alleanza Atlantica, dopo la distensione cercata (e ottenuta) da Barack Obama e Dmitri Medvedev nelle scorse settimane. Nonostante i toni si siano abbassati, rispetto a quelli abituali ai tempi dell’amministrazione di George W. Bush, alla fine, però anche tra Bruxelles e Mosca, in questa occasione, sono volate parole grosse. [...]
Il 6 Maggio 2009 alle 18:53 Russia e Georgia, tensione alle stelle | Circolo Luce Del Sud ha scritto:
[...] Da una parte le accuse. Mosca vuole volere abbattere il governo di Tbilisi con un colpo di stato. Dall’altra, come risposta, il sarcasmo. “Sono follie: il presidente georgiano Mikhail Saakashvili deve rivolgersi a uno psichiatra”, ha dichiarato, con una nota, il Cremlino. Guerra di parole, dopo il conflitto armato della scorsa estate. Tensione alle stelle, a poche ore dall’inizio delle prime manovre militari della Nato in Georgia. Frizioni che si riverberano direttamente sul clima e sui rapporti tra Russia e Alleanza Atlantica, dopo la distensione cercata (e ottenuta) da Barack Obama e Dmitri Medvedev nelle scorse settimane. Nonostante i toni si siano abbassati, rispetto a quelli abituali ai tempi dell’amministrazione di George W. Bush, alla fine, però anche tra Bruxelles e Mosca, in questa occasione, sono volate parole grosse. [...]
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